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FERINE di Andrea Corsini

Ferine non è un film facile da inquadrare. È un’opera dall’ambizione produttiva importante, quella di EDI, che ha scelto di scommettere su un progetto che molto probabilmente nessuno, in Italia, avrebbe mai avuto il coraggio di produrre. Un film che presenta limiti evidenti, ma che proprio per questo merita di essere analizzato senza perdere di vista il contesto in cui nasce.

Opera prima di Andrea Corsini, scritta insieme a Massimo Vavassori e tratta dall’omonimo cortometraggio del 2019, Ferine è un horror coraggioso, fuori dal tempo, che guarda con decisione al periodo d’oro del cinema horror italiano, recuperandone suggestioni, atmosfere e stilemi.

Una dichiarazione d’intenti che si manifesta fin dalla sequenza di apertura, potentissima, capace di evocare con forza l’immaginario del cinema di Genere degli anni Ottanta. È un inizio che promette un’esperienza cinematografica radicale, di forti tematiche, atmosfere sospese e natura, umana e animale. Corsini costruisce un horror che sembra voler restituire al Genere una dimensione primordiale, in cui l’orrore si insinua lentamente, attraverso ciò che si percepisce più che attraverso ciò che si vede.

Un’operazione, dunque, di grande coraggio, ma anche di grandi difetti.

Il primo elemento che compromette la credibilità del racconto è la scelta di utilizzare l’inglese come lingua principale del film. Una decisione che si può certamente comprendere in ottica commerciale, con l’obiettivo di rendere il prodotto più facilmente vendibile sui mercati internazionali, ma che appare poco integrata. Che in una provincia italiana, anche i personaggi più marginali e degradati parlino un inglese impeccabile e siano in grado di alternarlo all’italiano con grandissima spontaneità, è decisamente straniante. Il risultato è spesso talmente artificioso da compromettere la sospensione dell’incredulità dello spettatore.

A questo si aggiungono alcune fragilità della sceneggiatura, soprattutto nella costruzione delle motivazioni dei personaggi e nella concatenazione delle loro azioni. Ci si ritrova spesso a chiedersi perché un determinato personaggio agisca in un certo modo, perché alcune scelte non producano conseguenze, perché certe situazioni si risolvano o evolvano senza che il racconto ne restituisca una logica sufficientemente chiara. Sono interrogativi che, invece di alimentare il mistero, finiscono per generare confusione, rendendo sempre più difficile lasciarsi trascinare dalle atmosfere del film.

Corsini compie una scelta radicale nella gestione dell’orrore: non mostra quasi mai ciò che di spaventoso accade, affidando la rappresentazione della violenza a ellissi, fuori campo e sequenze che mostrano il prima e il dopo, ma mai l’evento. Un linguaggio evocativo che tuttavia produce una sorta di coito interrotto dell’orrore. Costruisce l’attesa, prepara il terreno, suggerisce la possibilità che qualcosa di terribile stia per accadere, ma poi si sottrae proprio nel momento in cui dovrebbe concretizzare la propria promessa.

Il risultato è una sensazione costante di frustrazione, che non trova però un corrispettivo nelle tematiche del film e che, pertanto, difficilmente può essere letta come una consapevole strategia metanarrativa.

È un peccato, perché Ferine possiede un’identità e un’ambizione che meritano attenzione.

Al di là dei difetti di un film che resta comunque un’opera prima, e al quale è giusto concedere alcune licenze, ciò che rimane è soprattutto il valore di un’operazione produttiva che merita di essere sostenuta. Il cinema italiano ha bisogno di produzioni che abbiano il coraggio di rischiare, di uscire dai percorsi più battuti, di scommettere su progetti che non sembrano avere un posto già definito nel mercato.

Ci auguriamo, dunque, che di operazioni come Ferine ce ne siano tante, tantissime altre. Che EDI possa continuare a percorrere questa strada, sostenendo un cinema di Genere libero, ambizioso e fuori dagli schemi, e che Ferine possa trovare un percorso commerciale solido e duraturo, capace di ripagare il coraggio di chi ha creduto nel progetto.

Irene Scialanca

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FERINE

Regia: Andrea Corsini

Con: Carolyn Bracken, Caroline Goodall, Paola Lavini, Elisabetta Caccamo, Fabrizio Odetto, Marco Gambino

Uscita in sala in Italia: giovedì 5 novembre 2026

Sceneggiatura: Andrea Corsini, Massimo Vavassori

Produzione: EDI

Distribuzione: Adler Entertainment

Anno: 2026

Durata: 103’

InGenere Cinema

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