Teatro

LA TEMPESTA di Roberto Andò al Teatro Vascello

Ci sarà un motivo se da più di quattrocento anni continuiamo a mettere in scena le opere di William Shakespeare. Se non riusciamo proprio a liberarci da queste catene poetiche, da questo fardello immaginifico che ci impregna dalla nascita, che ce ne rendiamo conto oppure no.

I suoi temi sono i grandi temi dell’essere umano, la vita, la morte, il potere, l’amore [o ancora meglio, come dicevano i commedianti italiani del suo stesso tempo, il Potere dell’Amore e l’Amore per il Potere, suo doppio speculare] e le sue risposte le risposte universali che ci accomunano nella nostra cultura e formazione secolare.

Non sorprende quindi [anzi, per noi è sempre molto bello] andare a teatro nel 2020 e vedere un nuovo Shakespeare, attraverso la lettura della Tempesta operata dal maestro Roberto Andò. O per meglio dire, come è da subito evidente, un vecchio Shakespeare, che sfoggia una dichiarata aderenza al testo originale, praticamente integrale, costruendo una macchina scenica di quasi due ore e trenta.

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“La Tempesta”, regia di Roberto Andò, dal 10 al 19 gennaio 2020 Teatro Vascello

La tempesta, ultimo capolavoro di William Shakespeare e suo definitivo congedo dalle scene, è un congegno teatrale prodigioso, in cui s’incrociano alcuni temi che prefigurano l’orizzonte della modernità: lo sguardo occidentale a confronto con quello dell’altro, la realtà e l’illusione, l’incantesimo della mente e il potere come complotto e usurpazione, il mistero della giovinezza e l’incombere della fine.
Roberto Andò – regista abituato a muoversi agilmente tra cinema e teatro – rilegge La tempesta attraverso il fluire, grandioso e imprevedibile, della mente di Prospero, assecondando l’incedere minuzioso e incalzante del suo piano per congedarsi dal mondo e iniziare la figlia Miranda al mistero dell’esistenza. Protagonista è Renato Carpentieri, un attore giunto alla sua piena maturità, qui affiancato da un cast di eccellenti interpreti.
Scrive Andò nelle sue note: “penso che La tempesta sia un geniale omaggio al teatro, e una delle commedie più profonde che siano state dedicate al senso della vita. È l’opera della rigenerazione, dove il naufrago, il disperso, l’usurpato ritrovano il filo interrotto delle loro esistenze. Se c’è una ragione per cui ancora oggi questa commedia ci parla, è nell’idea, per nulla semplice o banale, che l’essere umano sia destinato a convivere con la tempesta, e che dopo ogni tempesta debba fare chiarezza dentro di sé.

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L’UOMO CALAMITA di Giacomo Costantini

Giovedì 12 dicembre al Teatro Vascello ha debuttato in prima nazionale lo spettacolo di Circo el Grito L’uomo calamita, diretto e interpretato da Giacomo Costantini con testi e voce di Wu Ming 2 e musiche dal vivo di Fabrizio Baioni Cirro.

Lo spettacolo indubbiamente colpisce fin dal titolo e dalla breve descrizione sul volantino, ma ciò che più ha suscitato interesse in chi scrive [oltre a conoscere già l’attività di Circo el Grito e quindi ad apprezzare la compagnia indipendentemente dallo spettacolo in scena] è la sfida che questo lavoro teatrale si pone: combinare acrobazie circensi, reading teatrale e musica dal vivo in una drammaturgia estremamente politica e politicizzata, in collaborazione con il collettivo Wu Ming.

La rappresentazione inizia con violenza, con un assestato e improvviso colpo di batteria che spezza e sovrasta la melodia anni ‘20 che ci aveva accompagnato e coccolato dal primo momento in cui – ancora a sipario chiuso – il pubblico ha messo piede in sala.

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L’UOMO CALAMITA al Teatro Vascello di Roma

L’UOMO CALAMITA, WU MING 2 E CIRRO PER LA PRIMA VOLTA INSIEME IN UNO SPETTACOLO DI CIRCO CONTEMPORANEO, ILLUSIONISMO, MUSICA E LETTERATURA!

Un supereroe assurdo che combatte l’assurdità della guerra, tra funambolismi del corpo e della lingua, in uno spettacolo che fonde i gesti di un circense con le frasi di un racconto e le note di uno spartito. Circo El Grito e Wu Ming Foundation incrociano nuovamente i loro percorsi ne “L’Uomo Calamita”, straordinario spettacolo di circo contemporaneo, illusionismo, musica e letteratura scritto e diretto da Giacomo Costantini, che debutta in prima nazionale giovedì 12 dicembre alle ore 21 al Teatro Vascello e in replica fino a domenica 15 dicembre (venerdì 13 alle ore 21, sabato 14 alle ore 19, domenica 15 alle ore 17 e ore 19).

Tra spericolate acrobazie, colpi di batteria e magie surreali, la voce dal vivo di Wu Ming 2 guida lo spettatore in una vicenda tra storia e fantasia, quella di un circo clandestino durante la seconda guerra mondiale.

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LUISA, UNO SGUARDO OLTRALPE – Intervista al trio del Nano Egidio

Luisa, uno sguardo oltralpe segna il ritorno sul palco del collettivo comico Nano Egidio. Il trio composto da Marco Ceccotti, Simona Oppedisano e Francesco Picciotti si evolve restando fedele alla propria idea di comicità, proponendo al pubblico del Teatro Studio Uno di Roma un’irresistibile teatro-novela. Miscuglio affascinate di comicità demenziale, cara ai Fratelli Farrelly, arricchita da una irriverente satira di costume e politica, costruita facendo anche ricorso alle tecniche di animazione dal vivo del Muppet Show. Davvero qualcosa di originale che appare come un unicum nel panorama teatrale nostrano.

Come è noto, InGenereCinema.com si nutre delle bizzarrie e delle stravaganze che tanto piacciano a voi, amati lettori. Allora, non potevamo farvi mancare una splendida intervista con il Nano Egidio.

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LA PICCOLA BOTTEGA DEGLI ORRORI, regia di Piero di Blasio

Al Teatro Sala Umberto dal 3 al 22 dicembre torna in scena quello che è conosciuto per essere stato nei lontani anni 80 il primo musical italiano: La piccola bottega degli orrori, testo made in USA del 1982 ispirato al film del 1960 Little shop of horror, da cui a sua volta è stato tratto l’omonimo remake del 1986.

Una storia così affascinante da essere stata affrontata in tutte le salse quella che vede protagonista il semplice fioraio Seymour [un Giampiero Ingrassia che torna a interpretarlo a trent’anni esatti dal suo debutto nel musical] alle prese con una pianta carnivora decisamente fuori dagli schemi [interpretata qui dalla splendida Vekma K, drag queen italiana di fama internazionale].

Per chi non conoscesse la trama: siamo negli anni ’60 e Seymour lavora nel negozio di fiori del signor Mushnik insieme ad Audrey, la sua giovane collega. Quando Mushnik decide di chiudere il negozio per la poca clientela, Audrey gli consiglia di esporre la strana piantina che possiede Seymour. La pianta attira nuovi clienti, ma presto si scoprirà che si nutre esclusivamente di sangue e corpi umani per vivere e crescere. Il povero Seymour si troverà di fronte a un dilemma: uccidere la gente per nutrire la pianta e diventare ricco e famoso oppure rimanere una nullità per il resto dei suoi giorni mantenendosi la coscienza pulita?

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ROMAEUROPA FESTIVAL 2019: Il Report!

Il nostro insaziabile appetito di stupore e meraviglia ci sta conducendo sempre più volentieri verso regioni dell’arte che non sono quelle abitualmente frequentate da questa Gazzetta del Fantastico. Tale esigenza, questa volta, ci ha condotto verso il RomaEuropa Festival, manifestazione di arte, performance art, danza contemporanea, teatro e musica, arrivata al suo trentatreesimo anno di attività. Nel ricchissimo programma che si è svolto a Roma tra il 17 settembre e il 24 di novembre, abbiamo prestato particolare attenzione alla sezione Kids + Family, vale a dire, quella dedicata ai più piccini. Proprio lì, la fame di fantasia e bizzarro ha potuto placarsi e, a volte, trovare piena soddisfazione.

Qui di seguito, le nostre impressioni, racconti, opinioni e critiche, circa persone giganti, adattamenti di Carroll e Baum, evoluzioni circensi e malinconie kafkiane.

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MOBY DICK o IL TEATRO DEI VENTI – Intervista a Stefano Tè

A che serve un Festival? Ve lo siete mai chiesto? Naturalmente, non c’è una sola e unica risposta a questa domanda, ma quella che ritengo più adatta per questa occasione è la seguente: serve a uscire dallo stato di atrofia celebrale e culturale al quale questa società ci ha relegato. Proprio così. Serve a farci riflettere, a farci muovere, abbandonando l’ignoranza in cui riversiamo e che tanto ci consola.

Si è appena conclusa la diciottesima edizione del RIFF – Roma Independent Film Festival, e anche quest’anno ci ha spinto a cercare ciò che ignoravamo, lasciandoci scoprire storie e meraviglie che non avremmo mai immaginato potessero esistere.

Su tutte, il folgorante incontro con Stefano Té e la compagnia del Teatro dei Venti di Modena. Mi sono stati introdotti dalla visione del documentario Moby Dick o Il Teatro dei Venti di Raffaele Manco, in concorso nella sezione dedicata ai doc nostrani. Avevo sentito parlare dello spettacolo – Moby Dick, appunto – da alcuni amici che si occupano di teatro di strada, ma mai mi sarei aspettato la storia che si nascondeva dietro di esso. Partecipo alla proiezione con curiosità relativa, ma ai titoli di coda mi sciolgo in lacrime con il cuore colmo di gioia. Ciò che Stefano e il Teatro dei Venti fanno è più che semplice teatro: è politica. Nel senso più alto e significativo del termine. Attraverso l’arte consentono alla speranza di germogliare nell’animo di tutti coloro che si accostano al loro lavoro. Poco importa se siano essi spettatori, attori, operai, bambini, detenuti o richiedenti asilo. Queste categorie cessano di esistere come qualsiasi altra distinzione di sorta.

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Il successo non è successo – DoppioSenso Unico in scena al Nuovo Cinema Palazzo il 2 marzo

Ritorna il duo DoppioSenso Unico, compagnia tra le più apprezzate e innovative del panorama teatrale romano. Il nuovo lavoro arriva dopo la brillante trilogia “Niente di nuovo sotto il suolo”, in cui Ruocco e Talarico avevano lavorato in maniera originale e personale su un teatro comico e insieme drammatico, apparentemente assurdo, ma profondamente legato alla realtà e al quotidiano, capace di inquietare.

Il successo non è successo” è un reading in cui Ruocco e Talarico abbandonano oggetti, strutture, memoria per mettere a nudo il racconto e le molteplici possibilità di raccontare una storia, senza abbandonare il linguaggio che da sempre contraddistingue le loro produzioni, legate al gioco di parole e al paradosso.

L’argomento è tangibile e toccante, quasi autobiografico: cosa resta di una vita passata a inseguire il successo, se questo successo non arriva?

A costruire la scena saranno le parole e tutte le direzioni che il discorso può prendere, accompagnate da un commento musicale che renderà il reading un film muto senza immagini. Orecchie aperte e occhi chiusi.

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JOHN CARPENTER IN CONCERTO: Il report

3Domenica 28 agosto, Auditorium Parco della Musica, a Roma: l’apparizione.

John Carpenter, l’autore di capolavori del cinema di Genere come Halloween – La notte delle streghe, Essi vivono o La cosa, esiste realmente. Ed è ancora in grande forma.

Grazie a DNA Concerti, il Master of Horror ha fatto tappa anche in Italia [a Torino due giorni prima della Capitale] con il suo concerto sospeso a metà tra cinema e musica.

Se nel capoluogo piemontese la location dell’ex fabbrica INCET pare abbia dato man forte a Carpenter e alla band ricreando alla perfezione un’atmosfera da film dell’orrore, a Roma ci si è ritrovati in un luogo assai più istituzionale, ma i tanti fan accorsi ad ascoltare le note tratte dalle colonne sonore dei film cult del regista e dai suoi due ultimi album [“Lost Themes” e “Lost Themes II”] non si sono certo fatti raffreddare da poltrone troppo comode o da un habitat ingessato.

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