Dylan Dog, l’indagatore dell’incubo creato nel 1986 da Tiziano Sclavi, compie 40 anni di intensa vita editoriale.
La nostra Gazzetta continua a festeggiare l’importante traguardo con le interviste di Luca Ruocco ad alcuni degli autori più importanti dello staff dylaniato!
La serie di interviste Dylan Dog: 40 anni di incubi è pubblicata a puntate sul canale YouTube di InGenereCinema.com, con un breve estratto testuale sulle pagine web del nostro sito.
La protagonista di questa intervista, l’ultima di questa serie, è la curatrice e sceneggiatrice Barbara Baraldi, da sempre fan dylaniata [c’è chi l’ha definita la “fan numero 1” dell’indagatore dell’incubo] e padrona di casa a Craven Road numero 7, dal maggio del 2023. Il “suo” Dylan guarda dritto verso quello originario di Tiziano Sclavi, senza però perdere di vista il contemporaneo e il modo in cui la paura e l’incubo possono farsi filtro per raccontare problemi, storture e difetti della società di oggi.
La scrittura di Tiziano Sclavi, la famiglia dei dylaniati, la responsabilità di scrivere un albo celebrativo, le caratteristiche che hanno reso l’indagatore dell’incubo un fenomeno culturale… questi e tanti altri argomenti affrontati insieme alla curatrice del fumetto horror più importante d’Italia.
Dylan Dog compie 40 anni e la festa continua anche su InGenereCinema!
[Luca Ruocco]: Oggi, quando usciamo con questa intervista, è il 26 di settembre, quindi cominciano ufficialmente i 40 anni di Dylan Dog!
[Barbara Baraldi]: Assolutamente e sono contenta di festeggiarlo con un dylaniato e con i dylaniati che ci ascolteranno. Fa molto piacere vedere questo affetto, vedere come siamo uniti, questa fratellanza, sorellanza tra dylaniati e vedere come si festeggia un personaggio che è diventato secondo me per noi una persona, un appuntamento con cui siamo di fatto cresciuti, perché tanti di noi sono diventati grandi con Dylan. Poi, magari, mi capita a Lucca di conoscere le nuove generazioni ed è una cosa che fa un sacco piacere e sai che fa impressione, fa impressione perché magari vengono emozionati e hanno cominciato a leggere con noi! Hanno cominciato a leggere con una mia storia, con una storia di Rita [Porretto] e Silvia [Mericone] e fa veramente effetto perché, come dire, non te l’aspetti, perché tu sei uno di loro che ha iniziato con i grandi… adesso qualcuno magari comincia con la tua storia e poi sceglie di recuperare le altre. Sono cose molto molto belle.
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[LR]: Sì, immagino, è veramente bello anche il fatto che ora molti di voi autori avete iniziato come lettori di Dylan Dog e poi siete arrivati adesso a scrivere o a disegnare le storie, quindi in questo momento storico editoriale c’è proprio una commissione tra autori che hanno fatto, diciamo, la storia del personaggio e altri autori che la fanno, fanno quella più contemporanea.
[BB]: Sì, assolutamente, è una commissione ed è proprio qualcosa che si porta avanti. Io mi sono ritrovata… Per esempio, io amo le storie, amo le fiabe nere e mi sono ritrovata a raccontare a mia volta le storie magari che mi raccontava mia nonna quando ero piccola. Poi quando le ho raccontate a mia volta ai miei fratelli, perché con due dei miei fratelli c’è una grande differenza di età e quindi gli ultimi due un po’ li ho cresciuti, è stato bello perché io poi un po’ le modificavo, però erano storie che prendevano magari lo spirito originale, però poi inserivo cose mie e mi piace pensare che ci sia questo cuore vivo, questo nucleo pulsante fatto di tutte le storie che ci hanno formato e noi a nostra volta poi ovviamente l’abbiamo trasformato e l’abbiamo fatto nostro. A volte non te ne rendi neanche conto di quanto hai dentro una storia, di quanto hai dentro una voce.
Io sono proprio venuta su con le storie ovviamente di Tiziano [Sclavi] e questo non si può cambiare. Sulla mia postazione di lavoro ci sono tutti i libri di Tiziano e poi le sceneggiature, quelle che fino adesso sono riuscita a procurarmi e poi la cosa bella è che io so che siamo in tanti a volere le sceneggiature allegate e adesso hanno iniziato ad allegarle nei volumi da libreria. Sono contenta, perché tra poco uscirà qualcos’altro e ne è appena uscito un’altra con la sceneggiatura, speriamo di riuscire a recuperarle tutte perché credo che si impari proprio anche per chi vuole magari provare a sceneggiare di Dylan Dog. Credo che sia importante. La cosa più grande, più importante che io dico e che mi è stata detta mia volta quando sono entrata in Dylan è stato: Leggi, leggi, leggi le storie, cioè i primi 100. Non per copiarli, anzi, leggile anche per distanziarti, però leggile. Perché sono delle spaccature, molto spesso, erano talmente avanti, talmente moderne… Certe storie di Tiziano hanno veramente precorso i tempi, precorso le tematiche, quindi devi leggerle, perché ti deve entrare dentro proprio la filosofia, la voglia di raccontare e vivere il personaggio.
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[LR]: Anche molti dei libri di Tiziano Sclavi hanno precorso i tempi e sono ancora oggi spaventosi per quanto siano moderni. Oggi è arrivato in edicola, “Prima che sia l’alba”, che è l’albo celebrativo di questi 40 anni di Dylan Dog, con quattro cover di quattro copertinisti diversi. Non ti chiedo chiaramente di fare spoiler sulla storia, visto che l’albo è appena uscito, ma ti chiedo se puoi anticiparci se si tratterà, ritornando a Sclavi, di un albo celebrativo alla sua maniera, quindi che racconta qualcosa del passato di yilan, sospeso tra sogno e reale… Insomma, di darci qualche linea guida.
[BB]: Sì, guarda, la prima cosa che ti posso dire è che è stata veramente una grande responsabilità, perché a volte c’è l’emozione, ma c’è anche il senso di responsabilità e, come dire, sono delle missioni che nei videogiochi ti valgono molte vite.
Io prendo sempre molto sul serio quando ci sono queste cose, mi viene chiesto di fare delle cose importanti e significative, proprio essendo nata con Dylan. Quindi io ci tenevo a portare una storia in cui – che è un po’ quello che dico sempre agli sceneggiatori e ai disegnatori – riportare in primo piano con l’urgenza. Per esempio, ho seguito l’intervista che hai fatto anche a Claudio [Chiaverotti], e Claudio è un vero dylaniato. Quando lui mi propone le storie è sempre bellissimo, è bellissimo perché poi ci esaltiamo, come diciamo noi emiliani, a vicenda e quindi magari poi gli lancio delle cose, delle sfide, delle suggestioni. Lui si esalta, le abbraccia, mi rimanda delle cose, insomma è veramente bello vedere quanto ancora ci sia questo fuoco che brucia. Ed è lo stesso quando ho sentito per esempio Montanari e Grassani, e vedere quanto erano emozionati quando gli ho detto che li rivolevo sulla regolare.
Questo per dire che è così, è assolutamente così. Anche se la mia parte è anche essere la curatrice, c’è comunque sono chiamata a scrivere una storia così importante e ti fa emozionare, ma c’è anche tutto questo senso di responsabilità. Quindi io ci tenevo ad avere una storia che in qualche modo non fosse solo diciamo un omaggio, perché una cosa che io dico sempre è di non portare dei personaggi storici solo perché è un personaggio storico. Ma di portatelo solo se si ha una storia che solo lui può raccontare, se solo lui può essere protagonista di questa storia. Quindi ho cercato ovviamente di seguire le linee guida e ho cercato di portare una storia che, sì, fa parte della storia di Dylan Dog, quindi è sicuramente, come hai detto, un tassello, però al tempo stesso credo che sia una storia che ha tante tematiche. Prima fra tutte l’amicizia, che è qualcosa che ho già trattato, adesso che ci penso, ne Gli anni selvaggi. Quindi è anche una grande storia di amicizia ed è una storia che spero saprà proprio emozionare e non emozionare nel senso che di solito si usa con la parola, perché le emozioni sono tanti colori, quindi dalla paura a magari… io mi sono anche commossa mentre la scrivevo a un certo punto. Ho provato un po’ tutti i colori delle emozioni e spero che qualcosa arrivi anche al lettore, che è sempre il nostro desiderio. Dico nostro perché insieme a me c’è stato Davide Furnò, che ha fatto un lavoro veramente incredibile e anche lui all’inizio, tra virgolette, era in crisi, perché quando hai un grande rispetto di quello che stai facendo, nonostante tu sia un professionista, ti tremano in qualche modo anche le mani. È una grande responsabilità. E quindi è stato molto bello, perché ci sentivamo di continuo! Poi i disegnatori, devi sapere, scrivono veramente a qualsiasi ora, solo che io sono una pazza e rispondo, perché anche io lavoro sempre. Corrado Roi mi chiama tutte le volte sabato mattina, per esempio, e molto spesso sono al supermercato che sto facendo la spesa, quando mi chiama. Riesco a uscire una volta a settimana a prendere le provviste.
[LR]: Lui lo sa e lo fa apposta.
[BB]: No, non lo fa apposta, è perché tipo si lavora sempre, sei dentro le storie. E la cosa divertente è che invece Davide mi scrive quasi sempre dopo le 21. Quindi io ero lì che magari avevo lavorato fino a tardi, stavo cenando, però io ho il brutto vizio che davvero rispondo sempre subito. E quindi c’è tanto di questo cuore che Davide anche ci ha messo. E poi è arrivata Giulia, è arrivata perché Giulia Brusco si è occupata del colore, quindi prima ci dovevano essere le tavole. E lì è stato un lavorone veramente, perché lei e Davide hanno lavorato a stretto contatto e Davide aveva proprio pensato la storia affinché potesse essere a colori, ma potesse essere anche in bianco e nero. Perché io e Davide tramavamo anche un’edizione, che però non era sicura, che potesse essere anche in bianco e nero per differenziare e in qualche modo dare anche al lettore qualcosa in più.
[LR]: Quella che arriverà in libreria?
[BB]: Sì, quella arriverà in libreria insieme proprio, cioè proprio troverete in libreria anche quella in bianco e nero proprio adesso e poi c’è in edicola quella a colori.
Quella a colori che è quella a cui abbiamo pensato perché l’albo era a colori, quindi non preoccupatevi sul fatto che Davide sia stato depotenziato perché Davide ha proprio pensato a quello e abbiamo lavorato proprio tutti e tre. In primis, Giulia si è impegnata tantissimo affinché il colore descrivesse proprio l’emozione in ogni singola tavola. Io ci tengo sempre a mettere in risalto queste cose perché dalla mia posizione vedi il lavoro che fanno, la passione che ci mettono, il fatto veramente di non smettere mai di guardare quella piccola cosa che vedi solo tu.
A un certo punto c’era una tavola, secondo me, pazzesca con un mare che è difficilissimo da disegnare, un mare terribile, incazzato, affamato, cattivo e mancavano, secondo lei e Davide, ancora delle sfumature e io, che comunque ci sono dentro e per su altre cose gli avevo puntualizzato delle cose che loro poi hanno abbracciato e amplificato ancora di più, lì per me era perfetto e loro invece vedevano ancora delle cose. Quindi è stata proprio pensata affinché il colore in qualche modo racconti anche quello. Poi sappiamo bene che la terza fase, cioè dopo tutte le nostre fasi, c’è la fase di stampa, che poi non dipende da noi e però spero davvero che sia che sia al massimo affinché venga messo poi in risalto il lavoro che c’è dietro a tutti i livelli. Noi abbiamo fatto ovviamente duemila prove di stampa.
Quello che io spero è che il lettore provi l’emozione di andare in edicola, di prendere un albo in cui trovi il suo Dylan, per quanto Dylan sia diverso per ognuno di noi… Che trovi un pezzettino del Dylan che ama.
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[LR]: Ne siamo sicuri. Ultima curiosità su questo “Prima che sia l’alba”, il titolo lascia immaginare che sia un racconto che arriva cronologicamente del primo numero, è così?
[BB]: Non si può dire, però sì, hai beccato, perché anche tu sei uno scrittore, hai l’occhio allenato, hai beccato che assolutamente ho proposto questo titolo perché c’era “alba” dentro, quindi assolutamente. Perché comunque è un omaggio, ovviamente, è un omaggio già a partire dal titolo. Mi sembrava una cosa bella.
Di titoli, questo è un piccolo dietro le quinte, ogni mese io ne propongo 4, certi mesi 5 e poi l’ultima parola sul titolo è ai piani alti. Molto spesso ci sono dei titoli che per me dovrebbero essere quelli e quindi io mi gioco la carta, che è la carta rompicoglioni, che ne ho poche a disposizione e la gioco e dico questo mese ci terrei, so che anche è capitato con degli sceneggiatori che ci tenevano tantissimo, perché c’era un titolo di lavorazione che piaceva molto… Insomma, alla fine questa volta è rimasto Prima che sia l’alba e sono contenta perché ci tenevo e secondo me aveva proprio senso, sia a livello di storia e sia perché c’è una parola che riprende appunto il numero uno.
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[LR]: Hai citato prima uno degli albi che mi ero messo qui sulla scrivania, che è Gli anni selvaggi, che tra l’altro è uscito durante i festeggiamenti del trentennale e anche qui andavi, ora non so ancora come lo hai fatto in Prima che sia l’alba, ma anche qui andavi a ripescare un pezzettino inedito del passato di Dylan, con i disegni di Nicola Mari.
[BB]: Sì, con Nicola è stato incredibile, anche perché molto spesso io e Nicola abbiamo camminato insieme su Dylan e io ho esordito proprio con lui e in questa storia ci sono queste tavole con i toni del grigio che sono pazzesche e quando lui mi mandava le anteprime capitava spessissimo che mi commuovevo perché è incredibile. Cioè non è scontato. Nel lavoro dello sceneggiatore, comunque il primo lettore ovviamente è il disegnatore che deve rendere reale quello che scrivo. Io non so disegnare, anche se a volte i lettori pazzi mi chiedono di disegnare qualcosa per avere una delica speciale, l’unica cosa che so fare sono gatti striminziti o alberi rinsecchiti e quindi a volte mi chiedono per favore di disegnare anche qualcosa e non so perché… Adesso che l’ho detto, ahimè, capiterà che me lo chiederanno ancora di più. Comunque, io sono negata e quindi pensare che hai una visione nella testa e hai esattamente la visione di come quella scena dovrebbe uscire… C’è chi come sceneggiatore è più specifico o meno specifico. Io cerco di dare delle coordinate, all’inizio ero molto molto specifica, fornivo una documentazione visiva, ma descrivevo anche molto gli ambienti… Poi ho imparato a conoscere meglio i disegnatori, quindi so chi è quel disegnatore e appositamente gli chiedo delle cose per cui so che è adatto. Oppure il mio compito è anche quello di dare la storia di quello sceneggiatore che ha l’atmosfera perfetta per quel disegnatore e li metto insieme. Però devo dire che con Nicola davvero era avvenuta questa cosa in maniera naturale, ci siamo trovati. Nicola è proprio mio fratello ed è incredibile, perché abbiamo gusti musicali simili, molto spesso parliamo di filosofia, di un sacco di cose. Figurati, io gli metto per esempio all’interno de Gli anni selvaggi sono tantissime citazioni musicali, partendo da Bowie… Che poi Bowie poco dopo è venuto a mancare, noi avevamo fatto questa storia in cui c’era proprio il Duca, anche già a partire dal nome […]
La video-intervista integrale di Luca Ruoco a Barbara Baraldi per i 40 anni di Dylan Dog continua sul Canale YouTube di InGenereCinema.com!
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Dylan Dog: 40 anni di incubi – Intervista a Barbara Baraldi
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