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BLOODLINE di Edo Tagliavini

Ultimamente si continua a parlare di un sedicente moto di rinascita del cinema horror italiano, dovuto anche alla continua produzione di nuovi prodotti made in Italy indipendenti e lowbudget. Bisogna, però, iniziare a fare un’analisi concreta, precisa e onesta sulle nuove produzioni, senza farsi trascinare per forza dall’onda dell’accondiscendenza momentanea, che dà per buona ogni cosa immessa sul mercato [a differenti livelli] a patto che si parli ancora di horror italiano [prima sepolto e ora riscoperto].

Bloodline, diciamolo subito, non convince. Eppure i presupposti per vincere la sfida, da più parti, sembravano esserci tutti, soprattutto se consideriamo i nomi illustri del panorama horror nostrano che prendono parte al film, come     Antonio Tentori alla sceneggiatura, Sergio Stivaletti agli effetti speciali e  Claudio Simonetti alle musiche.

C’è chi dice che in questo film la mancanza è l’aver osato troppo poco. Ritengo invece l’opposto. Edo Tagliavini indubbiamente ha lavorato molto per portare a termine la regia del suo primo lungometraggio, sulla quale lavora dal 1997, ma non si è reso conto che, pur disponendo della collaborazione di molti professionisti, gli mancava, alla base, una bella storia.

Lo sbaglio più grande da attribuire a Tagliavini e ai suoli collaboratori sta nell’aver pensato troppo all’aspetto tecnico, e poco e male alla trama.

Tutto ha inizio quando due bambine, Sandra e Giulia, si recano con i genitori al bosco per raccogliere funghi. Ad un certo punto le due sorelle si allontanano [su consiglio strambo dei genitori] per giocare a nascondino più in là. Proprio questa ora di libertà concessagli sancirà la fine del loro rapporto di sorelle, poiché una delle due verrà a mancare, per sempre. Durante il gioco, infatti, le bimbe incontrano il Chirurgo, un serial killer, che sta dando la caccia ad una coppia di ragazzi, per affettarli in santa pace nella sua casa di campagna. La vittima successiva sarà la povera Giulia, e il bosco diventerà la sua tomba per ben 15 anni.

Dopodiché, per uno strano scherzo del destino, Sandra, ormai donna, e con un contratto da giornalista in mano, viene incaricata dal suo direttore di recarsi sul set di un film porno, con il suo collega Marco, per intervistare il cast, e riuscire a catturare nel video l’atmosfera che si respira sul set. Fin qui nulla di strano, se non fosse che il luogo scelto per girare il film, è proprio quel bosco dove anni fa avvenne la disgrazia.

Sandra accetta, anche perché spera che questo incarico le dia la possibilità di chiarire il mistero legato alla morte di Giulia, e scoprire, con l’aiuto di Marco, l’identità dell’assassino. La verità verrà fuori, e più ingarbugliata di quello che si pensa. Che legame c’è tra i membri del cast del film porno e la morte di Giulia? Forse il mistero è legato alla bella villa dove saranno effettuate le riprese?

Bloodline inizia a coprirsi di una veste ironica [non credo del tutto volontaria], proprio nel momento in cui entrano in azione il regista, il produttore, gli attori, e tutto lo staff del film hard. Ma non è tanto l’uso dell’elemento ironico a dare fastidio, anzi per certi aspetti la cosa può risultare anche molto divertente, quanto l’intrusione dell’“elemento pornografia” [che rimane comunque latente e mal sfruttata], che dà inizio al guazzabuglio del film, che da ora in avanti sembrerà prima prendere una piega, poi cambiare per prenderne un’altra, in un continuo sali e scendi disordinato e scomposto.

Che ci siano troppe cose insieme? Fondamentalmente sì. La pornografia ha forse il compito di distrarre lo spettatore, per fargli, in teoria, perdere e riprendere il pathos. Il problema vero, però, è che il pathos non c’è.

L’abuso poi di effetti speciali non aiuta, né abbellisce il film, anche perché, usati in maniera così “sbagliata” [tecnicamente 

più che narrativamente], arrivano ad essere mero contorno. Un film che non ha una buona storia alle spalle non va da nessuna parte, arranca e annoia presto.

Ad un certo punto sembra che la scelta registica sia quella di non voler mai arrivare ad un finale, una volta scoperta l’identità dell’assassino si continua ad andare avanti, introducendo zombie, ritorni continui al fantasma di Giulia, ulteriori colpi di scena e dettagli sconclusionati.

Desta un po’ di tristezza questo film, perché tutto ciò che si vede non solo sa di già visto, ma è anche riutilizzato all’interno della storia fino all’inverosimile. Possibile che la parola creatività sia così difficile da mettere in pratica? Una storia potrà anche essere formata dai soliti schemi, ma, soprattutto in una produzione indie, ci si aspetterebbe una composizione narrativa nuova, per lo meno insolita, ma che abbia una consistenza e una credibilità inviolabile.

È questo il problema di oggi. Per dirla con un’espressione casereccia, Bloodline “è poco o niente,c’è, e lì rimane”.

Dispiace soprattutto pensare che il supporto al film di artisti del settore non abbia aiutato a  partorire un progetto nuovo, ma, anzi, un film sciapo, vano.

Gilda Signoretti

 

Regia: Edo Tagliavini

Con: Francesca Faiella, Marco Benevento, Paolo Ricci, Valentina del Rio, Virgilio Olivari

Anno: 2010

Sceneggiatura: Antonio Tentori, Tayo Yamanouchi, Edo Tagliavini, Mario Calamita, Emiliano Coltorti, Frenando Lizzani

Produzione: Opencinema, Apocalypsis

Trailer:

InGenere Cinema

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