In uno sperduto borgo della Sicilia, vive la famiglia Vasciaveo. Non si tratta del classico nucleo familiare, ma di un trio formato da Agata, suo figlio tredicenne Nilo, e Rosi, la sorella di lei. Dura e severa la prima, ancora in formazione il più giovane, più cedevole e sognatrice l’altra, i Vasciaveo si occupano di lavorare e vedere marmo, ma nascondono un’attività ben più rilevante. Così importante che i tre devono tenerla nascosta all’intera comunità [o quasi] e che, come una macabra eredità, è qualcosa di legato alla loro famiglia fin da tempi antichissimi e pare che debba restarlo per sempre.
Il già instabile equilibrio della vita quotidiana dei Vasciaveo viene del tutto destabilizzato dall’arrivo in paese della giovane e avvenente onlyfanser Arianna e di sua figlia Saskia, arrivate in Sicilia per un ricongiungimento con il padre francese della piccola che, però, tarda ad arrivare. La presenza di quelle ulteriori due figure femminili, così diverse e assai più libere e imprevedibili, frammentate e problematiche di quelle che costituiscono i pilastri della sua quotidianità, fanno capire a Nilo quanto sia impossibile da accettare quella vita fatta di silenzi, di responsabilità incomprensibili e privazioni che soprattutto sua madre gli prospetta per il semplice fatto di condividere con lei l’appartenenza a un clan di eletti.
La croce che Nilo e tutti i Vasciaveo devono accettare di caricarsi sulle spalle è quella di custodire e curare una creatura mitologica: Medusa. Non rechiamo grave offesa a Niccolò Ammaniti e alla sua ultima opera, Il custode, svelandolo qui, visto che i serpenti stilizzati inseriti in copertina fanno da immediato gancio a un mistero che narrativamente non viene costruito come tale nel romanzo breve, anzi, l’entrata in scena e la messa a fuoco della presenza misteriosa sono assai veloci.
Medusa, che vive rinchiusa nel piccolo bagno di casa Vasciaveo, gioca il suo involontario ruolo nella piccola storia dei Vasciaveo raccontati da Ammaniti. Un ruolo che è proprio quello legato allo sguardo da non incrociare mai della mitologia classica. In questo caso, però, oltre a essere costretta a passare le sue giornate all’interno di un piccolo spazio che percorre incessantemente avanti e indietro, la creatura è costretta a entrare all’interno di giochi di potere bassi e umani. La mafia locale è in qualche modo a conoscenza della possibilità di eliminare facilmente i propri nemici grazie alle sorelle Visciaveo e senza poi dover far scomparire nessun cadavere. La stessa cosa vale per un boss cinese, che vorrebbe addirittura entrare in possesso di quello strano e pericoloso essere.
Il custode è un romanzo agile e snello, dalla prosa davvero fluida, che unisce alto e basso in modo contemporaneo e leggero, forse addirittura troppo leggero, rischiando di risultare poco incisivo. Di motivi per cui il nuovo lavoro di Ammaniti dovrebbe attirare l’attenzione degli Amici dell’Horror [e non solo], in verità, ce ne sono: a partire proprio da quello basilare di aver scelto di raccontare una società specifica [quella parte del Sud Italia più nascosta, passiva e abbandonata a sé stessa] e di un momento storico [quello di oggi dove tutto rimane inconcreto e sospeso tra il reale e il virtuale, anche il desiderio e l’amore] che nonostante il disincanto e il senso comune d’arresa, sente ancora il bisogno di conservare un posto dove lasciar vivere l’inspiegabile e la fantasia. Fosse anche un piccolo bagnetto in disuso, all’interno di un appartamento seminterrato, in un paesino vicino al mare.
Il custode racconta anche la presa di coscienza del sacrificio, la scelta di sopportarlo o meno, e di accettarne in entrambi i casi le conseguenza, che non fanno mai sconti. Scelta che l’autore lascia in mano al più giovane componente della famiglia protagonista. Forse il primo a non appartenere a una generazione che del sacrificio può scegliere di fare bandiere e motivo di vita. Non nel mondo e nella società in cui si specchia e che già gli ha tolto tutto.
Il romanzo si muove tra fiaba nera, commedia contaminata da romanzo criminale e folk horror, e un po’ di pulp, agganciandosi a un reale di cui sottolinea deformità imperdonabili [dal patriarcato imperante al maschilismo tossico] e storture forse mai raddrizzabili [dallo sfruttamento dell’immigrazione irregolare, a una società parallela e invisibile fatta di vari livelli di malavita organizzata]. L’idea è piccola e curiosa, non si cerca la suspense rispetto all’identità della creatura nascosta in bagno, ma si cerca di costruire attorno a quest’ultima l’evoluzione di un rapporto con i singoli personaggi protagonisti della storia e, almeno, di regalarle una chiusa inattesa.
Il romanzo, in definitiva, potrà definirsi un’esperienza piacevole e curiosa, ma che rimane troppo in superficie su alcuni personaggi e su una commistione di vero e fantastico che avrebbe potuto raccontare, mostrare e sottintendere molto di più.
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IL CUSTODE
Autore: Niccolò Ammaniti
Editore: Giulio Einaudi Editore [https://www.einaudi.it/]
Pagine: 176
Illustrazioni/Foto: No
Costo: 16,50 euro
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