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EVERYBLOODY’S END: Primo trailer per il nuovo film di Claudio Lattanzi

EuroObscura ha pubblicato il primo trailer di Everybloody’s End, il nuovo horror di Claudio Lattanzi [Killing Birds], recentemente proiettato al Sitges Film Festival.

Everybloody’s End è un ritorno al passato dell’epoca aurea dell’horror made in Italy, con icone dai film di Lucio Fulci e Michele Soavi come Cinzia Monreale […E tu vivrai nel terrore! L’aldilà; Buio Omega], Giovanni Lombardo Radice [Cannibal Ferox; Paura nella città dei morti viventi] e Marina Loi [Zombi; Dèmoni 2… L’incubo ritorna]. Scritto da Antonio Tentori [Un gatto nel cervello; Dracula 3D], può vantare la presenza del maestro Sergio Stivaletti [Phenomena, Dèmoni] agli effetti speciali e al trucco.

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Star Trek: PICARD [creata da Alex Kurtzman, Michael Chabon, Kirsten Beyer, Akiva Goldsman]

Nel 1987, quando iniziarono le riprese della serie Star Trek: The Next Generation, primo spin-off della saga di Star Trek, i colleghi appesero sulla porta della roulotte di Patrick Stewart, che interpretava il capitano Picard, un cartello con su scritto: “Attenzione! Attore shakespeariano britannico sconosciuto!”.

Infatti questo era l’appellativo che gli era stato dato dalla stampa dell’epoca, quando appunto tutto quello che si poteva dire di Patrick Stewart era che fosse un attore shakespeariano, che fosse nato in Inghilterra e che di fatto era ancora uno sconosciuto al grande pubblico.

In verità Stewart aveva già oltre 20 anni di carriera alle spalle, con parti anche in Excalibur [1981, dove interpretava Re Leondegrance], Dune [1984] di David Lynch e Space Vampires [1985], ma sarebbe stato proprio quel personaggio, il capitano Picard della U.S.S. Enterprise, che gli avrebbe dato fama mondiale.

Malgrado una partenza molto zoppicante, The Next Generration infatti vide crescere i suoi indici d’ascolto anno dopo anno, raggiungendo record di share tutt’ora imbattuti per una serie di Star Trek, e conquistando la prima posizione nelle classifiche di preferenza degli appassionati.

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DRACULA [creata da Mark Gatiss e Steven Moffat]

Il Dracula BBC/Netflix muove i primi passi dal romanzo epistolare di Bram Stoker, del 1897. Una storia destinata a segnare la storia del Genere Horror, oltrepassando in breve tempo i confini della narrativa, per trasformarsi apocrifamente nelle cupe immagini di Nosferatu il vampiro di Murnau [1922].

Vero. La miniserie in tre lunghe puntate ideata da Mark Gatiss e Steven Moffat inizialmente ripercorre con una certa precisione le tappe del romanzo di Stoker: dall’arrivo di Jonathan Harker nel castello di Dracula, passando per l’acquisto delle proprietà londinesi da parte del conte transilvano, per la prigionia del giovane impreparato ad affrontare un vampiro, al viaggio in nave per portare nella capitale europea la Morte più nera. Ma il Dracula da pochi giorni disponibile su Netflix fa il lavoro che un adattamento [o un remake] deve fare in maniera assolutamente libera e spregiudicata. Mostra di conoscere bene il corpus letterario, smontato e rimontato dai due autori, di sapere come e dove appigliarsi, quando serve, ma lo utilizza a suo piacimento e, dopo aver dato l’illusione di voler ri-raccontare la storia dello scrittore irlandese in modo abbastanza classico, ne prende le distanze in maniera plateale.

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TOP TEN INDIE OF THE DECADE 2010/2019

Si chiude il secondo decennio del secondo millennio. Un decennio che ha segnato anche la nascita e il primo importante anniversario per la nostra Gazzetta.

InGenereCinema.com compie i suoi primi 10 anni e ha già iniziato i suoi festeggiamenti cambiando veste grazie al nuovo logo creato da Stefano Tabellini e mettendo in cantiere la sua prima produzione video, la docu-serie Il Giro dell’Horror.

Il 2020 sarà un anno ricco di novità e di nuovi spunti, ma ci è sembrato importante chiudere il 2019 con una riflessione sull’horror e sul fantastico, argomenti di particolare rilievo per la nostra ricerca all’interno del mondo del cinema.

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LO SQUARTATORE DI NEW YORK di Lucio Fulci

Dopo aver segnato la storia del cinema horror italiano [e non solo] con il mitico Zombi 2 e la cosiddetta trilogia della morte [Paura nella città dei morti viventi/L’Aldilà/Quella villa accanto al cimitero], Lucio Fulci torna al giallo confermando la sua meritata nomea di maestro del gore e geniale artigiano della Settima Arte.

In un periodo [siamo nell’82] in cui il glorioso cinema di Genere nostrano si stava avviando al crepuscolo, il cineasta romano firma un prodotto che da un lato non rinuncia ad una deriva macabra e cruenta, caratteristica dei suoi horror puri, ma dall’altro abbandona in toto la componente più visionaria e quasi onirica che aveva finito per rappresentare il suo marchio di fabbrica nell’ambito del fantastico.

Il plot vede un serial killer che massacra giovani donne a colpi di rasoio, per poi dilettarsi a provocare la polizia imitando al telefono la voce di Paperino [autocitazione al cultissimo Non si sevizia un paperino?]. Un caparbio tenente si mette sulle sue tracce, aiutato da uno psicologo e da una vittima dell’assassino sopravvissuta, che fornisce una traccia rilevante: al maniaco mancano due dita della mano destra. E intanto gli omicidi continuano…

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PRIMI DELITTI 30 YEARS: Torna negli store il primo libro di Paolo Di Orazio!

Independent Legions Publishing riporta negli store Primi Delitti, il primo libro dello scrittore Paolo Di Orazio, in un’edizione davvero speciale per il suo Trentesimo Anniversario!

Pubblicato nel dicembre 1989 dalla Acme, in allegato al mensile a fumetti «Splatter» , Primi Delitti provoca nel 1990 una interrogazione parlamentare per istigazione a delinquere. Si tratta del libro pioniere dello Splatterpunk italiano che ha ispirato scrittori, musicisti, fumettisti e illustratori di tutta Italia.

Presentato in anteprima a Roma a Profondo Rosso, la storica bottega dell’orrore di Dario Argento e Luigi Cozzi, il 1° dicembre 2019, il volume è disponibile sul sito di Independent Legions Publishing [qui].

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DREDD – IL GIUDICE DELL’APOCALISSE di Pete Travis

Con un colpevolissimo ritardo di sette anni, arriva finalmente anche nel nostro paese [per il solo mercato home video] la seconda versione cinematografica del celebre e omonimo fumetto ideato sul finire degli anni Settanta da John Wagner e Carlos Ezquerra.

Ma, mentre il primo adattamento del 1995 si affidava all’iconica presenza di Sylvester Stallone per dar vita ad un classico Sly-movie piuttosto che ad una fedele trasposizione, in questo caso si è preferito attenersi maggiormente al concept originale del personaggio e delle sue storie. A cominciare dall’azzecatissima scelta di non svelare mai il volto del protagonista [un perfetto Karl Urban sempre nascosto sotto il suo caso da Giudice, che lascia intravedere solo un perenne grugno incazzato]; ma d’altronde, tornando al suo predecessore, era un po’ difficile fare un film con Stallone senza mostrare mai Stallone

Prendendo quindi le distanze dal predecessore [di cui non intende essere né un remake né tantomeno un sequel], il Dredd di Pete Travis prende una strada tutta sua, finendo per inserirsi di diritto tra i migliori action post 2000.

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LA PASSIONE DI CRISTO di Mel Gibson

Dopo aver sfornato in Blu-Ray il dittico di Carpenter Fog/1997: Fuga da New York, il classico fantascientifico Dune di Lynch, il primo, cultissimo Highlander, lo splendido western di Kevin Costner Balla coi lupi e l’ottimo Traffic di Soderbergh, l’etichetta Eagle Pictures aggiunge un altro tassello alla sua collana Il Collezionista e questa volta tocca ad uno dei titoli più discussi, controversi, bistrattati ma anche mitizzati di sempre. Stiamo parlando de La Passione di Cristo, opus numero tre nella filmografia da regista del caro, vecchio Mel Gibson [autentica leggenda del cinema sia per le sue performance davanti che dietro la Cinepresa], ovvero una delle opere che più hanno spaccato il pubblico e la critica nella storia della Settima Arte.

La pellicola si limita a raccontarci le ultime dodici ore della vita di Gesù Cristo: l’arresto nell’orto del Getsemani, il processo di Ponzio Pilato, la flagellazione, la morte sulla croce ed infine gli ultimi istanti dedicati alla resurrezione. Poco più di due ore di autentico calvario visivo che hanno provocato al povero Gibson una sequela di critiche e accuse: fondamentalismo religioso, antisemitismo e sfoggio compiaciuto di una violenza quasi da cinema horror erano solo le più frequenti [non a caso, qualcuno lo ha persino definito una sorta di precursore dei più moderni torture porn].

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MORTO ANDOLFI, VIVA ENDOLF

marco-antonio-andolfi-1Marco Antonio Andolfi non c’è più.

Ad alcuni questo nome potrebbe non dire nulla, per altri invece è stato un mito del cinema di Genere made in Italy.

Veniva definito l’Ed Wood italiano, per aver girato quello che è considerato il più brutto film del cinema italiano. Esagerazioni, la sua vita ne è stata colma. La sua opera prima, poco compresa, di certo aveva un forte lato strampalato, come lo aveva il suo autore. Si tratta de La croce dalle sette pietre, che Gianluca Nicoletti, nel suo Melog, aveva considerato come anticipatore di Gomorra, perché per primo punta l’occhio sulla camorra, unendola alla licantropia. Il film era anche conosciuto come “Il lupo mannaro contro la camorra”, il cui protagonista era l’alter ego anglofono di Marco Antonio: Eddy Endolf. Sempre lui, ma col nome cambiato.

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BRIMSTONE di Martin Koolhoven

brimstoneE’ un west cupissimo e disperato quello di Brimstone. Il fanatismo religioso, la paura dell’inferno e le colpe dei peccati commessi sono gli strumenti con cui la popolazione più ignorante viene tenuta a bada e manipolata.

In questo scenario vive Liz, una donna senza lingua che si occupa di fare da ostetrica in uno sperduto villaggio, insieme a sua figlia e all’uomo con cui ora vive, padre di un bambino che non riesce ad accettare la presenza della donna in casa. Tutto procede placidamente fino a quando nella cittadina non arriva un oscuro pastore sfregiato, la cui presenza sembra turbare nel profondo la protagonista. Questo sarà l’inizio di un incubo infernale per la donna, un incubo che affonda in un passato immerso nel dolore e nel sangue e da cui è impossibile uscire.

Meglio non dire altro per non rovinare gli agghiaccianti e imprevedibili sviluppi che si susseguiranno nelle due ore e mezza e di durata, ottimamente gestite dal regista olandese Martin Koolhoven, che sceglie di suddividere il film in capitoli [Apocalisse, Esodo, Genesi, Castigo] e in ordine non cronologico, lasciando così allo spettatore il compito di ricomporre tassello per tassello l’infernale mosaico.

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