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SCARY MOVIE di Michael Tiddes

Il tempo dei requel nelle grandi saghe horror è passato da pochissimo: lo abbiamo visto nella nuova trilogia dedicata a Michael Myers firmata da David Gordon Green a partire dal 2018, il cui primo capitolo si intitolava solo Halloween, impadronendosi del titolo originale del cult di John Carpenter. Lo abbiamo visto ancora meglio con lo Scream di Matt Bettinelli-Olpin e Tyler Gillett [del 2022], quinto capitolo della saga ma senza numero nel titolo proprio come il film capostipite di Craven. Il senso di operazioni come queste? Dare un seguito a saghe slasher non ancora non tramontate, e allo stesso tempo declinarle al presente, per cercare di catturare due tipologie di vittime [più giovani e più stagionate] con un solo serial killer.

In ritardo di quattro anni dal bel dittico di Bettinelli-Olpin e Gillet, il Ghostface delle parodie volgari e di grana grossa viene ripescato fuori dall’armadio per un’operazione di requel stiracchiata ed essenzialmente inutile. Il procedimento è lo stesso: eliminare il 6 dal titolo per azzerare il contachilometri. Arriva in sala Scary Movie [e basta], ma si tratta di un’operazione scadente e la macchina non dà mai affatto l’effetto di essere nuova e prestante. L’intera operazione [e allo spettatore verrà ricordato continuamente] si incentra sul ritorno dei fratelli Wayans al timone creativo della saga da cui, dal capitolo 3, erano stati allontanati.

Di tempo ne è passato, l’horror si è evoluto e avrebbe potuto fornire ai Wayans input importanti per creare un nuovo modo di far parodia di un Genere sempre vivo e fortemente attento ai cambiamenti della società. Tutto questo non succede e, anzi, il loro modo scimmiottare, oltre ad apparire vecchio e rattrappito, non riesce nemmeno a tenersi sul livello già men che demenziale dei primi due episodi [gli unici con cui per costruzione e modalità questo capitolo VI può essere paragonato, all’interno della saga]. Non si va oltre la reiterazione di volgari allusioni sessuali [che sembrano voler sdoganare una presa di coscienza femminile, ma in verità sono ideate e scritte da uomini], reiterazione del riappropriarsi di una saga da parte di chi l’ha creata; autori e attori di colore, tra l’altro, ma anche la questione dei diritti degli afroamericani nonostante torni così spesso è  poco più che abbozzata e si perde tra le chiacchiere dell’accannato Shorty Meeks [Marlon Wayans], a cui toccano anche due tiepide stoccate verso la Gen Z e gli streamers, e della Brenda Meeks di Regina Hall, che fra le parodie di spettanza riprende la Ma diretta da Tate Taylor.

E di reiterazione e spettanza va avanti l’intero film, che non riesce mai a far ridere e continua a farsi scudo con un volgarità grossolana e di gusto cattivo che non riesce, suo malgrado, a essere velenosa o urticante, ma solo stonata e fuori tempo massimo.

Il pubblico di oggi ha orecchie adatte a recepire questo modo di far comicità attraverso la parodia? Dai primi riscontri parrebbe di sì, anche se gli autori non sembrano avere proprio a cuore le nuove generazioni e il loro sviluppo critico-creativo. Ma l’horror di oggi merita di essere parodizzato in modo così anonimo e svogliato?

In sostanza si parte dalla base formata da Halloween e Scream. Dal primo viene tirata fuori l’idea della madre ossessionata dal killer che si autoisola e vive nell’ossessione di un possibile ritorno del male abbandonando sua figlia. Da Scream vengono estirpate molte più cose: le sorelle Carpenter, con un rimando diretto a Jenna Ortega grazie a un personaggio chiamato Martedì che ne riprende le fattezze; la scena nella metro e l’incipit nel bar newyorkese del capitolo VI.

Per il resto, nella maggior parte dei momenti la parodia si fa macchietta e finisce per esaurirsi in un siparietto o, peggio ancora, con un meme. A quest’ultima categoria appartiene il rimando al Nosferatu di Eggers, per cui si va addirittura a rubare un già poco riuscito gioco grafico del web vecchio di un paio d’anni. Stendendo un pietoso velo sull’inserto dedicato a Michael probabilmente introdotto in corsa e chissà perché, insapori sono i ganci a Final Destination: Bloodline, Smile, John Wick, Scappa – Get Out, Candyman [povero Candyman!] e M3gan. Esterno a ogni funzionamento della parodizzazione è l’adattamento della scena di Babbo Natale nel centro commerciale di Terrifier 3, a cui viene praticamente solo aggiunta una chiosa inutile e scurrile.

Le scene dedicate a Weapons [con la somministrazione di droga a bambini], The Substance [con l’inserimento degli Epstein files], I peccatori [con i vampiri bianchi che vorrebbero essere invitati a entrare in quella dei Meeks] e Longlegs [in cui l’omicida palesemente bizzarro viene ignorato dagli agenti di polizia che indagano su di lui, che invece iniziano a pestare un innocente afroamericano che si trova alla sua stessa fermata dell’autobus] sembrano più a fuoco o almeno interessate a raccontare il momento. Ci riesce bene, in verità, solo l’ultima, e magari un rapido intervento sull’ICE in un altro momento di un  film che, in definitiva, si dimostra superfluo e banale.

Luca Ruocco

SCARY MOVIE

Regia: Michael Tiddes

Con: Anna Faris, Regina Hall, Marlon Wayans, Shawn Wayans, Jon Abrahams, Lochlyn Munro, Dave Sheridan, Cheri Oteri, Chris Elliott, Cameron Scott Roberts, Olivia Rose Keegan, Savannah Lee Nassif, Sydney Park, Ruby Snowber, Gregg Wayans, Benny Zilke, Kenan Thompson, Kai Cenat

Uscita in sala in Italia: giovedì 4 giugno 2026

Sceneggiatura: Marlon Wayans, Shawn Wayans, Keenen Ivory Wayans, Craig Wayans, Rick Alvarez

Produzione: Miramax, Original Film, Ugly Baby Productions

Distribuzione: Eagle Pictures

Anno: 2026

Durata: 95’

InGenere Cinema

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