Il primo è uno sceneggiatore noto in particolar modo per i suoi lavori firmati in coppia con Anna Brandoli [La strega, Rebecca], ma ha collaborato con Sergio Bonelli Editore supervisionando testate storiche come supervisore delle serie Zagor, Nick Raider e Mister No. L’altro è uno dei disegnatori più iconici di Dylan Dog, che ha firmato le tavole del numero 1, L’alba dei morti viventi, e di tanti altri albi storici, è ad oggi il copertinista che ha lavorato su più albi e testate dell’indagatore dell’incubo e ne ha anche realizzato un albo da autore completo.
Si tratta di Renato Queirolo e Angelo Stano, per la prima volta al lavoro insieme su una storia di 170 tavole: uno sci-fi distopico alla Blade Runner, che ha per protagonisti Rhea, una ribelle estremamente abile con l’ingegneria robotica, tanto da costruirsi il suo piccolo esercito di robot con le sembianze di animali esotici; e Sebastian Hack, professore ed ex creatore di memorie virtuali per la Sweet dream.
Anche i sogni uccidono, infatti, non racconta di replicanti e sotituzione, ma di insoddisfazione combattuta attraverso il consumo di sogni digitali: memorie di vite non vissute che vengono consumate come se fossero momenti onirici in VR. Visioni reali che dovrebbero abbassare il livello di sofferenza dei fruitori, mentre aumentano il dislivello economico e sociale tra chi acquista e chi vende.
Quando cominciano a venire fuori una serie di incidenti e suicidi dei sognatori elettrici, Hack, uno dei creatori di questa nuova droga mentale, si tira fuori dal giro e inizia a raccogliere memorie danneggiate per provare a fermare la giostra. La cosa, chiaramente, non va giù alle alte sfere della società produttrice, chiaramente senza scrupoli e accecate dall’equazione che ai dolci sogni fa equivalere grosse somme di denaro, che non pensano troppo a una soluzione alternativa che non sia quella di far fuori chi sta cercando di metter loro i bastoni tra le ruote. Da qui, e dall’inserimento nel disputa al laser della ribelle a mano armata dalla solida morale, prendono il via da un lato un’indagine volta a smascherare i reali pericoli dell’industria dei sogni, dall’altra una caccia a due sensi e senza esclusione di colpi.
Anche i sogni uccidono è una storia sci-fi estremamente fruibile e piena di azione, che parla di sogni ma, allo stesso tempo, non racconta il mondo onirico come qualcosa di incorporeo, magari di rassicurante e fantastico, ma come il freddo prodotto di un’industria spietata che, dopo aver masticato e rigurgitato la fantasia, attacca ciò che di più profondo è custodito nell’abisso dell’animo umano. In una realtà ormai drammaticamente affacciata sulle quotidiane conquiste di spazio e abilità dell’IA, quella di Queirolo e Stano è una graphic novel estremamente attuale, ma riesce al tempo stesso a essere qualcosa che rimanda in modo riconoscibile alla fantascienza classica, per struttura e solidità del racconto.
E, come nel nostro piano di realtà stiamo facendo con l’IA, al di là delle pagine del fumetto ci si domanda di quanto sia moralmente accettabile falsare la memoria, quietare un desiderio con l’esperienza fatta da un altro, deformare un’esistenza con un sogno che non è altro che un ricordo rubato. La droga di lusso, che si insinua direttamente nei gangli del sistema neurale delle sue vittime, è solo l’ennesimo tentativo del potere di cancellare identità e specificità per creare un popolo di sudditi felici di essere sfruttati e che, per arrivare a non essere più sé stessi, sono pronti anche a pagare.
Come storia a fumetti Anche i sogni uccidono riesce ad essere coinvolgente sia per gli amanti della classica “avventura Bonelli”, grazie allo svolgimento e all’impostazione della drammaturgia, ma anche per il grandissimo [e assai riconoscibile] apporto grafico dell’amatissimo Stano; sia per gli esperti di sci-fi e cyberpunk, che in SBE hanno pane per i loro denti sulla testata di Nathan Never, ma qui potranno trovare un approccio personale e differente, e riferimenti a un mondo del futuro che è davvero un’interessante metafora di quello al di fuori del volume.
Quella di Queirolo e Stano è una storia universale, perché si basa su meccanismi della società moderna e consumistica, ma ancor di più perché mette in scena l’eterno desiderio dell’uomo di sfuggire a un’esistenza insoddisfacente, mediocre, per raggiungere successo e appagamento che, mai come in questo caso, possono rivelarsi mere illusioni.
Una storia di fantascienza sociale lucida e crudele, che tira in ballo anche meccanismi criminali da malavita organizzata e una setta, la Chiesa del Nuovo Giorno, guidata dal Pastore Gee, uomo di grande abilità plagiatrice, ma dalla morale non proprio specchiata.
Stano, che lavora anche sulla storia a partire dal soggetto, si dimostra pienamente padrone di stilemi sci-fi che lo allontanano dalla comfort zone orrorifica che, probabilmente, gli aveva assegnato gran arte del pubblico.
L’alchimia fra i due autori porta in libreria un thriller sci-fi da non farsi sfuggire.
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Nel 2019, il primo volume de Il confine, serie a fumetti di Uzzeo e Masi arrivato in libreria con il titolo La neve rossa, aveva calato il pubblico all’interno di un’atmosfera malsana da mistery che riusciva a rimanere molto italiano [nelle sue ambientazioni, nei personaggi scelti come simboli di classi sociali, esponenti o autorità] e a mostrare, allo stesso tempo, un’aria internazionale. Un respiro che la apparentava sin dalle prime pagine al Twin Peaks di Lynch e che avrebbe anche preceduto di un po’ di anni il Weapons di Cregger.
Se l’eleveted horror fosse una categoria per i fumetti, oltre che una wave dell’orrore cinematografico contemporaneo, la serie di Masi e Uzzeo ne farebbe di certo parte.
La storia inizia con un gruppo di studenti di un piccolo villaggio alpino che sparisce senza motivo apparente.
L’indagine è gestita da Laura Denti e Antoine Jacob, due adulti problematici che dovrebbero portare luce all’interno di una storia che mescola livelli di verità e menzogna, come quelli di realtà differenti, ma rimangono presto intrappolati all’interno delle ombre di una piccola società che guarda alla Montagna come a qualcosa di vivo e senziente [e pericoloso], e nelle pieghe di una vicenda che rompe volutamente le regole scritte della storia d’avventura, mentre viene inghiottita da un modo altro, quasi alieno, di intendere lo spazio-tempo, il procedere degli eventi, la stessa monolitica identità di ogni personaggio tirato dentro, sia vivo o morto.
Come nei folk horror, e come era stato appunto nella serie TV di Lynch, i luoghi, gli spazi e le location, diventano altri personaggi che comunicano con un linguaggio non verbale, si caricano di significati e diventano i corpi geometrici di domande dalla risposta impossibile. Quelli umani di personaggi, invece, non nascondono le proprie storture dietro un’apparente tranquilla normalità. Spesso i loro corpi incarnano proprio i livelli più malati, negativi, abbrutiti dei loro animi, facendoli diventare grotteschi e caricaturali, sofferenti ma spaventosi.
Di questa storia dell’orrore fatta di silenzi e segreti da non confessare è difficile raccontare qualcosa senza rischiare di svelare non tanto i nodi, quanto i meccanismi di funzionamento della narrazione.
Nel volume 11, Laura Denti è stata atterrata da una serie di colpi d’arma da fuoco. La donna ha perso i sensi in un lago di sangue. Antoine ha assistito al tentato omicidio, ma si trovava troppo lontano per intervenire e mettere in salvo la donna.
Chi ha provato ad uccidere Laura? Mentre la polizia cerca di trovare il colpevole e il personale medico è impegnato in una delicatissima operazione chirurgica per salvare la vita alla donna, Antoine si immerge nella memoria dei fatti accaduti, cercando di fare un viaggio interiore indietro nel tempo che possa rispondere ai dubbi e aiutare nel disperato tentativo di salvare Laura, provando a modificare il futuro indagando la serie infinite di linee temporali passate. Di fatto il territorio di indagine e di azione si sposta dai bui e freddi territori montani ai diversi piani dello spazio-tempo.
Da lei all’eternità contiene i capitoli 31, 32 e 33 e, in coda, un rapporto di Polizia [tutto testuale] in merito agli eventi occorsi in località Monte Longo.
I disegni del volume 11 sono di Bruno Cannucciari e Lucia Gabbi, i colori di Adele Matera e l’illustrazione di copertina di LRNZ.
Luca Ruocco
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ANCHE I SOGNI UCCIDONO
Autori: Renato Queirolo, Angelo Stano
Editore: Sergio Bonelli Editore [www.sergiobonelli.it]
Pagine: 176
Illustrazioni/Foto: Sì
Costo: 28,00 euro
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IL CONFINE – DA LEI ALL’ETERNITÀ
Autori: Giovanni Masi, Mauro Uzzeo, Bruno Cannucciari, Lucia Gabbi, Adele Matera
Editore: Sergio Bonelli Editore [www.sergiobonelli.it]
Pagine: 80
Illustrazioni/Foto: Sì
Costo: 21,00 euro
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