Festa del Cinema di Roma 2019

FESTA DEL CINEMA DI ROMA 2019 – Report #04

Arriva il film più atteso della Festa, insieme a due splendidi film francesi e un thriller fantascientifico.

THE IRISHMAN di Martin Scorsese

La storia è raccontata attraverso gli occhi di Frank Sheeran, veterano della seconda guerra mondiale, imbroglione e sicario che ha lavorato al fianco di alcune delle figure più importanti del XX secolo. The Irishman racconta, nel corso dei decenni, la scomparsa del leggendario sindacalista Jimmy Hoffa, in un viaggio attraverso i segreti del crimine organizzato, i suoi meccanismi interni, le rivalità e le connessioni con la politica tradizionale.

Basterebbe solo il dialogo tra Jimmy Hoffa e Sheeran dopo il premio ricevuto da quest’ultimo, o la parte finale, tragica e malinconica, a rendere The Irishman un grande film. Per fortuna c’è tanta altra roba distribuita in tre ore e mezza dense e soprattutto emozionanti. Infatti ciò che più rimane del film di Scorsese targato Netflix è proprio la sua portata emotiva.

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FESTA DEL CINEMA DI ROMA 2019 – Report #03

Quarto giorno: il primo film italiano, l’incontro con un grande scrittore americano e un ottimo film macedone.

IL LADRO DI GIORNI di Guido Lombardi

Salvo, undici anni, vive con gli zii in Trentino. Il giorno della sua prima comunione, mentre gioca a pallone con gli amici, compare inaspettatamente suo padre Vincenzo. Salvo lo riconosce a stento, non vedendolo ormai da sette anni, quando due carabinieri lo portarono via dalla loro casa in Puglia.

Insieme partono per il Sud, in un viaggio che potrebbe diventare una pericolosa resa dei conti.

Il film è buono e si regge principalmente sul rapporto, le battute e le situazioni che si vengono a trovare tra i personaggi di Scamarcio e del giovane Augusto Zazzaro; anche dal punto di vista visivo la macchina da presa fa il suo dovere, ma c’è comunque qualcosa che non torna.

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FESTA DEL CINEMA DI ROMA 2019 – Report #02

Nel secondo e terzo giorno della Festa arrivano un horror molto atteso, un film acclamato al Sundance e una rilettura della tragedia di Antigone ambientata nel Canada contemporaneo.

 SCARY STORIES TO TELL IN THE DARK di André Øverdal

Nella cittadina di Mill Valley incombe l’ombra della famiglia Bellows. È nella loro dimora che Sarah ha trasformato la sua travagliata esistenza in una serie di storie spaventose, scritte in un libro che ha travalicato il tempo, storie che diventano fin troppo realistiche per un gruppo di giovani che, durante la notte di Halloween, commettono l’errore di dare potere a quelle pagine oscure.

Dopo un inizio non molto promettente in cui sembra che il film di Øverdal non sia molto di più di un trasposizione di Piccoli Brividi adatta al pubblico di Disney Channel, anche per colpa di una presentazione di personaggi piatti e riconoscibili immediatamente nella loro canonicità [la protagonista sensibile e problematica, il ragazzo cool e granitico, il cattivone, la vanitosa] e quindi prevedibili nel loro arco di trasformazione, Scary Stories ingrana poco a poco inanellando una serie di sequenze molto riuscite. L’andamento coinvolgente, il tocco del produttore e cosceneggiatore Del Toro e un finale poco canonico lo rendono un prodotto piacevole per gli adulti, ma soprattutto un film a tratti spaventoso per i più giovani.

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FESTA DEL CINEMA DI ROMA 2019 – Report #01

Primo report dalla Festa del Cinema di Roma 2019

 MOTHERLESS BROOKLYN di Edward Norton

Negli anni ’50, a New York, Lionel Essrog, solitario investigatore privato affetto dalla sindrome di Tourette, indaga sull’omicidio del suo mentore e unico amico, Frank Minna. Armato solo di pochi indizi e dell’ingegno della propria mente ossessiva, Lionel comincia a svelare segreti gelosamente custoditi, sui quali poggiano le sorti di tutta New York.

Tratto dall’omonimo romanzo di Jonathan Lethem, la seconda regia di Edward Norton dopo Tentazioni d’amore [2000], è un noir che segue in maniera molto diligente le regole del Genere ma senza fare mai quel salto caratteriale che gli servirebbe per diventare più di un buon film.

I personaggi sono al loro posto, la ricostruzione è credibile, la matassa da sbrogliare è molto intricata; c’è anche un lavoro in controtendenza sulla fotografia che rende quasi tutto molto luminoso, ma l’effetto è più spiazzante che realmente riuscito. Le interpretazioni degli attori sono certamente il punto di forza del film, a partire da Norton stesso, il quale ha saputo guidare un grande cast corale e interpretare il personaggio più difficile e che un attore meno esperto avrebbe potuto far diventare una macchietta.

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