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LONTANO LONTANO di Gianni De Gregorio

Cambiare vita, lasciarsi tutto alle spalle, ricominciare da zero, magari anche con la paura dell’incertezza e la precarietà di chi abbandona una solidità costruita faticosamente negli anni. Mai come in questo periodo storico, forse, un tema come questo è così fortemente sentito in maniera trasversale da diverse generazioni e classi sociali: giovani precari in cerca di una realizzazione per la propria vita futura, dopo anni di studio e preparazione, ma anche, come nel caso di Lontano lontano, cittadini anziani che si sentono in qualche modo tagliati fuori da un mondo al quale hanno dato molto, ciascuno a modo proprio. Il motore di questa semplice, deliziosa ed estremamente poetica vicenda, infatti, è proprio questo: due cittadini “senior” [come il politically correct all’americana ci impone di dire, evitando un poco decoroso, anche se più verace “vecchietti’’], amici di lunga data, seppure radicalmente diversi come carattere, provenienza e generale atteggiamento nei confronti della vita, ne incontrano un terzo, spinti dalla ricerca di informazioni per inseguire un miraggio meraviglioso: abbandonare la misera situazione di vita in cui versano, fra pensione sempre più bassa, percezione di un mondo che cambia troppo velocemente per loro e una generale insofferenza per una condizione sempre uguale a se stessa.

Giorgetto [Giorgio Colangeli], pensionato con la minima, che non riesce ad arrivare a fine mese fra continui tagli e che da sempre desidera solo godere della vita ed essere felice, si confida e confronta da sempre con il Professore [Gianni Di Gregorio], dal carattere molto schivo e riservato, umile e sognatore, legato ai suoi libri e al ricordo della gioia dell’insegnamento, un ricordo sbiadito che non trova riscontro nella memoria dei suoi ex-allievi che hanno abbandonato qualsiasi memoria del suo adorato latino. Da questo confronto nasce un’idea, folle quanto desiderabile, di andarsene dall’Italia, in cerca di un paradiso in cui vivere agiatamente con la misera pensione percepita e in cui rinascere nella serenità di un nuovo sogno della terza età. La ricerca di informazioni per raggiungere questo sogno li porta, per un fortuito errore, a incontrare Attilio [un meraviglioso e mai dimenticato Ennio Fantastichini], un robivecchi un po’ fricchettone che si arrangia da tutta la vita e vive nel desiderio di ritrovare la gioia dei suoi viaggi di gioventù; incontro che, inaspettatamente, li porterà a costruire una bellissima e profonda nuova amicizia, pur con tutte le differenze di carattere; il sogno del viaggio passa così quasi in secondo piano, davanti alla scoperta di un legame di vita inaspettato e puro, senza età e senza tempo, come solo la vera amicizia sa essere.

Di Gregorio mostra un’abilità incredibile nel comunicare un senso di perduta e serena lentezza nell’affrontare la vita, un passo dolce e sano, che caratterizza movimenti di macchina e di attori, riflessioni, pause, silenzi, e la recitazione stessa di tutti gli attori, estremamente centrati nei ruoli e nelle interazioni. Una lentezza che invoglia a riflettere, che ci fa guardare dentro alla ricerca di ciò che davvero conta nelle nostre vite: un sorriso, il rapporto di un padre con la propria figlia, un gesto d’incoraggiamento e di gentilezza verso un giovane che, a differenza dei protagonisti, è stato costretto ad abbandonare il proprio Paese e vorrebbe costruirsi un futuro che è ancora di là da venire; e proprio guardando il giovane Abu [Salih Saadin Khalid], la sua forza e sopportazione e la sua determinazione, i tre amici scopriranno valori che hanno sempre avuto nel proprio cuore e che non hanno prezzo, in confronto a tutte le ipotesi di viaggio, di scoperta, di avventura. Una felicità a km 0 che ci viene rivelata con estrema spontaneità e naturalezza, come fosse [e forse lo è davvero] la cosa più pura e semplice del mondo.

Una poesia toccante e mai retorica, quella di Di Gregorio, che rinnova i suoi stilemi, come ci ha già abituati in passato [Pranzo di ferragosto, Gianni e le donne, Buoni a nulla], riportandoci pennellate di un mondo piccolo eppure enorme [la sua Trastevere, questa volta, esplorata con un amore visivo viscerale e dolcissimo, negli angoli, nei vicoli, nei bar e nei volti, tanto da sentirne il calore sonnecchiante], all’interno del quale, lasciandoci accompagnare per mano, troveremmo tutta la felicità che custodiamo in noi e che non immaginiamo neanche di avere. Il finale, toccante e puro, spontaneo e di altissima poesia, ci insegna in una manciata di inquadrature e di silenzi-presenze, proprio questo, in maniera magistrale: forse, per vivere, tutto ciò di cui abbiamo bisogno è un gesto d’amore, e le persone vicine al nostro cuore con le quali condividerlo.

Questo è decisamente il Cinema di cui abbiamo bisogno.

Federico Moschetti

LONTANO LONTANO

Regia: Gianni Di Gregorio

Con: Ennio Fantastichini, Giorgio Colangeli, Gianni Di Gregorio

Uscita in sala in Italia: giovedì 20 febbraio 2020

Sceneggiatura: Marco Pettenello, Gianni Di Gregorio

Produzione: Angelo Barbagallo; BIBI FILM – LE PACTE

Distribuzione: Parthenos

Anno: 2019

Durata: 90’

InGenere Cinema

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