Nel Marvel Cinematic Universe era già successo che un villain rubasse la scena al suo supereroe di riferimento per diventare il protagonista di una sua origin story, basti pensare a Morbius [2022] o alla trilogia dedicata a Venom [2018 – 2024].
Quello che ora accade con Clayface, per i DC Studios è cinematograficamente una novità, perché se è vero che The Penguin nel 2022 ha già raccontato infanzia e ascesa criminale dell’Oz Cobb di Colin Farrell in forma di serie spin-off del The Batman di Matt Reeves, nel nuovo universo cinecomic [ancora] guidato da James Gunn è la prima volta che un villain viene elevato a protagonista di un film, ancor prima di apparire all’interno di un film con protagonista l’eroe di turno.
Clayface, infatti, racconta una storia ambientata fra le strade di una Gotham City pre-Batman, ma già abbastanza criminale, e fotografa anche molto bene lo star system della città dell’Uomo Pipistrello, così simile a quello hollywoodiano. Anche in questo caso, come negli episodi marveliani citati in testa, si tratta di una origin story che qui mescola, in gran parte reinventando e di certo attualizzando, alcune delle passate – e assai differenti tra loro – incarnazioni a fumetti del personaggio di Clayface.
Nota interessante: si tratta di un film che guarda dritto negli occhi l’horror, in particolar modo il body horror. Il fatto è ancor più degno di nota, perché avviene all’interno di una stagione horror creativamente felice e con diverse sorprese di botteghino come quella corrente. A tenere le redini di questo movimento d’avvicinamento del cinecomic al film dell’orrore sono due autori che hanno legato le loro carriere al Genere: alla regia James Watkins, il regista di Eden Lake [2008], The Woman in Black [2012] e del remake americano di Speak No Evil del 2022. Alla sceneggiatura, almeno nella sua versione primordiale, il regista più
kinghiano [nel senso di legato agli scritti e all’immaginario di/da Stephen King] di sempre: Mike Flanagan. Di sicuro, quest’ultimo. il più riconoscibile tra i due per poetica [anche se in gran parte ereditata], ma anche quello che ha saputo nel tempo ritagliarsi una sua credibilità fra gli autori del cinema più nero che, magari non sempre stabilmente, lo ha portato a firmare serie interessanti come Midnight Mass [2021] e il freschissimo e molto attuale [per temi e riferimenti] adattamento di Carrie [2026].
Abbiamo specificato che Flanagan era dentro al progetto fino alla prima versione dello script, perché quasi in contemporanea all’uscita di Carrie su Prime e a qualche settimana dall’uscita di Clayface in sala, il regista di Doctor Sleep ha preso le distanze dalla sceneggiatura definitiva del film, rilavorata da Hossein Amini [Drive, Biancaneve e il cacciatore].
Su quanto sia rimasto dello scritto originale di Flanagan, che aveva per primo espresso l’intenzione di voler lavorare sul personaggio dell’Uomo d’Argilla, perché innamorato dei due
episodi a lui dedicati nella serie animata Batman del 1992, non ci ancora dato di saperlo. Di sicuro nella storia di Matt Hagen [Tom Rhys Harries], attore emergente [con poco appeal e, come si vedrà, poca intelligenza] e in rapida ascesa, l’aura di voler rimandare a un macro-universo di paura per convincere i conoscitori di film dell’orrore che un cinecomic possa fare anche per loro rimane. Clayface racconta in particolar modo il suo brusco e rapido declino dell’attore a un passo dalla conquista di un Oscar [anche se il premio non viene mai nominato], a causa di un gangster di Gotham che gli sfigura in modo definivo il volto, dopo aver subito da lui un torto. L’intero mondo del cinema, che prima gli
ronzava attorno, lo abbandona già durante la convalescenza in ospedale. L’uomo si ritrova solo, senza un soldo e costretto a ritornare alla vita di stenti da cui anni prima era partito. Questo finché non scopre casualmente le cure sperimentali della dottoressa Caitlyn Corr [Naomi Ackie] che, mescolando rigenerazione cellulare e intelligenza artificiale, potrebbero ridargli il suo volto o, nella peggiore delle ipotesi, porre la parola fine a quella vita da incubo.
Watkins ha dichiarato di aver girato Clayface con nel cuore La mosca di Cronenberg, padre del body horror e della nuova carne. Guardando, però, il film sulla nascita dell’Uomo Argilla è fin troppo facile, e non errato, pensare di apparentarlo a un altro film dell’orrore che racconta di corpi in mutazione, di perdita dell’identità e del proprio ruolo sociale, di ossessione per l’esteriore e di vanità, calando il tutto all’interno del mondo del cinema. Si tratta del The Substance di Coralie Fargeat, altro body horror assai più moderno [2024], che si apparentava all’aggressione dell’organico e al carnale di Yuzna e Screaming Mad George, con tanto di siringone di liquido verde.
Con il film di Fargeat, Clayface condivide lo stesso perimetro para-hollywoodiano, ma il film di Watkins ha una struttura da revenge movie che sembra rimandare al Darkman di Raimi e a Il corvo di Alex Proyas.
Mentre in principio le cellule sintetiche sembrano compiere il miracolo, infatti, dopo poco mostrano un effetto collaterale non da niente: il volto di Matt muta in maniera mostruosa e autolesiva, quando l’uomo non riesce a controllare le sue emozioni. Col tempo, però, l’oscuro prodigio si dimostra ancor più assurdo e, con un po’ di pratica, l’ex attore capisce di poter assumere i connotati [statura, stazza e indumenti compresi] di qualsiasi essere umano [e non solo] abbia in mente. Clayface, va sottolineato, è un film che non cerca di stupire lo spettatore. Non lo fa mai, anzi asseconda schemi prevedibili e in qualche modo rassicuranti.
Quello che può sembrare un superpotere, per un uomo che già ha smarrito il proprio io ed è crollato nella nera disperazione, è solo la ciliegina su una torta maledetta che, rimbalzando tra una siringa da mad doctor alla Re-Animator, ma moderna; palpebre che si fondono e devo
essere riaperte con un paio di forbicette in un minuscolo bagno di aereo; sogni erotici con mutazione sessuale annessa; corpi deformi e qualche omicidio, fanno perdere al protagonista qualsiasi briciolo di umanità rimastagli, sotterrando il suo io sotto un’orribile declinazione mutante di una, nessuna e centomila possibilità altre identità.
Il sogno di ogni attore, riuscire a interpretare qualunque ruolo in maniera perfetta, può rivelarsi un orrore. Watkins, Amini e un po’ Flanagan raccontano come. Dal calderone dai mille rimandi, viene fuori un piccolo horrorcomic piacevole, ma troppo tranquillo, sicuramente più riuscito di esperimenti come Morbius, ma allo stesso tempo lontano anni luce da La mosca, ma anche da The Substance che aveva riconosciuto e afferrato molto meglio le redini del body horror.
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CLAYFACE
Regia: James Watkins
Con: Tom Rhys Harries, Naomi Ackie, Max Minghella, David Dencik, Eddie Marsan
Uscita sala in Italia: giovedì 22 ottobre 2026
Sceneggiatura: Mike Flanagan, Hossein Amini
Produzione: 6th & Idaho Productions, British Film Commission, DC Studios, The Safran Company, Warner Bros. Studios
Distribuzione: Warner Bros. Pictures
Anno: 2026
Durata: 108′
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