In sala

IL CORRIERE – THE MULE di Clint Eastwood

the-mule-1Clint non sbaglia un colpo. Lo hanno detto tutti nei tantissimi anni che Eastwood ha dedicato alla macchina da presa; anche quando non si è potuto parlare di capolavoro, ha realizzato comunque dei film degni di nota. E non fa certo eccezione la sua ultima, incredibile fatica.

Tratto da una storia vera, Il corriere – The Mule racconta l’assurda storia di Earl Stone [Clint Eastwood], l’ultraottantenne che un giorno coglie un’opportunità insolita; abile e preciso alla guida, gli viene chiesto di fare il corriere, pur non sapendo – almeno in un primo momento – quale fosse il carico da trasportare. Solo e allontanato dalla famiglia, Earl vede questa come l’unica soluzione per mettere da parte un gruzzoletto e tentare un riavvicinamento per espiare le proprie colpe. A dargli la caccia sarà lo zelante agente speciale della DEA Colin Bates [Bradley Cooper], che non si darà per vinto neanche quando tutto il suo reparto verrà messo con le spalle al muro.

Eastwood torna davanti la macchina da presa dopo quel fortunatissimo Gran Torino. E non è un caso, infatti, che lo faccia per portare in scena di nuovo la storia di un uomo comune che si trova solo casualmente coinvolto in eventi più grandi di lui. Non sono poche, in effetti, le somiglianze con il suo ultimo protagonista; si può, insomma, scovare una traccia comune nei suoi personaggi più recenti, sempre burberi e velatamente razzisti ma dal cuore d’oro. Ed è questo che più colpisce di Eastwood: la sua capacità di utilizzare degli standard pur riuscendo a sorprendere ogni volta.

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GREEN BOOK di Peter Farrelly

Cosa contraddistingue un uomo? Almeno nel senso moderno del termine la sua tolleranza. Se in un momento storico come questo non sempre è facile essere all’altezza, provate ad immaginare quanto fosse difficile nel 1962 in America, dove ancora alcuni Stati del sud utilizzavano leggi razziali inumane.

Questo è lo scenario di partenza di Green Book, la nuova fatica di Peter Farrelly, conosciuto dai più per i suoi lavori con il fratello Robert. Tratto da una storia vera, il film parte dal ribaltamento di un luogo comune che ora può anche sembrare superato, quello che voleva l’uomo bianco acculturato e l’uomo nero ignorante. Del suo capovolgimento. La mossa più potente adottata dagli autori è proprio l’utilizzo di ogni stereotipo possibile come arma per mettere in mostra quanto questi in realtà siano stupidi.

Tony Lip Vallelonga [Viggo Mortensen] è un italiano, cresciuto nel Bronx, pieno di pregiudizi e alla ricerca di un lavoro; Don Shirley [Mahershala Ali] è, invece, un ricco musicista di colore che ha bisogno di qualcuno che gli copra le spalle durante il tour in tutti gli Stati del sud.

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IL PRIMO RE di Matteo Rovere

il-primo-reÈ inutile negarlo: Il Primo Re di Matteo Rovere è il film italiano più atteso di quest’anno. Anzi, degli ultimi anni.

Di certo è il primo prodotto che tenta con ambizione e consapevolezza di fare un passo deciso in avanti per uscire dalla comfort zone in cui il nostro cinema si è chiuso da un po’ di tempo, provando a lanciarsi verso una dimensione davvero internazionale e competere con altri prodotti audiovisivi di alto livello. Non è un caso che le fonti di ispirazione vadano da Valhalla Rising a Game of Thrones, da Vikings a The Revenant.

È attesissimo anche perché si tratta del nuovo film di Matteo Rovere, il quale ha dimostrato di essere un uomo di cinema di importanza fondamentale nel panorama italiano contemporaneo, sia a livello produttivo che a livello autoriale inteso in senso stretto, una figura trasversale, moderna e realmente al passo coi tempi. È molto atteso perché il protagonista [non protagonista] è interpretato da Alessandro Borghi, l’attore italiano, insieme a pochi altri, che si sta imponendo con più forza in questi anni. Ed è molto atteso perché racconta la lotta fratricida tra Romolo e Remo, il mito fondativo alla base della nostra cultura e la leggenda che dà il via alla nascita dell’Impero Romano.

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IL MIO CAPOLAVORO di Gaston Duprat

il-mio-capolavoroArturo è un gallerista d’arte dai modi ammaliatori, sofisticato e talvolta senza scrupoli, proprietario di una galleria nel centro di Buenos Aires. Renzo è un pittore scontroso, quasi selvaggio, ormai in forte declino. Il gallerista e il pittore sono legati da un’antica amicizia, ma non hanno praticamente nulla in comune. I loro modi di essere diametralmente opposti generano tra i due tensioni e discussioni. Ma le loro vite continuano ad essere molto legate, così come il loro rapporto d’amicizia.

A due anni di distanza dal grande successo de Il cittadino illustre [Coppa Volpi per la miglior interpretazione maschile a Venezia 73] Gaston Duprat torna con una nuova commedia agrodolce, ma questa volta senza il fido Mariano Cohn, qui solo in veste di produttore.

Il mio capolavoro si allontana dal suo predecessore e allo stesso punto mantiene dei punti in comune. Il primo vedeva il ritorno di uno scrittore vincitore del premio Nobel nel paesino sperduto in cui è nato e dove non aveva più intenzione di mettere piede. Questo film invece si svolge a Buenos Aires e ha due protagonisti importanti in egual misura.

Sono due film diversi nella progressione e nel tono. Il cittadino illustre si muoveva sempre sulla stessa linea, mantenendosi sempre sulla satira e sulla commedia leggermente grottesca.

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LA FAVORITA di Yorgos Lanthimos

Sfogliando il programma della uscite cinematografiche di gennaio 2019 si può notare che, oltre alle tante pellicole dedicate alla Shoah distribuite in occasione del Giorno della Memoria, a trovare spazio nella cartellone nostrano ce ne sono ben due che portano sullo schermo storie più o meno tormentate di Regine del passato: da una parte quella di Mary Stuart in Mary Queen of Scots di  Josie Rourke e dall’altra quella di Anna in La favorita di Yorgos Lanthimos. Quest’ultima riavvolge le lancette dell’orologio sino ai primi anni del XVIII secolo, quando l’Inghilterra è impegnata nella guerra contro la Francia. Ciononostante, le corse delle anatre e il consumo di ananas vanno per la maggiore. Una fragile regina Anna [Olivia Colman] siede sul trono mentre l’amica intima Lady Sarah Churchill [Rachel Weisz] governa il paese in sua vece e, al tempo stesso, si prende cura della cattiva salute e del temperamento volubile della sovrana. Quando l’affascinante Abigail Masham [Emma Stone] arriva a corte, si fa benvolere da Sarah, che la prende sotto la sua ala protettiva.

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L’UOMO DAL CUORE DI FERRO di Cédric Jimenez

La giornata della memoria è alle porte e, come ogni anno, si tenta di raccontare i ricordi delle vittime e degli eroi di una delle pagine più oscure della Storia. Questa volta è Cedric Jimenez a mantenere viva questa promessa, oltre che la memoria.

Tratto dal romanzo di Laurent Binet [dal titolo HHhH], L’uomo dal cuore di ferro non racconta una storia soltanto, ma ben due. Nel tentativo d’essere il più completo possibile, questo film approfondisce sia la vita di Reinhard Heydrich [Jason Clarke], sia quella degli uomini e delle donne della Resistenza Cecoslovacca che a lui si sono opposti. Un uomo spietato il primo, ideatore della soluzione finale al problema degli Ebrei; eroi silenziosi i secondi. Una forte cortina di nero separa inizialmente le due trame, a sottolineare l’enorme differenza che esiste tra questi individui; il film, infatti, mostra prima l’ascesa di Heidrich, praticamente parallela a quella di Hitler e, nell’esatto momento della sua fine, interrompe bruscamente la narrazione per riavvolgerla e parlare degli uomini che hanno contribuito a fermarlo.

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CREED II di Steven Caple Jr.

creed2Non si smette mai di lottare, sul ring così come nella vita. Lo sa bene Adonis [Michael B. Jordan], che ha dovuto rendere tutta la sua vita un intero e lungo incontro di pugilato. Ed è proprio quando ottiene il titolo di campione mondiale dei pesi massimi che la vita lo compisce più forte; Ivan Drago [Dolph Lundgren], il famosissimo pugile antagonista di Rocky IV, l’uomo che ha ucciso Apollo Creed, torna sulla scena tormentando lui e il suo maestro [Sylvester Stallone].

Ivan l’avevamo lasciato con una bruciante sconfitta, inflittagli dallo Stallone Italiano. Quel che Creed II ci mostra è un uomo che ha perso tutto, dalla stima dei suoi concittadini alla moglie Ludmilla [Brigitte Nielsen], che ha abbondato lui e suo figlio non appena la fortuna ha smesso di sorridere all’ex campione sovietico. Ora Ivan vuole portare all’apice il figlio Viktor [Florian Munteanu] e dimostrare a tutti che i Drago non sono dei perdenti, che meritano rispetto.

Sono queste le premesse del nuovo Creed, lo spin-off di Rocky incentrato sulla vita del figlio illegittimo di Apollo Creed, Adonis. Se, con il primo capitolo, avevamo la sensazione che il tentativo fosse quello di rendere omaggio alla saga originale, con una trama che si riproponesse simile nei punti giusti, con il suo sequel l’impressione diventa certezza.

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GLASS di M. Night Shyamalan

glass-1Quando con una semplice scena post-credit Shyamalan ha annunciato un collegamento tra Split ad Unbreakable, molti polsi sono tremati. Si deve ovviamente considerare che il legame avviene tra due pellicole tutto sommato diverse e aventi un gap temporale di ben sedici anni. Ma non è stato solo questo a preoccupare i più; il quarto lavoro del regista è infatti per molti, un autentico capolavoro del Genere, un cult intoccabile per un vero fan. Le preoccupazioni su Glass erano, insomma, legittime e in parte sono state anche confermate dal film stesso.

Shyamalan, nei primi minuti di film, sembra non voler perdere tempo portando ad un primo e rapido confronto due dei protagonisti dei prequel – se così ora si possono definire.

David Dunn [Bruce Willis], il Predestinato, è sulle tracce dell’Orda [James Mcavoy], che continua a catturare ed uccidere giovani ragazze per offrirle in sacrificio alla Bestia. È grazie ad un’ipotesi sviluppata dal figlio di Dunn, piuttosto debole sul piano logico, che il Predestinato riesce a scovare l’Orda. Nonostante l’estetica forzatamente estrema della sequenza, il combattimento sembra quasi promettere allo spettatore un film dinamico, veloce ed accattivante.

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I film delle Fanta-Feste di InGenere Cinema

spider-verseLe feste 2018-2019 hanno visto le sale cinematografiche tingersi dei colori brillanti del Genere fantastico. Dai titoli internazionali più attesi a una produzione italiana che segna il ritorno su grande schermo di uno dei nostri autori di cinema di Genere di cui eravamo più nostalgici.

Sull’horror della stagione [nel bene e nel male] ci siamo già espressi qui, ma c’è ancora da parlare di supereroi e… di befane!

I risultati?

Continuate a leggere… ma prima di tutto… Sigla!

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SUSPIRIA di Luca Guadagnino

suspiria-2108Le Streghe son tornate. Frase fatta davvero abusata anche a livello cinematografico e ancora di più da quando questo remake di Luca Guadagnino ha iniziato a concretizzarsi e a farsi vero. Ma si tratta delle Streghe filmiche per eccellenza, di quella con la “S” maiuscola, la “S” di Suspiria, il film dei film di Dario Argento e il suo primo horror puro, la “S” di Mater Suspiria, la prima delle Tre Madri portate su grande schermo dal regista di Profondo rosso.

Un remake con un lavoro autoriale e creativo dietro [e dentro] superficialmente da standing ovation. Sulle nostre pagine web ci siamo più volte schierati dalla parte di remake coraggiosi, forti di una identità personale riconoscibile e corposa, che potesse anche allontanarli di tanto dalla matrice originale, pur di trovare un significato, un senso, magari aggiuntivo, a quello del film originale.

Questo fa Guadagnino con il suo Suspiria, ma stiamo parlando di lavoro di “superficie” e questo non è accettabile se si sta discutendo attorno ad un film così esoterico e misterico.

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