Home / Recensioni / Festival / 77ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia / Mostra del Cinema di Venezia 2020 – Intervista a Carlo Hintermann

Mostra del Cinema di Venezia 2020 – Intervista a Carlo Hintermann

Carlo Hintermann è un regista italiano che ha presentato in anteprima mondiale alla 77ª Mostra internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, come film di apertura della Settimana della Critica, il suo lungometraggio d’esordio The Book of Vision, un fantasy trascendentale.

Sono in attesa del mio turno per poter intervistare Carlo Hintermann quando per il corridoio dell’Hotel Excelsior vedo saltellare la divina attrice Tilda Swinton in kimono giallo flou tenendo la mascherina lontana dalla bocca per non far colare il trucco. Mentre gli altri giornalisti intervistano gli attori Charles Dance e Lotte Verbeek, riesco a convincere un’addetta stampa a farmi rimanere solo cinque minuti con il regista.

[Giulio Golfieri]: Buongiorno, signor Hintermann.

[Carlo Hintermann]: Chiamami Carlo.

[GG]: Forse non ti ricorderai Carlo, ma io e te ci siamo incontrati durante un tuo workshop a FilmMakerfest nel 2015.

[CH]: Sì, sì. Mi ricordo quel workshop. C’era anche Leonardo Di Costanzo [ride].

[GG]: Proprio FilmMakerfest ha lanciato alcuni dei tuoi primi lavori, tra cui il documentario The Dark Side of the Sun [2011]. Qui alla Mostra del Cinema presenti il tuo primo lungometraggio di finzione The Book of Vision. Quale è la connessione tra il reale e il reale fantastico?

[CH]: Io credo in un’accezione molto ampia della realtà. Quando si parla di “cinema del reale”, ormai si parla di un’etichetta di genere, io parlo piuttosto di “cinema per il reale”. Mi piace pensare che il cinema influenzi la realtà e che in qualche modo la cambi. Per questo non ho mai fatto distinzione tra documentario e fiction. Nel documentario avvertiamo e sollecitiamo la realtà e nel film di fiction creiamo le condizioni perché accada qualcosa d’inaspettato davanti alla camera.

[GG]: Il Genere che affronti con questo film è il fantasy, un Genere apparentemente scomparso dalle produzioni italiane, seppure negli ultimi anni tra Garrone e i Fratelli D’Innocenzo sembra essersi ripreso. Quale è stato l’iter produttivo del film e la reazione dell’Italia a questo progetto?

[CH]: Oggi il lavoro produttivo è creativo quanto quello artistico. I miei film sono unici proprio perché li concepisco e cerco di farli con un loro linguaggio. Bisogna dotarsi degli strumenti necessari per mettere in piedi un sistema produttivo che accetti questo. Gli autori e i film che mi hai citato dimostrano che sta cambiando l’attenzione con la quale Rai Cinema e il Ministero dei Beni Culturali guardano questi lavori. Non dimentichiamoci che l’Italia ha guidato il cinema di Genere negli anni Sessanta – Settanta. Il cinema di Dario Argento, per esempio, è un cinema di autore prima che di Genere. L’Horror diventa terreno fertile per mettere in discussione l’umano.

[GG]: Il film è stato per vent’anni in gestazione nella tua testa prima di vedere la luce. Quando hai capito che avresti voluto vederlo concretizzarsi realmente?

[CH]: Un po’ meno [ride]. È un’opera prima un po’ sui generis perché è un film abbastanza imponente per i mezzi messi in campo. Aldilà dell’iter produttivo, il momento giusto per girarlo è strettamente legato alla disponibilità dei collaboratori con i quali ho collaborato al film come lo scenografo David Crank [The Master,2012] o il direttore della fotografia Joerg Widmer [Bastardi senza gloria,2009]. Per questo c’è stata una gestazione lunga.

 

[GG]: In un’intervista al Future Film Festival del 2015 hai affermato che l’animazione nel documentario è un mezzo per documentare qualcosa di inesprimibile. Nei tuoi film hai più volte dimostrato l’amore per gli infanti e per il fantastico. Hai mai pensato di realizzare un film d’animazione per bambini?

[CH]: L’animazione penso che sia un linguaggio straordinario. Mi piacerebbe tanto realizzare un film di animazione con LRNZ [Lorenzo Ceccotti] con il quale già collaboro. I bambini hanno un ruolo centrale in tutta la mia filmografia, quindi indirizzarsi verso questo tipo di pubblico sarebbe una bella sfida.

 

Giulio Golfieri [RATS]

Venezia, settembre 2020

InGenere Cinema

x

Check Also

Mostra del Cinema di Venezia 2020 – Report #09

LA NUIT DES ROIS di Philippe Lacôte Un giovane ragazzo viene incarcerato ...