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ICE CREAM MAN di Eli Roth

Di Ice Cream Man, il nuovo film di Eli Roth, si può riconoscere l’impegno, in un periodo così importante per l’horror contemporaneo d’autore e di testa, nel voler far arrivare in sala un film dell’orrore del tutto ludico, spensierato, senza nessuna sovrastruttura.

Allo stesso tempo, al nuovo lavoro di Roth si può rimproverare di aver smarrito qualsiasi forma di struttura, e gran parte del senso, proprio provando a spogliarsi di ogni orpello che non fosse quello giocondamente barocco e grafico dell’effettaccio truculento che, in pratica, costituisce non solo la colonna vertebrale, ma l’intero progetto.

Un progetto magari non del tutto svogliato, ma di certo discontinuo e poco illuminato, che racconta una storia alla pifferaio di Hamelin ambientata in una piccola cittadina americana: Bayleen Bay. Il pifferaio in questione è il gelataio del titolo, l’Ice Cream Man, che compare per le vie di questo piccolo centro dove i bambini giocano a baseball tra un atto di bullismo e l’altro, con il suo allegro carrettino sormontato dalla mascotte a forma di cono gelato con occhi e bocca e distribuisce le sue squisitezze ai giovani cittadini. Quello che si scopre la notte successiva alla sua prima comparsa, è che i gelati hanno un piccolo effetto indesiderato sui piccoli e voraci consumatori: oltre a macchiargli in modo indelebile bocca e mento, li rende dei feroci assassini, e i primi a pagare le spese di questa spaventosa trasformazione saranno, ovviamente, gli adulti, che siano genitori o insegnanti.

Roth, che nel film interpreta anche l’ironico padre di due dei giovani protagonisti del film, mette in chiaro da subito le regole del suo gioco, perché di gioco appunto si tratta: omicidi, sangue, efferatezze, compiute da bambine e bambini, con qualsiasi oggetto trovino a portata di mano, che portano chiaramente il film ad apparentarsi con la contemporanea saga di Terrifier, con cui condivide anche la trovata di utilizzare come villain un personaggio muto, che si esprime attraverso la gestualità e il costume adatto al suo ruolo. A creare distanza tra i due horror splatter, però, intenti diversi e riconoscibili: se la saga di film con protagonista Art il clown mira allo shock e al raccapriccio, partendo inizialmente addirittura senza alcun tipo di appiglio drammaturgico, il film sul gelataio malvagio non raggiunge mai vette di cattiveria visiva paragonabili  e, mescolando grottesco e senso del trash, uno straccio di trama cerca di mostrare di averla. Trama, anche quella, derivata da altri cult, primi fra tutti Nightmare on Elm Street e The Fog, capisaldi dell’horror internazionale oltre che della nuova scuola americana, da cui Ice Cream Man eredita [si fa per dire] l’idea di un protagonista “ritornato” da una dimensione altra per vendicarsi di un torto che gli era stato fatto in passato. In questo caso si tratta di qualcosa di simile a quanto accaduto a Freddy Krueger. Guardando a un tipo di horror non troppo distante, poi, nel gioco di Roth potrebbe essere caduto anche il Weapons di Cregger, anche se le atmosfere, attraversando il The Stuff di Larry Cohen, approdano placide in un mondo alla Troma, anche per quanto riguarda l’utilizzo fanciullesco e strampalato dello stesso effetto violento.

E se di horror fortemente ispirati o derivativi Roth ne aveva già realizzati [The Green Inferno o Thanksgiving],  Ice Cream Man prosegue su questa scia ma soccombe, soprattutto nel secondo atto [quello dell’assedio nella scuola media], in una sciatteria e una ripetitività che porta alla noia. Uno scarso interesse allo sviluppo del gioco messo in piedi che, probabilmente, è lo stesso difetto che ha portato il regista  e co-sceneggiatore allo sviluppo di parti in IA generativa [tutte assai riconoscibili], e a una breve ma grottesca origin story dell’uomo dei gelati che, oltre a presentarsi con una grafica degna di un brutto reel social, mescola nel pentolone dell’orrore un negromante e una sirena.

Il progetto di Roth, quello cosciente, è di rappresentare l’antitesi assoluta dell’elevated horror; un progetto che ha senso e che sarebbe anche utile per permettere al cinema dell’orrore di sviluppare i suoi rami in tutte le direzioni possibili [e impossibili]. Un piano di questo tipo, però, perde di mordente e di credibilità quando si scontra con una costruzione appena abbozzata, scarso piglio autoriale [che non è negato in automatico solo perché si coniuga lo spavento in divertimento] e una visione dell’ispirazione che più che al post-moderno guarda al riutilizzo creativo del vintage.

Occasione sprecata, perché il piglio graffiante e ironico del regista di Hostel ogni tanto spunta fuori con battute come “Ho 12 anni, certo che so come vomitare!”, pronunciate da una ragazzina che per combattere gli effetti collaterali del gelato che fa impazzire la gente, è costretta a correre a bruschi ripari.

Condiscono il tutto una musichetta con sussurrati argentiani e un cartoon vecchia scuola, che ossessiona i bimbi posseduti. Sul finale si torna al compitino di Hamelin.

Luca Ruocco

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ICE CREAM MAN

Regia: Eli Roth

Con: Ari Millen, Charlie Zeltzer, Shiloh O’Reilly, Kiori Mirza Waldman, Sarah Abbott, Benjamin Byron Davis, Dylan Hawco, Karen Cliché, Eli Roth, Darrin Baker, Rodrigo Fernandez-Stoll, Charlie Storey Luke Dietz

Uscita in sala in Italia: giovedì 29 ottobre 2026

Sceneggiatura: Eli Roth, Noah Belson

Produzione: The Horror Section, MCT Studios

Distribuzione: Midnight Factory – Plaion Pictures

Anno: 2026

Durata: 86’

InGenere Cinema

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