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MACBETTU di Alessandro Serra

Dopo più di quattro secoli dalla sua scomparsa, William Shakespeare continua ancora ad essere il più influente drammaturgo di tutti i tempi e, soprattutto, ancora il più rappresentato. Chiunque decida oggi di adattare una delle opere del drammaturgo inglese per eccellenza ha però da confrontarsi con quel velo di sacralità che aleggia attorno al suo lavoro. Non è difficile, infatti, incappare in adattamenti davvero poco degni di nota, che spesso e volentieri trascurano – se non addirittura tradiscono – la poetica che circonda opere come Romeo e Giulietta, Sogno di una notte di mezza estate, Il Mercante di Venezia e così via.

Con Macbettu, adattamento del Macbeth in lingua sarda recitato soltanto da uomini, come nella più pura tradizione elisabettiana, Alessandro Serra riesce nell’arduo compito di regalarci il migliore dei modi possibili per proporre sulle scene Shakespeare ai giorni nostri.

Sorvoliamo sul racconto della storia, poiché più o meno tutti già la conosciamo e poiché sarebbe impossibile riassumerla in poche righe, ma vi basti sapere che Macbettu è più che fedele all’originale, certo più scarno, ridotto lecitamente a un’ora e trenta di durata, ma non c’è nessuna deviazione, nessuna voglia di allontanarsi dal percorso narrativo shakespeariano.

C’è, però, l’idea: l’accostamento dell’opera alla cultura sarda, alle maschere dei carnevali, alla terra, alla natura cruda, alle pelli di animali, ai suoni cupi, alle feste di paese e alle lotte di coltello dopo le partite a morra. L’uso della lingua sarda – per quanto siano presenti i sovratitoli in italiano – non è mai ostacolo, bensì mezzo di comunicazione potentissimo, che trapela verità. La musicalità del parlato si sposa perfettamente con i suoni duri del metallo, del legno, della pietra che potenti sembrano danzare sulla scena così come fanno gli attori, tutti eccezionali, che si muovono sul palco con straordinario utilizzo della prossemica teatrale. Movimenti geometrici, pieni di diagonali, in linee quasi sempre rette e mai lasciate al caso, militaresche, contrapposte invece a quelle circolari e sabbatiche riferite alla magia.

È nell’evocazione che si manifesta la sapiente mano registica di Serra, che ci delizia con un susseguirsi di trovate originali, mai scontate, ma sempre estremamente comunicative, che non cadono mai nell’intellettualismo.

Macbettu è uno spettacolo materico, in cui si sente forte l’odore del vino, in cui rumori assordanti fanno male alle orecchie, in cui i corpi degli attori sudano e vibrano sul palco all’unisono e arrivano violenti nel cuore dello spettatore. Ogni gesto, anche il più impercettibile, è carico di potenza narrativa, di racconto, di poesia concreta. Una scenografia vivente che si smembra – come del resto fa il personaggio di Macbeth nel corso dell’opera – che cambia di scena in scena, si modifica e modifica l’assetto del palco così spoglio, eppure così riempito di sostanza. Una stupenda Lady Macbeth, imponente, marmorea, che culla e quasi allatta al seno il marito a cui suggerisce l’inizio della sua rovina e che trova in una pazzia tutta a levare il suo picco attoriale più forte. Tre divertenti streghe di espressione contadina, che sembrano uscite da un cartone e che sanno però diventare improvvisamente terrorizzanti, rivelazione di una certa giocosità del male, viva e palpabile, opera di chissà quale diavolo spietato.

In Macbettu c’è il cuore del teatro popolare – inteso come teatro di tutti e per tutti – c’è il teatro di tradizione, ma anche il teatro elisabettiano, quello greco, quello contemporaneo. Ecco perché verrebbe da dire che Macbettu è IL teatro, perché riesce a coniugare insieme mondi, a farli vivere contemporaneamente sullo stesso palco, a raccontare storie universali attraverso l’importanza del gesto e attraverso la peculiarità del mezzo scelto per comunicare.

Non a caso, calca i palchi di tutto il mondo dal 2017 [anno in cui, peraltro, si è aggiudicato il Premio Ubu al miglior spettacolo dell’anno] e ci auguriamo che possa continuare a lungo a ricevere gli applausi di un pubblico assetato di bellezza.

Irene Scialanca

MACBETTU

Regia: Alessandro Serra

Tratto da: Macbeth di William Shakespeare

Traduzione in sardo e consulenza linguistica: Giovanni Carroni

Con: Fulvio Accogli, Andrea Bartolomeo, Alessandro Burzotta, Giovanni Carroni, Maurizio Giordo, Mirko Iurlaro, Stefano Mereu, Felice Montervino

Produzione: Sardegna Teatro, compagnia TeatroPersona

Dove: Teatro Vascello di Roma dal 15 al 19 marzo

InGenere Cinema

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