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Saw 3D di Kevin Greutert

“Diamo inizio al gioco! Fin dal principio avete guardato altri soffrire. Adesso tocca a voi giocare! Questa volta il giocatore scelto sei tu. Coraggio entrate in sala, e cercate di uscirne vivi.”

Il curioso trailer di Saw 3D non risparmia nulla, neanche l’aggressione allo spettatore seduto sulla rossa poltrona del cinema, bloccato improvvisamente alle braccia da grosse lamiere di ferro, e atterrito dall’uscita dallo schermo di una macchina infernale e, poi, di una mano gigante, pronta ad afferrare la “prossima vittima”.

Saw 3D è davvero sviluppato con un metodo di rilievo tridimensionale spettacolare ed efficace. Non un film in tre dimensioni inespressivo e infantile [tanto per seguire la moda del momento], ma sbalorditivo, tanto da far chiudere gli occhi, di fronte ai continui schizzi di sangue, ai brandelli di carne, alle lingue, e a molto altro ancora.

Già dal trailer si comprende che, se i precedenti capitoli erano agghiaccianti, nell’episodio finale della saga la ferocia sarebbe stata senza limiti, così come ancora più bestiali sono le scene di tortura dei famosi “giochi”.

Diciamo subito che le novità, almeno nella tematica, sono davvero poche, a differenza di quello che ci si sarebbe potuti aspettare. L’erede dell’Enigmista, ovvero il detective Hoffman, continua imperterrito nella sua macabra follia, ma questa volta supera i suoi limiti [semmai ne abbia avuti], riuscendo ad amplificare, grazie ai sempre più sviluppati strumenti supplizianti, le urla, le sofferenze, la mole di sangue, l’eccesso, insomma, in poche parole questo Saw è il più torture porn in assoluto!

Avevamo lasciato Saw VI con il croccante antagonismo venutosi a creare tra Hoffman [Costas Mandylor] e Jill [moglie di Jigsaw, interpretata da Betsy Russel]; i due, spietati maestri nella pratica della tortura, tentano di farsi fuori l’uno con l’altro: è lotta aperta.

Di certo questa lunga rincorsa all’ultimo sangue è la parte più avvincente del film, perché la più attesa, quella più vissuta, più tremolante. E’ Jill la preferita dello spettatore: lei che conosce meglio di chiunque altro la storia del famoso serial killer, che ne ha vissuto l’evoluzione, e che quindi pretende il primato su Hoffman [in nome di questo legame], semplicemente eliminandolo dal gioco, per porre definitiva fine alla sua supremazia.

I loro inseguimenti, il loro nascondersi e spiare, hanno presa sul pubblico, lasciano scorrere l’adrenalina: lo spettatore aspetta di veder spuntare all’improvviso l’uno e l’altro, in attesa di scoprire chi rimarrà in vita.

A ciò si aggiungono le truculente esperienze a cui sono sottoposte le vittime. Straordinariamente efficace la scena iniziale, che vede come prima protagonista la vetrina di un negozio che non pubblicizza più prodotti commerciali, ma due ragazzi in carne e ossa, legati ad un macchinario con due seghe circolari, a cui Jigsaw [il terrificante Tobin Bell] chiederà di fare un scelta: uccidere la ragazza, da loro contesa, o uccidersi l’uno con l’altro, in nome dell’Amore.

La scena che forse potrà scuotere anche gli stomaci più forti è quella in cui l’ennesimo malcapitato, colpevole con i suoi amici di aver compiuto atti razzisti, si sveglia in auto scoprendo di essere stato incollato al sedile. Se vorrà uscirne vivo, dovrà dimenticare la pelle della schiena in auto.

La storia preponderante, però, è concentrata sul personaggio di Bobby [Patrick Sean Flanery], divenuto un divo televisivo per aver pubblicizzato oltre misura la sua storia di sopravvissuto al “gioco”. Sfruttando l’onda del successo, l’uomo decide di pubblicare un’autobiografia, che è subito bestseller.

Sarà lui l’ostaggio ideale dell’ultimo enigmista. Per la seconda volta? Non vi resta che ascoltare ancora la spiegazione dalla calda e orripilante voce di Jigsaw, per scoprirlo.

Saw affeziona, non stanca per niente. E forse è proprio per questo che non sembra mai ad una fine certa. C’è chi parla di un capitolo 8 [e le prerogative perché sia realizzato, da sceneggiatura, ci sono tutte], chi garantisce che, una volta svelato il mistero, si sia davvero giunti al “the end”.

Saw 3D ha riscosso un discreto successo, ma come il capitolo precedente, senza fare il botto [che grazie all’uso del 3D era aspettato]. Sarà forse dovuto alla poca incisività del capitolo precedente? Può darsi, ma Saw 3D non merita, non questo capitolo, la brusca crisi di biglietti staccati: è un film di grande pathos perché non è più solo basato sui classici “giochetti” [peraltro qui molto più divertenti], più sofferto, più clamoroso e spietato, ancora più appassionante.

Gilda Signoretti

 

Regia: Kevin Greutert

Con: Tobin Bell, Betsy Russel, Costas Mandylor, Cary Elwes, Sean Patrick Flanery

Durata: 90 min

InGenere Cinema

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