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KINDS OF KINDNESS di Yorgos Lanthimos

Esistono dei registi che trovano successo di critica e grande pubblico per la loro peculiare e riconoscibile visione cinematografica: registi che hanno la capacità di costruire un proprio immaginario ben definito, i cui film risultano identificabili ai più da pochi fotogrammi. Tale caratteristica potrebbe essere considerabile motivo di gran pregio, se non fosse che chi si inscrive in questa ben precisa categoria cinematografica deve saper compiere, a un certo punto della propria carriera, solitamente già bene affermata, una sfida ancora più complessa che giungere al successo: riuscire a rinnovarsi. È qui che gran parte di questi registi falliscono miseramente e finiscono per essere soltanto la copia e infine, inevitabilmente, la brutta copia di sé stessi.

Secondo chi scrive fanno parte di cotanta schiera altisonanti nomi, che [vuoi l’amore del pubblico, vuoi certamente le loro capacità cinematografiche, vuoi gli svariati milioni di euro a disposizione] con più o meno forza riescono comunque a rimanere a galla: Christopher Nolan, Wes Anderson, Ari Aster, per citarne alcuni. Ebbene, Yorgos Lanthimos, di questa infausta categoria, è certamente il capofila.

A pochi mesi di distanza dall’aver conquistato i cuori degli spettatori [e di parte della critica] con Povere creature, torna al 77°Festival di Cannes e dal 6 giugno nelle sale italiane con Kinds Of Kindness, un goffo tentativo cinematografico per nulla all’altezza della propria risonanza mediatica.

Un film in tre episodi completamente slegati tra loro, se non per il fatto di essere interpretati dagli stessi attori. Tre storie [lunghe quasi un’ora l’una] che partono da tre soggetti poveri e che non riescono ad acquistare forza narrativa nemmeno nello sviluppo degli stessi. In nessuna delle tre storie si rintraccia originalità, né nei contenuti, né tantomeno nella struttura. Lanthimos e Filippou provano a tutti i costi a spingere la sceneggiatura verso una fantomatica “stranezza”, che si rivela però totalmente inefficace ai fini della trama e anzi fa crollare il film nel baratro del non credibile.

Anche parlando di regia non c’è nessun particolare guizzo: pochi movimenti interessanti, nessun’inquadratura degna di nota, grandi attori che [a parte Jesse Plemons] non riescono mai a centrare le tre interpretazioni. Perfino Jerskin Fendrix, che in Povere creature aveva davvero fatto un lavoro eccellente nella composizione della colonna sonora, qua si adagia sugli allori e ricalca passo passo, pigramente, il successo di Poor Things.

È proprio questo: si percepisce in Kinds of Kindness una certa svogliatezza di fondo, un riproporre allo spettatore una sorta di marchio di fabbrica lanthimosiano che null’altro oltre il brand ha da offrire.

Kinds of Kindness è un film vuoto, manieristico, che addirittura innervosisce a causa di questo suo essere “pappa pronta” da dare in pasto a un pubblico che, tanto, mangia di tutto, purché sia firmato Lanthimos.

Tirato su in fretta e furia dopo Povere creature, anche dalla stessa Searchlight Pictures perché come si suol dire, squadra che vince non si cambia: ecco, in questo caso, forse sarebbe stato meglio cambiare.

Irene Scialanca

KINDS OF KINDNESS

Regia: Yorgos Lanthimos

Uscita in sala in Italia: giovedì 6 giugno 2024

Con: Emma Stone, Jesse Plemons, Willem Dafoe, Margaret Qualley, Hong Chau, Joe Alwyn, Mamoudou Athie, Hunter Schafer

Sceneggiatura: Yorgos Lanthimos, Efthymis Filippou

Produzione: Element Pictures, Film4, Searchlight Pictures

Distribuzione: The Walt Disney Company Italia

Anno: 2024

Durata: 164’

InGenere Cinema

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