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LO ZOO DI VETRO di Leonardo Lidi

Il giovane Leonardo Lidi porta al Teatro Vascello di Roma il primo grande successo firmato da Teneesse Williams, Lo Zoo di Vetro. In scena dal 22 al 27 febbraio, l’adattamento di Lidi è certamente tra i più fedeli al testo originale, seppure con una messa in scena allegorica che si allontana dal realismo voluto dallo scrittore americano.

Un racconto di perdita e abbandono, di amore materno soffocante ma dolcissimo, di auto isolamento e paura di vivere. Fragile come degli animaletti di vetro [i soprammobili collezionati da Laura che danno il titolo allo spettacolo] la famiglia Wingfield si rifugia in una casa senza pareti che consente di costruire illusioni e di nascondere verità e sofferenze. Ma è solo una mera apparenza, un tentativo fallimentare che si riduce a una mascherata che non riesce a celare il dolore e lo sconforto di tutti i membri di questa famigliola così peculiare, eppure così comune. Una madre con due figlioli che prova maldestramente a vivere una vita immaginaria, sorretta dalla sue stesse bugie che si ostina a imporre la propria idea di futuro e felicità ai figli senza tenere in considerazione ciò che essi desiderano davvero. Figura materna complessa e tenera, interpretata magnificamente da Mariangela Granelli che con intensità e misura fa vivere ossessioni, disfunzioni e fragilità di un personaggio ancora terribilmente attuale.

Come fa Williams nel suo testo, anche Lidi nel suo adattamento pone al centro del rapporto familiare l’incomunicabilità generazionale, una distanza che a poco a poco diventa incolmabile quando Tom [il primogenito maschio] inizia a palesare la voglia di uscire da quella casa per non farvi più ritorno. Tentazione che sembra ricalcare quella avuta dal padre quando decise di abbandonare lui, sua sorella e sua madre, lasciandoli soli nella vergogna e in una composta disperazione.

Lo Zoo di Vetro è pertanto uno spettacolo riuscito e coinvolgente, realizzato da chi il teatro lo conosce [in particolare quello contemporaneo] anche se ancora troppo legato a dettami e stilemi di un’avanguardia d’Accademia. Lidi padroneggia perfettamente il significato e la poetica di Williams facendone una sintesi visionaria e dolente.

Tuttavia, alcune delle sue scelte appaiono efficaci – come, ad esempio, l’utilizzo della scenografia o la direzione degli attori; altre, invece, a nostro parere si perdono in un esercizio intellettuale che spinge lo spettatore a un’interpretazione forzata o, peggio, a un rifiuto di ciò che potrebbe non comprendere.

Ciò detto, Lo Zoo di Vetro resta un’interessante rilettura di un nuovo classico, riproposto come metafora anti-realistica colma d’incomunicabilità e aspirazioni poetiche represse.

Paolo Gaudio

LO ZOO DI VETRO

Adattamento e Regia: Leonardo Lidi

Con: Lorenzo Bartoli, Tindaro Granata, Mariangela Granelli, Anahì Traversi

Produzione: LAC Lugano Arte e Cultura in coproduzione con Teatro Carcano Centro d’Arte Contemporanea, TPE – Teatro Piemonte Europa

InGenere Cinema

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