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ALTA TENSIONE di Alexandre Aja

Con questo titolo si apre la breve stagione cinematografica del cosiddetto new horror d’oltralpe, a cui seguiranno pellicole di discreto successo come Frontiers, Martyrs o Inside – A l’Interieur [di cui abbiamo parlato qui]. Tutti prodotti concepiti per reinterpretare i canoni del mostrabile nell’ambito della violenza esplicita. Un allora giovanissimo Alexandre Aja firma infatti con Alta tensione una sorta di punto di partenza per questa nuova ondata di shock movies. Peccato solo che dopo questo inizio di carriera assai incoraggiante [e l’altrettanto valido remake di un classico come Le colline hanno gli occhi, girato tre anni dopo], il talentuoso cineasta francese abbia finito per far perdere man mano le sue tracce.

La storia vede una ragazza di nome Marie invitata a trascorrere alcuni giorni nel casolare di campagna della sua amica Alex per concentrarsi sulla preparazione degli esami universitari. Durante la notte, un sanguinario omicida irrompe nell’abitazione e compie un massacro, uccidendo sia i genitori che il fratellino di Alex. Quest’ultima viene invece rapita e portata via all’interno di un furgone dall’assassino, ignaro del fatto che Marie sia ancora viva e decisa ad inseguirlo per salvare l’amica. Senza troppi preamboli né particolari sottotesti, la sceneggiatura e la regia di Aja mirano a catapultarci quasi da subito in uno spettacolo che non conosce tempi morti, in un susseguirsi di scene costruite con un perfetto senso della tensione narrativa. Novanta minuti di puro e semplice cinema di Genere che riescono a tenere lo spettatore inchiodato alla poltrona, fino ad un colpo di scena risolutivo [pare suggerito al regista da un certo Luc Besson, anche produttore del film, che ebbe l’idea dopo aver letto il soggetto] a dir poco inaspettato ma che continua a dividere il pubblico: alcuni, infatti, lo hanno esaltato come uno dei finali più ad effetto del cinema horror di quel periodo, mentre altri si sono limitati a definirlo una buffonata. C’è da riconoscere che il tentativo di sorprendere a tutti i costi, in questo caso, finisce per fare palesemente a cazzotti con la logica degli eventi, ma si tratta davvero di un peccato veniale [se di peccato si può parlare] di fronte ad una messa in scena così aggressiva e ben ritmata.

Valido anche il cast [in cui spiccano il veterano Philippe Nahon e la bravissima Cécile De France], funzionali le musiche [quantomeno curiosa, ma azzeccata, la scelta di inserire persino Sarà Perché ti Amo dei Ricchi e Poveri!] ed eccellenti gli effetti speciali del compianto Giannetto De Rossi, fortemente voluto dallo stesso Aja. L’artista che decenni prima aveva reso grande nel campo dell’effettistica anche il nostro glorioso cinema BIS, a distanza di tempo sembra non aver perso la sua mano e, al solito, non sfigura affatto di fronte ai più blasonati colleghi di Hollywood. La lunga sequenza del massacro al casolare [che in parte richiama l’ottimo thriller degli anni Settanta Terrore Cieco] è uno dei pezzi forti del film, dove il nostro Giannetto trasforma la location in una sorta di mattatoio, scatenandosi tra amputazioni, teste mozzate, fucilate e sgozzamenti. Ma non scherza neanche il climax finale, con l’apice del gore raggiunto durante la scena in cui un poveretto viene dilaniato dal villain armato di motosega. Insomma, siamo di fronte ad un avvincente splatter/thriller dal plot fin troppo elementare ma diretto e montato in maniera encomiabile. Per i soggetti più impressionabili rimane comunque un titolo da cui stare ben alla larga.

Lorenzo Paviano

ALTA TENSIONE

Regia: Alexandre Aja

Con: Cécile De France, Maiwenn Le Besco, Philippe Nahon, Andrei Finti, Oana Pellea, Franck Khalfoun

Sceneggiatura: Alexandre Aja, Grégory Levasseur

Produzione: Luc Besson, Alexandre Films, Europa Corp.

Distribuzione: Eagle Pictures

Anno: 2003

Durata: 91’

InGenere Cinema

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