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LA MALATTIA DELL’OSTRICA + LA TENDA

 

Ci sono uno scrittore e un regista cinematografico. Solo che lo scrittore è anche un autore teatrale e un performer, mentre il regista è anche un fumettista apprezzato e ha da poco esordito con il suo primo romanzo.

Ci sono uno scrittore e un regista: il primo si chiama Claudio Morici, l’altro Fulvio Risuleo. Chi scrive li conosce entrambi personalmente, ci ha in qualche modo collaborato, li ha osservati da vicino in momenti topici della loro carriera, motivo per cui questa recensione sarà senza Skeletor di merito.

C’è uno scrittore alle prese con uno spettacolo/podcast che è anche un romanzo, La malattia dell’ostrica. Poi c’è un regista che, nelle pause tra un progetto cinematografico e un fumetto – indie o pubblicato da Coconino Press, scrive un romanzo d’amore e di crescita, La tenda.

Ci sono Morici e Risuleo, ora entrambi nel catalogo di Fandango Libri con due storie molto personali, due romanzi di ricerca [nel senso che gli stessi autori ricercano qualcosa di importante da condividere con il lettore, mentre portano avanti la propria storia]; due letture che potrebbero regalarvi sorrisi e riflessioni in questa torrida estate appena cominciata.

La malattia dell’ostrica, si diceva, è un progetto importante, forse il più importante e a fuoco firmato da Claudio, finora. Si parla di scrittura e di scrittori, e il fatto che sia uno scrittore a farlo è una piacevole aggravante. Il progetto ha già vissuto diverse vite: oltre ad essere un libro è anche lo spettacolo con cui Morici è tutt’ora in tournée e un podcast di successo.

Ne La malattia dell’ostrica, così come in molti dei suoi spettacoli, l’autore è anche protagonista in prima persona della vicenda narrata e, come già successo precedentemente, a fargli da spalla è una persona a lui molto vicina: suo figlio, che in questo caso è una sorta di specchio in minore in cui il personaggio principale si riflette, e insieme a cui vive il viaggio che lo porterà ad attraversare le vite travagliate, e soprattutto le dipartite, dei più grandi scrittori di tutti i tempi.

Perché tutti questi scrittori hanno vissuto esistenze drammatiche e spesso hanno lasciato il mondo tragicamente? Se lo chiedono i Morici fuori e dentro il libro, nel momento in cui il Morici più piccolo, ancora bambino, dichiara di voler diventare a sua volta un autore.

Il Morici padre vuole in qualche modo salvarlo, evitargli di percorrere la sua stessa strada, di conoscere le stesse cose, fare la sua stessa vita. Vuole evitare al piccolo di finire come Giovanni Pascoli, Edgar Allan Poe, Salgari, Wallace, Ende, ma più di tutti come lui! Di certo non come Calvino, villain perfetto di questo multiverso di scrittori ognuno a suo modo maledetto, che invece ha avuto tanto successo e una vita invidiabile.

L’idea alla base del libro, scritto con l’ormai riconoscibile ironia leggera e con una scrittura scorrevole, fatta di dialoghi veloci, di una lingua parlata fatta di frasi vere e di battute pungenti, arriva da una teoria del filosofo Karl Jespers. Una teoria che spiega che la perla, oggetto a cui abbiamo deciso di dare un alto valore economico e che abbiamo scelto di trasformare in qualcosa di prezioso, per l’ostrica non è altro che il risultato di una malattia. Senza averla contratta l’ostrica non potrebbe produrla.

Morici si chiede se in qualche modo questo succeda anche con un’opera letteraria e con il suo autore. Uno scrittore riesce a partorire il suo capolavoro solo se piegato da una vita tormentata? La riflessione è condivisa con il piccolo Morici e con il lettore, in un divertente gioco di specchi che parla di scrittura scrivendo e di letture facendo leggere.

Morici racconta a chi legge e a suo figlio i grandi autori, che sono quelli che lo hanno segnato maggiormente. Ognuno potrà trovare quelli che hanno messo maggiormente radici nel suo cuore. E nel racconto di vite e di opere, ritorna alla sua giovinezza, ritrovandosi non troppo differente da quel figlio che vorrebbe allontanare da qualcosa che, in fondo, potrebbe aver salvato lui alla stessa giovane età.

Dateci un’occhiata, anche solo per conoscere i drammi e le morti di un mucchio di scrittori famosi [ma può raccontarvi molto di più].

Ora tocca al regista Risuleo. Al fumettista Risuleo, che qui e ora è anche scrittore. Il suo La tenda nasce da un proposta fra due fidanzati, Martino e Mati: un primo campeggio insieme. Qualcosa di inatteso, vista la ritrosia di lui per la vita selvaggia, ma in qualche modo la molla scatta, e proprio Martino inizia a impuntarsi sulla scelta della tenda adatta a diventare la loro casa viaggiante. Un’idea che diventa puntiglio per lui, che non si accorge in tempo del fatto che Mati si sia ormai allontanata dall’idea di un “noi”; e un alibi per lei, che proprio durante la scelta caparbia decide di lasciarlo. Su due piedi.

Martino si ritrova all’improvviso solo, senza più sicurezze e, soprattutto, senza casa. A dire il vero gli rimane tra le mani solo tenda che avrebbe potuto condividere con l’amata e che ora si trasforma nella corazza della sua avventura da cavaliere solitario.

Risuleo ha esordito al cinema con un trasognante road movie che invece che sulla strada si svolgeva sui tetti di una Roma stralunata: Guarda in alto (2017). Anche La tenda è una sorta di road story, e anche qui di strade ce ne sono poche, perché Martino inizia a girovagare tra le case di parenti, amici, conoscenti e sconosciuti e a piantare la sua tenda negli spazi vuoti che trova all’interno delle abitazioni che gli faranno da tana di volta in volta e per una sola notte.

Luoghi preziosi in cui il ragazzo proverà a portare avanti il suo lavoro precario, ma che gli consente di vivere grazie alla sua passione per la grafica e i disegni; conoscerà meglio sé stesso, i suoi affetti e le persone con cui avrà a che fare per la prima volta; continuerà a vivere tra il vero e il sognato e a parlare con il suo io, grazie ad una sua bizzarra mania di sempre: dialogare con oggetti inanimati e animali e poi trascrivere questi strani discorsi botta e risposta che poi, in verità, fa con sé stesso.

La fine e l’inizio si mescolano, perché in questa storia la fine [di una storia] è l’inizio [di un’altra]. Il viaggio di Martino, in verità, non sarà affatto solitario, proprio perché popolato da personaggio sopra le righe e momenti profondi, da pappagalli, piante preistoriche e altre stranezze sognanti e poetiche, come è tipico nell’immaginario di Risuleo, autore che guarda ancora alla realtà con il chiaro bisogno di trovare qualcosa che possa meravigliarlo, ma anche con tanta voglia di smarrirsi e di far smarrire la via del vero a chi legge [o guarda].

C’è ironia anche qui, ma più leggera ed estemporanea e non si ricerca la risata sonora. L’autore scrive la storia della ri-educazione sentimentale del suo protagonista in maniera molto asciutta, schietta e senza fronzoli, ed è facile ritrovarlo e riconoscerlo anche nelle piccole illustrazioni fatte di trattini che fanno da incipit ai singoli capitoli.

Luca Ruocco

LA MALATTIA DELL’OSTRICA

Autore: Claudio Morici

Editore: Fandango Libri [www.fandangolibri.it]

Pagine: 160

Illustrazioni/Foto: No

Costo: 13,00 euro

LA TENDA

Autore: Fulvio Risuleo

Editore: Fandango Libri [www.fandangolibri.it]

Pagine: 192

Illustrazioni/Foto:

Costo: 16,00 euro

InGenere Cinema

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