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Mostra del Cinema di Venezia 2020 – Report #01

La nostra prima giornata a Venezia inizia con il presidente Roberto Cicutto che inaugura assieme al presidente Martini la Settimana della Critica della 77ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.

Subito dopo, il direttore della FIDEC, Giona A. Nazzaro introduce i film dei registi Adriano Valerio e Carlo Hintermann. Abbiamo avuto il piacere di seguire entrambe le proiezioni per il nostro primo report.

LES AIGLES DE CARTHAGE di Adriano Valerio

Il 14 febbraio 2004 la Tunisia disputa e vince la sua prima e unica finale di Coppa d’Africa contro il Marocco.

I cori da stadio irrompono nella melodia suonata dal telecronista che accompagna i sogni e le vite dei Tunisini che ancora oggi si emozionano di fronte alle immagini di questa storica notte.

Lo sport unisce e sanifica i contrasti tra gli uomini, e a volte è capace di legare un padre assente con il proprio figlio attraverso l’amore ereditario per la medesima squadra.

Il regista dedica il cortometraggio allo scomparso giornalista Gianni Mura.

THE BOOK OF VISION di Carlo Hintermann

Eva, un chirurgo laureata in oncologia, rinuncia alla carriera per studiare le ricerche mediche di Johan Anmuth, un medico prussiano del ‘700 che ha scritto un libro contenente le speranze, le paure e i sogni di più di 1800 pazienti, sul quale Eva e il suo tutor e amante Henry concentrano le proprie attenzioni.

Ben presto Eva si rende conto che il libro è un portale verso la vita di un’altra epoca, Elizabeth, vissuta al tempo del dottor Anmuth, anche lei in dolce attesa.

Esordio alla regia nel cinema di finzione per Carlo Hintermann, dopo una carriera divisa tra il cortometraggio e il documentario, The Book of Vision [2020] è un fantasy trascendentale ambientato in due archi temporali differenti.

“Nessuno muore davvero.”

Carlo Hintermann fa tutto quello che un regista esordiente non dovrebbe fare: un film in costume, con articolati effetti speciali, salti temporali e un tema di fondo complesso. Assieme ai suoi collaboratori ricostruisce un’articolata e meravigliosa Prussia settecentesca, con costumi e ambientazioni suggestive, supportate dagli effetti speciali fondamentali per sostenere la magia trascendentale dell’opera.

Un film sul potere della reincarnazione capace di abbattere i limiti dello spazio – tempo e infondere nuovamente la vita di un’anima trapassata in un nuovo corpo. L’ombra di Terrence Malick, produttore esecutivo del film, si sente pesantemente.

Il regista si concentra troppo sulla resa visiva del film [anche se l’illuminazione del tempo moderno appare più televisiva che cinematografica], trascurando i personaggi, privi di caratterizzazione e di conseguenza anche di forza. I volti di Charles Danse, Filippo Nigro [il doppiaggio inglese svuota la sua interpretazione], Giselda Volodi e del giovanissimo Justin Korovkin si amalgamano alla perfezione con il paesaggio prussiano. Estranea invece al film è l’attrice Lotte Verbeek incapace di trasmettere emotività al personaggio principale. Il film non riesce a sviluppare appieno né il tema principale, né le sotto trame interne alla storia dei personaggi, aprendo lentamente troppe porte e chiudendole troppo velocemente.

Giulio Golfieri [RATS]

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