Trieste si ritrova ad essere location di una serie di misteriosi omicidi legati a un mazzo di tarocchi con illustrazioni d’autore. Su ogni luogo del delitto, infatti, viene ritrovata una carta, un arcano che potrebbe essere in qualche modo collegato alla vittima ma che di certo è un messaggio non facilmente decifrabile del killer.
La commissaria Emma Bellini, che sta seguendo le indagini, si trova costretta a condividere l’incubo con sua sorella Maia, con cui ha un rapporto assai difficile da anni e che alla cronaca nera non si è mai avvicinata nemmeno per morbosa curiosità. I tarocchi che segnano le scene del crimine, però, sono gli stessi che la donna, illustratrice con il pallino della lettura delle carte, aveva disegnato e fatto stampare anni prima e che ricorda bene di aver volutamente distrutto dopo una brutta esperienza che non ha mai condiviso nemmeno con i suoi familiari. Come sarà riuscito l’assassino ad avere quel particolare mazzo di cui non sono mai esistite altre copie? E quale significato si cela tra la scelta delle vittime e quella degli arcani?
Barbara Baraldi, scrittrice assai esperta di thriller, sceneggiatrice e curatrice di Dylan Dog, torna in libreria con un giallo intrigante e dallo stile asciutto e scorrevole, capitoli brevi e ricchi di momenti di tensione, ma anche dal chiaro intento d’intrattenimento. Una storia che ha per protagoniste due donne che avrebbero dovuto essere molto vicine, ma che la vita, gli sbagli e l’orgoglio hanno fatto allontanare. Due sorelle profondamente diverse che si sono trincerate proprio dietro a queste loro differenze per provare a diventare due estranee. Qualcosa di più grande di loro, però, le porta a dover vivere lo stesso viaggio angoscioso. Provando a venire a capo del sanguinario mistero, Emma e Maia si troveranno loro malgrado spogliate dalle armature che aveva creato per schermarsi l’una dall’altra, col tempo inizieranno a mostrarsi le vicendevoli ferite e a provare, se non a curarle, a conoscerle e accettarle.
L’ultimo libro della stessa autrice di cui abbiamo parlato sulle pagine della nostra Gazzetta è stato La bambola dagli occhi di cristallo, una nuova edizione riveduta della storia d’esordio di Baraldi, edito da Giunti come questo nuovo libro. Gli omicidi dei tarocchi ha qualche punto in comune con quella storia: il fatto di avere voci femminili molto dissimili che vivono la trama gialla come su due binari paralleli. Il fatto che le due storie siano radicate all’interno di un centro urbano circoscritto, per dare modo ai personaggi principali e comprimari la possibilità di imprimersi all’interno di location riconoscibili e di acquisire una fisicità quasi percepibile.
Entrambi, poi, nascono da fatti reali o di vissuto personale. Il primo da protratti episodi di violenza contro le donne, nel bolognese. Qui il più accomodante regalo fatto da un’amica: il libro La Via dei Tarocchi di Alejandro Jodorowsky e Marianne Costa che un bel giorno attira magneticamente lo sguardo dell’autrice in cerca di una storia dagli scaffali della libreria.
C’è poi un’assonanza che, però, diventa un punto di distanza importante: in entrambe le storie l’indagine strutturata, la verità omicidiaria, viene avvicinata, lambita dalle parole dell’autrice e dalle supposizioni del lettore attraverso una mondo altro, che segue altre regole e non deve sottostare alle leggi del reale. Mentre nel romanzo d’esordio di Barbara Baraldi si entrava nel mondo delle premonizioni, delle visioni oniriche, dell’extra-ordinario, qui il secondo livello di lettura del mondo è sì misterico, ma pretende di avere una visione più concreta e possibile. La Via dei Tarocchi, appunto, ma mai intesa come divinazione, lettura del futuro o del destino, ma semplice riconoscimento di ciò che è già dentro noi stessi, attraverso l’utilizzo di immagini iconografiche e delle giuste domande da porre e da porsi.
Come in ogni giallo che si rispetti, poi, tutti i personaggi che circondano le due sorelle hanno qualcosa da nascondere che potrebbe cambiare la loro reputazione, quando non addirittura ribaltarne la posizione all’interno della storia. Rispetto alla costruzione delle scheletro rigido da thriller giallo, l’autrice è stata precisa e ponderata. A questo si aggiunge il mistero dei tarocchi distrutti ma tornati in qualche modo ad esistere, cosa che non può che regalare ai lettori un tuffo nel passato di Maia, prima centellinato in piccoli ricordi, frasi o parole [“Safir”, prima di tutto], da esplorare poi in un vero e proprio flashback poco prima dell’atto conclusivo.
Il ritorno di Maia sulla Via dei Tarocchi e di entrambe le protagonista su quelle della famiglia smarrita, le poterà ad avvicinarsi pericolosamente alla realtà dietro a quei misteriosi omicidi, ma anche ad accettare il proprio passato, gli eventi negativi vissuti insieme e qualche trauma personale mai superato.
Baraldi costruisce con perizia le scene dei delitti, e il fatto di utilizzare i tarocchi sia per marchiare il territorio che per provare a suggerire una sorta di profilo psicologico della vittima di turno ha il sapore cinematografico di un bel thriller orrorifico internazionale.
Per tornare a Jodorowsky e alla sua arte psicomagica vissuta come qualcosa di salvifico e taumaturgico, l’arte delle due [quella investigativa di Emma e quella pittorica e giocosamente da sensitiva dell’altra] le guarisce e le salva entrambe, anche letteralmente, nel loro viaggio nero nella parte più fredda e cinica della borghesia triestina.
Luca Ruocco
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GLI OMICIDI DEI TAROCCHI
Autore: Barbara Baraldi
Editore: Giunti [www.giunti.it]
Pagine: 372
Illustrazioni/Foto: No
Costo: 18,90 euro
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