In sala

FAST & FURIOUS – HOBBS & SHAW di David Leitch

In seguito al loro primo scontro, tra Hobbs, mastodontico veterano del dipartimento di polizia statunitense Diplomatic Security Service, e Shaw, emarginato fuorilegge ed ex agente scelto dell’esercito inglese, c’è sempre stato un forte scambio di provocazioni e scontri nel tentativo di farsi fuori a vicenda.

Ma quando Brixton Lore, un anarchico ciberneticamente e geneticamente potenziato, si trova in possesso di una minaccia biologica che potrebbe alterare il genere umano per sempre ed ha la meglio contro la brillante ed impavida agente dell’MI6 Hattie, sorella di Shaw, i due acerrimi nemici dovranno unire le forze per annientare l’unico uomo che potrebbe dimostrarsi più duro di loro due.

Il merito di attori come Dwayne “The Rock” Johnson e Jason Statham è stato di creare dei personaggi che riescono a vivere di vita propria anche in maniera indipendente dal contesto in cui vengono inseriti, anche se spesso è proprio il contesto a diventare un’emanazione diretta della loro presenza.

Ed è proprio per questo che è possibile vedere Hobbs and Shaw senza aver visto un solo capitolo di Fast and Furious. Il tono, i temi, il contesto e le dinamiche tra i due riescono a catapultarci con facilità in quell’universo fatto di testosterone, muscoli, motori e famiglia, famiglia, famiglia.

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C’ERA UNA VOLTA A… HOLLYWOOD di Quentin Tarantino

Los Angeles, 1969: il nono film di Quentin Tarantino. Ottimo regista, autore col guizzo, ma ancor prima e ancor più incontenibile cinefilo che ritorna al cinema con due macro-intenzioni, che ne nascondono tante altre più piccole ma non meno importanti: la prima è chiudere una ideale trilogia iniziata con nel 2009 con Bastardi senza gloria e proseguita con Django Unchaneid tre anni dopo; la seconda è raccontare la storia del cinema con un grande atto di cinema.

Rick Dalton [Leonardo DiCaprio] è un attore televisivo molto famoso per una serie western ma caduto in declino, che non riesce a rassegnarsi alla fine del suo successo. Per questo cerca ossessivamente di farsi spazio all’interno dell’industria cinematografica di Hollywood, che ormai sembra averlo escluso da qualsiasi ruolo da protagonista e di resistere al richiamo di Cinecittà e del cinema di Genere made in Italy che lo reclama, ma per il quale l’attore prova disgusto. Al suo fianco, da sempre, Cliff Booth [Brad Pitt], sua controfigura e probabilmente unico amico, che sembra accettare placidamente il ruolo diurno quasi da maggiordomo in cui lo ha relegato l’altro, per poi ritirarsi nottetempo nella sua roulotte sporca e nella sua vita assai lontana dal lusso e dallo sfarzo delle colline di Hollywood. A questa storia di amicizia si affiancano quella di Sharon Tate [Margot Robbie], che insieme a suo marito Roman Polanski si trasferisce proprio nella villa accanto a Dalton e quella, a questa collegata, della comunità guidata da Charles Manson [Damon Herriman].

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DOLCISSIME di Francesco Ghiaccio

Quale trampolino migliore per un film come Dolcissime se non il Giffoni Film Festival, laddove l’opera seconda di Francesco Ghiaccio è stata presentata in anteprima fuori concorso a una manciata di giorni dall’uscita nelle sale con Vision Distribution.

Il regista piemontese cambia totalmente traiettoria drammaturgica, genere e registro rispetto al precedente Un posto sicuro, nel quale aveva raccontato senza filtri la tragedia dell’Eternit, vera e propria macchia del passato del nostro Paese poco conosciuta dalle ultime generazioni ma i cui effetti si vedono tutt’ora. Lo aveva fatto con una storia ispirata a un crocevia di vite spezzate, racchiuse in un film che è stato a suo modo un autentico pugno sferrato alla bocca dello stomaco.

Con Dolcissime alleggerisce e di molto il peso specifico del plot, ma due cose non vengono per fortuna meno: il modo lucido e mai banale di trattare la materia a disposizione, maneggiata sempre con estrema cura sia nella fase di scrittura che in quella di messa in quadro; e l’attenzione per la sfera sociale e per l’essere umano nella sua quotidianità felice o turbolenta che sia, come nel caso delle protagonista di turno: Mariagrazia, Chiara e Letizia,  tre amiche inseparabili costrette a fare i conti ogni giorno con gli odiati chili di troppo, tra sguardi di disapprovazione dei compagni e risatine nei corridoi della scuola. Mariagrazia soffre il confronto con la madre, ex campionessa sportiva.

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MEN IN BLACK: INTERNATIONAL di F. Gary Gray

Ma quanto è brutto e inutile Men in Black: International?

Film tutto puntato sulla coppia di protagonisti proveniente dall’Asgard marvelliana, un Chris Hemsworth-Thor, vecchia gloria dei MIB, che dopo aver salvato il mondo dall’attacco di una delle più pericolose razze aliene sembra essersi trasformato senza motivo in un bamboccione dal cuore grande e dal cervello non particolarmente sviluppato, e Tessa Thompson-Valchiria, una giovane aspirante agente in nero che, dopo aver assistito da piccola ad un intervento dei misteriosi governativi proprio nella sua abitazione ha vissuto con l’ossessione di entrare a far parte del gruppo e di poter  capire, finalmente, come funziona l’Universo.

Ma una coppia di attori può fare un film? Forse… Di certo può portare una produzione a pensare che questo basti ad attirare uno zoccolo duro di pubblico e a sperare che nessuno si accorga che, oltre a questa coppia, non si sia riusciti ad accocchiare nulla.

Nonostante questo preambolo Men in Black: International ha grandi aspirazioni e questo non fa che peggiorare la situazione. Il film vorrebbe andare a rispolverare il riuscito connubio fantascienza/commedia del capostipite della saga, ma chi ne ha le redini non intuisce nemmeno lontanamente la modalità di preparazione della ricetta, puntando sull’accumulo, piuttosto che sulla qualità.

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MIDSOMMAR – IL VILLAGGIO DEI DANNATI di Ari Aster

Il secondo film è certamente il più difficile nella carriera di un cineasta. Se poi questo deve fare seguito a un’acclamata opera prima, le difficoltà aumentano in maniera esponenziale. Ne sa qualcosa Ari Aster, regista del fortunato Hereditary – Le radici del male, che torna nelle nostre sale con Midsommar – Il villaggio di dannati. Una lunga discesa verso la follia, illuminata dal sole di mezzanotte svedese. Un horror emozionale e disturbante che s’innamora troppo delle proprie intenzioni, mostrandosi così discontinuo e prolisso.

Dani e Christian sono una giovane coppia americana con una relazione in crisi. Dopo che una tragedia familiare si è abbattuta sulla vita di Dani, solo il dolore li tiene insieme. È lì che Dani decide di unirsi a Christian e ai suoi amici in un viaggio, che ha come meta un piccolo villaggio svedese, per festeggiare il Midsommar, la tradizionale festa di mezza estate che si svolge nei giorni del solstizio. Arrivando in Svezia, Dani e la compagnia viaggiano verso la remota Hälsingland, dove si svolgeranno i festeggiamenti. Lì si uniscono agli americani Simon e Connie, due viaggiatori britannici. Dopo aver mangiato dei funghi allucinogeni, i nuovi arrivati si dirigono verso la foresta, addentrandosi attraverso un portale di legno in quello che sembra essere un mondo fantasy scintillante. Ciò che ha avuto inizio come una spensierata avventura estiva nella terra della luce eterna, prende una svolta sinistra quando gli abitanti del villaggio invitano i loro ospiti a partecipare alle festività che rendono quel paradiso pastorale sempre più snervante e incredibilmente inquietante.

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SPIDER-MAN: FAR FROM HOME di Jon Watts

Spider-Man: Far from Home chiude la fase 3 dell’universo cinematografico Marvel.

Lo fa dopo un epico Avengers: Endgame, e dopo la perdita e l’allontanamento di alcuni dei più importanti protagonisti di questo mondo. Fra tutte, fondamentale per l’evolversi del plot del Peter Parker [Tom Holland] tornato ufficialmente a casa Marvel, è la morte di Tony Stark/Iron Man, che rappresenta l’evento scatenante per il forzato ingresso nell’età adulta dell’ancora giovane e immaturo Uomo Ragno.

Tornato in vita dopo il “blip” e scampato all’ultimo combattimento con Thanos, Peter è in procinto di partire per una gita scolastica. Meta è l’Europa, con varie tappe che da Venezia a Berlino, e culmine per il supereroe con la dichiarazione del suo amore per MJ sulla cima della Tour Eiffell.

Ma i piani dell’arrampicamuri, però, sono subito messi in discussione dall’apparizione di un enorme mostro fatto d’acqua che, spuntato fuori dai canali della città italiana, inizia a far danni.

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TOY STORY 4 – La Video-Recensione

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Sono passati ben 24 anni da quando la Pixar ci ha portato per la prima verso l’infinito ed oltre.

Nonostante il tempo passato e i sequel che si sono succeduti, la casa di produzione riesce a non deludere con l’attesissimo Toy Story 4 e, anzi, ci emoziona ancora una volta con riflessioni sempre più mature.

Woody, Buzz Lightyear e il resto della banda si imbarcano in una nuova avventura in compagnia dell’ultimo arrivato nella stanza di Bonnie: Forky. Durante il viaggio, vecchi e nuovi amici contribuiscono a creare momenti magici.

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LA MIA VITA CON JOHN F. DONOVAN di Xavier Dolan

la-mia-vita-1Rupert Turner, giovane attore, decide di raccontare la vera storia di John F. Donovan, star della televisione americana scomparsa dieci anni prima, che in una corrispondenza epistolare gli aveva aperto le porte del cuore, svelando i turbamenti di un segreto celato agli occhi di tutti. Ne ripercorre così la vita e la carriera, dall’ascesa al declino, causato da uno scandalo tutto da dimostrare.

Fa sempre poco piacere – a meno che non si parli di tifo simil-calcistico, antipatie o schieramenti dogmatici – quando arriva la voce che un film molto atteso sarà in realtà una delusione.

Ancor meno piacere provoca scoprirlo con i propri occhi.

E il primo film in lingua inglese di Xavier Dolan, con un cast all-star e un’aura di predestinazione al successo quasi totale, ne aveva creata molta di attesa. Dopo sette film realizzati in dieci anni [da quando lui ne aveva ancora venti!], nati da una grande cultura artistica, da un inesauribile furore creativo e da una visione e un modo di raccontare molto personale, La mia vita con John F. Donovan fallisce esattamente nei punti forti su cui Dolan ha costruito la sua brillante carriera.

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CLIMAX di Gaspar Noé

climax-1Climax è una bomba!

Iniziamo questa review in maniera irrituale, poiché l’ultima fatica di Gaspar Noé, pretende un tale approccio. Bisogna schierarsi, prendere posizione. Dichiarare se si è pro o contro. Essere radicali, netti ed estremisti. Non c’è spazio per riflessioni pacate o analisi ponderate. Climax non concede spazio ai moderati. Vuole polarizzare e ci riesce alla grande. Vuole condurre chi osserva verso gli inferi – o verso il nirvana: punti di visti – senza pause, senza soste, senza stacchi di montaggio, perfino!

Il quarto film del regista di Irreversible racconta la storia di un gruppo di venti ballerini francesi che in una notte invernale si riuniscono in un remoto edificio isolato nel bel mezzo della foresta. Siamo a metà degli anni Novanta e la nottata di prove per i giovani in breve tempo si trasforma in un festino a base di sangria e LSD. Tra musica alta e divertimento, i giovani vengono pervasi da una strana e ipnotica follia, che crescerà di ora in ora. Sebbene alcuni si sentiranno in paradiso, altri si ritroveranno immersi nel loro inferno personale.

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I MORTI NON MUOIONO di Jim Jarmusch

i-morti-non-muoiono-1Centreville è la tranquilla cittadina americana che fa da cornice alla commedia horror di Jim Jarmusch. I morti non muoiono, il titolo, chiarisce immediatamente argomento e campo d’azione: si tratta di morti viventi e, quindi, di zomedy, sotto-Genere orrorifico, ironico o grottesco, che nel magma cinematografico di nuovo millennio è riuscito a ritagliarsi uno spazio non trascurabile, regalando negli anni anche qualche titolo non trascurabile.

I morti non muoiono, quindi, nella Centreville di Jarmusch [“un posto davvero carino”], ma è un fatto del tutto nuovo, la diretta conseguenza di un enorme disastro ambientale che porta, come ultimo tassello di una serie di bibliche rivoluzioni, proprio al ritorno in vita di cadaveri affamati della carne dei vivi.

In questa cittadina un po’ sui generis che sembra modellata sulla Twin Peaks di Lynch, ci sono tre poliziotti [il veterano interpretato da Bill Murray e i più giovani Adam Driver e Chloë Sevigny] e attorno a loro una serie di personaggi ancor più strampalati [la preparatrice di cadaveri con la fissa per l’oriente Tilda Swinton o l’eremita Tom Waits]. Un cast che cresce e lievita con altri nomi d’eccellenza [Steve Buscemi], alcuni anche sistemati a coprire il ruolo del semplice morto vivente [Iggy Pop].

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