Avevamo lasciato Zach Cregger, reduce già di un esordio bizzarro, violento e apprezzato come il Barbarian del 2022, con Weapons, horror moderno, sospeso tra il criptico e il pop, che la scorsa estate aveva portato su grande schermo una feroce storia di stregoneria ambientata in una piccola provincia americana. In entrambi i suoi film, il regista e sceneggiatore aveva dichiarato senza troppi compromessi, di volersi dedicare al fantastico e all’orrorifico, senza però mettere da parte i suoi percorsi creativi e autoriali più personali, e magari non classicamente centrati sul Genere di riferimento. Il più leggibile è proprio la ricerca dello straniamento, attraverso una finora sempre riuscita alchimia tra orrore spietato e un umorismo nero che non disdegna il senso del grottesco.
Avevamo lasciato, quindi, Cregger su Weapons, e con il fortunato personaggio di zia Gladys, interpretata da Amy Madigan: un’anziana malata e dai comportamenti sopra le righe, ma anche una strega malvagia e senza scrupoli, raccontata anche fisicamente, senza timori di eccedere o di risultare troppo stravagante. Lo ritroviamo a dirigere, nell’atto più riuscito [il primo] di questo strano e centrato adattamento di Resident Evil, un’altra strana figura femminile, quella che per la nostra narrazione potrebbe essere una
paziente zero del contagio causato dalla Umbrella Corporation. Un’altra donna malata, stramba e mortalmente pericolosa, che non disdegna di farsi calare all’interno di scene che alternano ritmi da jumpscare a dinamiche slapstick. Mood, ancora una volta, singolare e piacevolmente alienante che andrà avanti per l’intera pellicola, con un leggero calo, comunque ben leggibile, nell’atto centrale, e poi una buona risalita.
Cregger compie a monte la scelta più importante del progetto, decidendo [così come aveva fatto con la sua saga Paul W.S. Anderson, ma in chiave del tutto differente] di non rifarsi direttamente a nessuno dei capitoli videoludici e di non portare su grande schermo nessuno dei personaggi chiave del gioco. La narrazione, però, si focalizza sulla notte che trasforma Raccoon City nell’inferno in terra, quindi racconta idealmente una storia e dei caratteri paralleli a quelli visti nel videogame Resident Evil 2.
Bryan [Austin Abrams] è un giovane corriere che si occupa, anche in modo non propriamente specializzato, del trasporto di materiale organico e medico per gli ospedali. Alla fine di una lunga giornata di lavoro problematica, gli viene richiesto di fare un’ultima consegna, davvero urgente e ben pagata, all’ospedale di Raccoon City, in montagna. Sulla strada ghiacciata e in piena tormenta di neve, il ragazzo procede senza catene e, distratto da un’importante telefonata con la fidanzata, non riesce a schivare la donna che spunta improvvisamente dal ciglio della strada. L’incidente è solo l’inizio di un rush di circa 20 minuti [contando l’inizio in ospedale] davvero ben orchestrati: il personaggio è presentato in modo più che chiaro; il pericolo è nell’aria ma
smorzato dal suo modo di fare da perfetto inetto; quando il primo infetto entra in scena lo fa nel modo meno atteso: inquietante ma per molti versi anche ridicolo. Trascinato in quella che sarà senza dubbio la notte peggiore della sua vita e con l’auto ormai inutilizzabile, Bryan deciderà di raggiungere ugualmente l’ospedale a piedi, per consegnare ciò che gli è stato affidato. Scoprirà, strada facendo, che Raccoon City è sprofondata nel caos e i suoi abitanti – donne, uomini e animali – sono stati infettati da un morbo che li sta trasformando in creature violente e mostruose.
Amici dell’Horror, ci troviamo davanti a un Resident Evil molto diverso da quanto visto finora in sala e nei game: non un action horror come quelli firmati da Anderson, non un titolo che cerca una corrispondenza diretta con il videogioco come il Resident Evil: Welcome to Raccoon City di Johannes Roberts.
Quello di Cregger, pur essendo il più leggero tra i suoi film, è anche il suo lavoro commercialmente più rischioso, perché entra a far parte di un mondo pre-esistente e una fanbase importantissima e al tempo stesso se ne discosta immediatamente, per seguire una visione autoriale che non rinuncia alle dinamiche horror, in cui lo spettatore viene calato da subito, ma le mescola in maniera importante con lo humour e la risata.
Si tratta in tutto e per tutto di un monster movie, che non guarda tanto agli infetti simil-zombi padroni di casa del gioco, quanto a veri e propri mutanti, figli della “nuova carne” originata dai pasticci Umbrella, puzzle umani ambulanti, bambine assassine e pazienti mostruosi che producono liquidi corporei radioattivi alla Vendicatore Tossico!
In questo Resident Evil c’è Yuzna, Gordon [con tanto di siringone con liquido verde fosforescente], Henenlotter, Raimi e tutto un filone di horror scatenato dall’animo ’80, ’90. E questo ci piace molto!
C’è inoltre, grazie a inserti POV da sparatutto, cambio e utilizzo di armi, un’ossessione per i lucchetti da scardinare per passare a livelli successivi, e un tirare in ballo di continuo il mondo videoludico anche attraverso esplicite citazioni, un’atmosfera nerd che potrebbe far invaghire anche i più conservatori fan del Resident Evil originario.
Per chi scrive il miglior Resident Evil finora arrivato al cinema: pazzo, stralunato, pieno di mostri disgustosi che non si prendono troppo sul serio mentre ti uccidono nel peggiore dei modi.
Luca Ruocco
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RESIDENT EVIL
Regia: Zach Cregger
Con: Austin Abrams, Zach Cherry, Kali Reis, Paul Walter Hauser
Uscita in sala in Italia: giovedì 17 agosto 2026
Sceneggiatura: Zach Cregger, Shay Hatten
Produzione: Columbia Pictures, Constantin Film, Davis Films, Vertigo Entertainment, PlayStation Productions
Distribuzione: Sony Pictures
Anno: 2026
Durata: 90’
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