JOHN CARPENTER IN CONCERTO: Il report

3Domenica 28 agosto, Auditorium Parco della Musica, a Roma: l’apparizione.

John Carpenter, l’autore di capolavori del cinema di Genere come Halloween – La notte delle streghe, Essi vivono o La cosa, esiste realmente. Ed è ancora in grande forma.

Grazie a DNA Concerti, il Master of Horror ha fatto tappa anche in Italia [a Torino due giorni prima della Capitale] con il suo concerto sospeso a metà tra cinema e musica.

Se nel capoluogo piemontese la location dell’ex fabbrica INCET pare abbia dato man forte a Carpenter e alla band ricreando alla perfezione un’atmosfera da film dell’orrore, a Roma ci si è ritrovati in un luogo assai più istituzionale, ma i tanti fan accorsi ad ascoltare le note tratte dalle colonne sonore dei film cult del regista e dai suoi due ultimi album [“Lost Themes” e “Lost Themes II”] non si sono certo fatti raffreddare da poltrone troppo comode o da un habitat ingessato.

6L’inizio è di quelli col botto… il tema di 1997: Fuga da New York, uno dei più iconici della produzione musicale di Carpenter fa da apripista ad una sequenza di ricordi cinefili amplificati dalle immagini proiettate alle spalle della band e concretizzati nelle note musicali dei brani che rimandano ad una filmografia composta in gran parte di caposaldi del new horror made in USA, da The Fog Il seme della Follia a Il signore del male, con un tocco più rockeggiante regalato, soprattutto, dai pezzi estratti dalla scuderia di “Lost Themes”.

Nello show c’è spazio per un omaggio-riproposizione del tema de La cosa, composto da Ennio Morricone, e per un siparietto con occhiali da sole scuri e grandi cartelli bianchi proiettati con su scritto “OBEY”, “CONSUME” e compagnia bella per introdurre il brano tratto da Essi vivono.

Senza dimenticare le grandi performance del resto della cricca, a cominciare dal figlio del regista, il tastierista Cody Carpenter, e il delizioso balletto sul posto con cui il maestro dell’orrore accompagnava i suoi compari in diversi momenti del live.

5Due piccoli bocconi amari. Il primo è dovuto alla durata un po’ troppo breve: lo spettacolo, diviso in due parti, supera di poco l’ora e dieci e si chiude con un cartello “The End” che non lascia speranze per ulteriori bis. Il secondo è legato alla successiva scomparsa di Carpenter e della band, che non si concedono ad un pubblico in attesa fino a tarda notte, speranzoso di incontrarli da vicino.

Ritornando allo show, non c’è limite anagrafico che possa impedire la piena fruibilità dello spettacolo: “Horror movies will last forever” – afferma Carpenter al microfono, in una delle brevi introduzioni ai pezzi, e fra il pubblico c’è chi completa la frase prima che il regista finisca di parlare.

Luca Ruocco