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EMANUELLE IN AMERICA di Joe D’Amato

Siamo nel 1974 quando in Francia viene prodotta una pellicola a tinte erotiche dal titolo Emmanuelle, diretta da Just Jaekin e ispirata ad un omonimo romanzo. Nonostante i corposi tagli che subì dalla censura dell’epoca, il film ebbe un successo enorme sia in patria che all’estero, tanto da dar vita ad una corposissima lista di sequel apocrifi e non. Nel frattempo iniziava a muovere i suoi primi passi nel mondo del cinema la fotomodella indonesiana Laura Gemser, destinata ad imporsi come una delle icone del nostro cosiddetto cinema BIS. Dopo un paio di apparizioni in cui nei crediti veniva indicata come Emanuelle [con una sola emme, ovviamente per questioni di diritti], il produttore Edmondo Amati non tardò infatti ad assicurarsi le sue prestazioni e a vedere in lei il volto perfetto per lanciare definitivamente la serie dedicata ad Emanuelle Nera, per cui la Gemser viene celebrata dagli appassionati ancora ai nostri giorni.

In realtà il personaggio [sempre con il volto dell’attrice indonesiana] era già comparso in una pellicola del 1975 dal titolo omonimo e diretto da Adalberto Albertini, ma è nel 1976 che Amati si appropria del progetto ed affida la regia di un nuovo film ad un certo Joe D’Amato [alias Aristide Massaccesi].

Il titolo in questione è Emanuelle Nera – Orient Reportage, dove la nostra sexy eroina torna per la seconda volta [dopo il film di Albertini] ad assumere le vesti di un’intraprendente, spavalda e alquanto libertina giornalista di una testata erotico/scandalistica. La pellicola viene soprattutto ricordata per aver gettato le nuove basi della serie e il connubio D’Amato/Gemser darà vita ad altri quattro titoli incentrati su questo personaggio. E’ però con il secondo tentativo, Emanuelle in America, che la coppia raggiungerà in qualche modo il suo apice, attraverso un film che è prima di tutto contaminazione, dove convivono [nel tipico stile del regista romano] più Generi: dal thriller all’avventuroso, dalla commedia all’horror splatter, dallo spionaggio all’erotico, fino a sconfinare [nelle edizioni integrali per il mercato estero] nell’hardcore puro, con tanto di scena in  cui ci viene mostrata persino la masturbazione di un cavallo.

La trama appare quasi un pretesto per mettere in scena una sequela di immagini sempre più spinte e ai limiti dell’eccesso, finendo per apparire come spezzettata in vari blocchi quasi scollegati: prima vediamo la nostra protagonista impegnata a New York per portare a termine uno scoop su un miliardario che gestisce una sorta di harem; poi il direttore del giornale per cui lavora la spedisce a Venezia e si ritrova coinvolta in una festa che degenera in una pratica orgiastica; successivamente la ritroviamo su un’isola dei Caraibi, dove cerca di scoprire la verità in merito ad un particolare club privato; infine si sposta in una Repubblica del Sudamerica e, dopo aver incontrato un facoltoso individuo continuamente alla ricerca di nuovi piaceri, finisce per assistere ad un video snuff dove un gruppo di militari compie una serie di tremende torture ai danni di alcune ragazze. Ed è qui che il film sforna il vero pezzo da novanta e ci regala uno dei momenti shock più brutali e disturbanti di tutto il nostro cinema. Un piccolo mosaico di atrocità efferatissime [olio bollente fatto ingurgitare con un imbuto, ganci attaccati alla pelle, stupri con falli di ferro, seni asportati…] che D’Amato gira con maestria assoluta attraverso riprese effettuate con macchina a mano e graffiando la pellicola per aumentarne il senso di sporcizia. Ma una menzione la meritano soprattutto gli strabilianti effetti speciali del maestro Giannetto De Rossi, talmente realistici che lui e la sua crew dovettero dimostrare in tribunale che si trattava di pura finzione cinematografica. Come se non bastasse, una delle attrici che interpretava una ragazza seviziata nel finto snuff, quando si rivide sullo schermo fece causa alla produzione per il trauma che le era stato procurato. Ma Emanuelle in America non si limita ad offrirci un mero spettacolo di pornografia e violenza. Emanuelle in America è soprattutto il miglior film della serie su questo personaggio e [insieme a pellicole come Buio Omega e Caligola, di cui abbiamo parlato qui https://www.ingenerecinema.com/2022/09/13/caligola-la-storia-mai-raccontata-di-joe-damato/] dell’intera produzione di D’Amato.

Una pellicola che è soprattutto un manifesto dell’exploitation più anarchica e incontrollata. Un’opera quasi impossibile da catalogare e da valutare in modo oggettivo, che rappresenta un autentico punto di non ritorno all’interno di un cinema ormai irripetibile. Per un recupero in Blu-Ray, il consiglio è quello di orientarsi vero il maestoso box della Severin Films dal titolo The Sensual World of Black Emanuelle, che comprende tutti i titoli della serie e altri contenuti per un totale di ventiquattro film e quindici dischi.

Lorenzo Paviano

EMANUELLE IN AMERICA

Regia: Joe D’Amato [Aristide Massaccesi]

Con: Laura Gemser, Gabriele Tinti, Roger Browne, Lars Bloch, Paola Senatore, Riccardo Salvino, Giulio Bianchi, Stefania Nocini, Efrem Appel

Sceneggiatura: Piero Vivarelli, Maria Pia Fusco, Ottavio Alessi

Produzione: New Film Production, Krystal Film

Distribuzione: Fida Cinematografica

Anno: 1977

Durata: 82’ [versione italiana], 100’ [versione hard]

InGenere Cinema

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