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IL PASTO UMANO di Ryan Nicholson

Un eterogeneo gruppo di giovani americani parte, in vacanza, alla volta della misteriosa Cina. Giunti sul posto i giovani si dan da fare per non sfuggire a nessun tipo di intrattenimento locale [come mostrano i minuti iniziali del film che, con musichetta e montaggio ad accetta, sanno davvero di filmino amatoriale da vacanze].

Per assaporare fino in fondo le tradizioni del posto, a tarda serata, e dopo una svogliata partita a biliardo, i giovanotti decidono di visitare, in compagnia delle smaliziate fidanzate, una sorta di sexy night, uno strano locale a metà strada tra un cinema a luci rosse e un club privato: il Venus Theatre, gestito da un laido vecchiaccio che, sin dall’inizio, promette davvero poco bene.

Nonostante le reticenze dimostrate dal solitario e tenebroso oriundo conosciuto dal gruppo nel locale col biliardo, che non solo sconsiglia ai suoi nuovi amici di avventurarsi nel Vensus ma che, di fronte all’incrollabile volontà della giovane truppa di approfittare delle attrattive sessuali locali, decide di andar via e lasciare gli altri al proprio destino, i voluttuosi incoscienti decidono di lasciarsi irretire.

Destino non certo grato, perché a capo del Venus Theatre vi è un ferocissimo clan malavitoso, comandato da un folle boss sadico che adora far torturare i poveri malcapitati da energumeni acconciati da strani macellai, mentre lui ne osserva le dipartite su maxischermo, attorniato da prostitute di alto borgo, per poi saggiarne con appetito parti anatomiche, debitamente cucinate.

Il pasto umano di Ryan Nicholson si insinua subdolamente, e senza farne segreto, nell’ormai affollatissima scena del torture porn, portato alle stesse dalla saga cinematografica di Saw, e già ribattuta con altri film mainstream di successo.

Proprio a uno di questi si ispira, in maniera molto poco elegante e ancora meno riuscita, Il pasto umano, che arriva ad essere una copia senza senso e con molta meno verve dell’Hostel di Eli Roth.

La cosa potrebbe anche starci, visto che il fatto di non puntar troppo sulla storia, relegando tutta l’importanza alle scene gore e splatter non sarebbe proprio un “delitto” in un torture porn, ma nel film di Ryan Nicholson, oltre a mancare un’idea di fondo, non si vede neanche l’ombra di una cognizione registica di sorta [eppure il Nicholson in questione, oltre ad essere l’espertissimo effettista speciale di serie tv e film come X files e Ghost Rider, aveva già vissuto due esperienze di regia]. Inesistente il lavoro sulla fotografia, unito ad una profonda e dilagante incapacità attoriale degli interpreti.

Un film decisamente trascurabile.

Luca Ruocco

Regia: Ryan Nicholson

Con: Kevan Ohtsji, Taayla Markell, Bob Scattergood

Durata: 85’

Formato: 16:9

Audio: Italiano 2.0 – Inglese 2.0

Distribuzione: Avofilm [www.avofilm.it]

Extra: /

InGenere Cinema

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