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TALK TO ME di Danny e Michael Philippou

Continuano a dimostrarsi davvero oculate le scelte degli amici di Midnight Factory – Plaion Pictures riguardo ai titoli da portare in sala. In questo inizio d’autunno il film scelto è Talk to Me, horror spiritico firmato dai registi Danny e Michael Philippou, autori dietro al canale YouTube RackaRacka dedicato [con molta ironia] proprio agli Amici dell’Horror e qui alla loro opera prima pensata per il cinema.

Talk to Me è un film estremamente semplice, ma che riesce proprio grazie alla sua linearità ad apparire fresco e moderno e, cosa non scontata nemmeno in campo horror, a regalare qualche momento di reale spavento. Altra nota positiva: l’horror dei Philippou sa parlare a un pubblico variegato che abbraccia gli appassionati di film del terrore più navigati e maturi e quelli meno esperti e, soprattutto, giovani.

Questo perché tratta di un tema universale come la morte [e quello che c’è dopo] e, ancor più, perché l’orrore raccontato dai Philippou vede al centro proprio un gruppo di ragazzi, le loro insicurezze e paure e anche il loro modo di comunicare e di essere sempre osservati e interconnessi attraversi i social.

Se i social e il web erano già stati scelti e utilizzati come mezzo quasi sempre poco convincente per raccontare nuove ghost stories e film dell’orrore, in questo caso fortunato Stories e brevi video girati con lo smartphone sono solo una modalità davvero organica che ben si sposa la struttura del film per diffondere come un virus la paura e il sovrannaturale e, chiaramente, per attirare all’interno della trappola mortale i giovani protagonisti della storia.

Al centro – di questi video e di Talk to Me – c’è una un macabro feticcio: una mano di ceramica che probabilmente contiene al suo interno quella mummificata di una medium capace di comunicare con l’oltretomba. La mano sembra aver mantenuto i poteri anche dopo essere stata amputata ed è ora di proprietà di due ragazzi che ne hanno fatto il gadget più richiesto durante feste e ritrovi. Sì, perché attraverso la mano e l’utilizzo di due semplici frasi [una è il titolo stesso del film] chiunque può entrare in contatto con l’anima di un defunto sconosciuto e addirittura esserne posseduto. L’importante è non cedere il proprio corpo al trapassato per più di 90 secondi perché, a quanto pare, oltrepassata questa soglia sarà molto difficile costringerlo a ritornare da dove è venuto.

Se tutti, però, sono interessati a provare l’esperienza sovrannaturale quasi come se fosse una nuova droga che permette un viaggio davvero fuori dall’ordinario, Mia [Sophie Wilde] inizia a interessarsene perché non ha mai superato il lutto dovuto alla perdita di suo madre, quindi prova a usare la mano e in qualche modo ne diventa dipendente, proprio come avrebbe potuto fare avvicinandosi a un allucinogeno. Fra le anime con cui entra in contatto spera inconsciamente di trovare quella della mamma, scomparsa in circostanze non del tutto chiare, e quando pensa di averla trovata è ormai troppo tardi. Sia lei che il suo gruppo di amici hanno intessuto rapporti fin troppo stretti e continuativi con quello che c’è dall’altra parte e che ora è legato alla loro quotidianità e sembra avere intenzioni tutt’altro che amichevoli.

Quanto detto rispetto all’utilizzo di social e mezzi amatoriali diegetici è valido anche per quanto riguarda discorsi più squisitamente orrorifici come la seduta spiritica – qui mediata in modo weird attraverso una stretta di mano con il feticcio piuttosto che con una tavoletta ouija – e la possessione, che si coniuga in diversi momenti sospesi tra l’allucinazione e il reale, regalando qualche momento splatter coraggioso e vecchia scuola, senza ricercare a tutti i costi jumpscare meccanici.

A tutto questo si aggiunge un livello narrativo più maturo, che non è obbligatorio in un film di questo tipo ma che, se c’è, gli regala compattezza e peso: stiamo facendo riferimento ai complessi discorsi che stanno al centro dell’impossibilità dell’accettazione della perdita definitiva, che porta la giovane protagonista alla scelta cosciente di superare i confini morali dell’accettabile e donarsi all’ignoto che forse potrebbe riportarle parte di quanto ha perso o, per lo meno, farle dimenticare la perdita. Si parlava dell’ignoto come droga e così si coniuga non solo per Mia, ma anche per i suoi amici più stretti, che proprio da lei [e su sua insistenza] vengono introdotti alla strana pratica e ne rimangono involontariamente schiavi. A questo va aggiunto il ritratto non giudicante di una generazione annebbiata dalla ricerca continua di visibilità e viralità, di un compiacimento riscontrabile unicamente nel rendere il più possibile pubblico quanto compiuto nel privato.

Talk to Me riesce a raccontare tutto questo mettendo su schermo davvero uno schema narrativo semplice e ben leggibile, che si perde solo in un finale volontariamente non del tutto schietto, ma glielo si perdona volentieri.

Se volete cercare un termine di paragone, probabilmente dovreste guardare dalle parti di It Follows di David Robert Mitchell.

Luca Ruocco

TALK TO ME

Regia: Danny Philippou, Michael Philippou

Con: Sophie Wilde, Alexandra Jensen, Joe Bird, Otis Dhanji, Miranda Otto, Zoe Terakes, Chris Alosio, Alexandria Steffensen, Marcus Johnson, Ari McCarthy, Sunny Johnson

Uscita in sala in Italia: giovedì 28 settembre 2023

Sceneggiatura: Danny Philippou, Michael Philippou

Produzione: Screen Australia, South Australian Film Corporation, Adelaide Film Festival, Investment Fund, Head Gear Films, Metrol Technology, Causeway Films

Distribuzione: Midnight Factory, Plaion Pictures

Anno: 2023

Durata: 94’

InGenere Cinema

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