Questa avventura inizia tanto tempo fa, sul finire dell’estate del 1983, con una serie TV d’animazione Filmation figliata da una linea di giocattoli della Mattel: He-Man e i Dominatori dell’Universo. Una serie che contrapponeva, all’interno della fantastica città di Eternia, in un un mondo dove coabitavano creature e habitat fantasy e una strana declinazione di tecnologia sci-fi, due schieramenti di guerrieri. I buoni, guidati da He-Man, che proteggevano la città e il castello di Grayskull da un esercito formato essenzialmente da loro nemesi, al soldo del lord of destruction Skeletor.
Da quella prima serie di giocattoli e dal cartone animato, il mondo dei Dominatori dell’Universo si è espanso fino ai giorni nostri attraversando qualsiasi tipo di media e merchandising. Cinque anni fa, complici anche le ultime stagioni animate prodotte e distribuite da Netflix tra il 2021 e il 2024, si era tornati a palare di un nuovo lungometraggio live action, dopo l’economicamente sfortunato I Dominatori dell’Universo di Gary Goddard del 1987. La lavorazione travagliata, oltre a portare a un cambio cast e crew, ha fatto rimbalzare la produzione da casa Netflix ad Amazon MGM Studios, ma finalmente il mondo Eternia torna su grande schermo e, pur parlando direttamente ai millennial, cerca ovviamente di intercettare un pubblico per cui He-Man e Skeletor potrebbero essere conoscenze del tutto nuove.
Travis Knight [Bumblebee, Kubo e la spada magica] apre il film con una lunga introduzione, in cui ci vengono presentati i personaggi cardine della storia: Adam è ancora un bambino e, nonostante sia figlio del re guerriero Randor [James Purefoy], non riesce ad abbracciare il suo futuro posto da condottiero, anzi, è un ragazzo timido, timoroso e fin troppo delicato per primeggiare negli allenamenti capeggiati da Duncan [Idris Elba], il Man-At-Arms del re.
L’idillio eterniano del prologo viene bruscamente troncato dall’arrivo in città di Skeletor [Jared Leto] e del suo esercito del male. Il demone che “vuole diventare un dio”, come avrà modo di affermare più avanti, è lì per appropriarsi della spada di Grayskull e del potere in essa contenuta. Per salvare il salvabile, la maga Sorceress [Morena Baccarin] spedisce il piccolo principe e la spada sul pianeta di provenienza di sua madre Marlena [Charlotte Riley]: la Terra.
Una delle preoccupazioni più concrete che i fan veterani della saga Mattel coltivavano nei confronti di questo ritorno al cinema era proprio la parte drammaturgica ambientata sulla Terra, che era da subito venuta a galla grazie ad alcune foto di backstage diffuse durante le riprese. Nel film del 1987, infatti, per motivi di budget Eternia era stata relegata a dei momenti temporalmente assai precisi, per poi ambientare l’avventura vera e propria sul nostro più realistico pianeta. Masters of the Universe, il film di Knight, scongiura questo pericolo, traslando sì la storia sulla Terra, ma per un momento drammaturgicamente assai più breve e, soprattutto, utile al viaggio dell’eroe che non vuole essere eroe Adam, che ritroviamo adulto e con le fattezze di Nicholas Galitzine. Bloccato in un mondo che non è il suo, il principe spodestato ha dovuto arrangiarsi e trovarsi un lavoro [risorse umane di un ufficio non meglio specificato], ma la sua ossessione è da sempre ritrovare quella spada che aveva immediatamente perso nel salto dimensionale e che rappresenta l’unico oggetto capace di riportalo a casa.
La seconda mossa intelligente del progetto [la sceneggiatura a tante mani e a dire il vero un po’ lunghetta è di Chris Butler, Aaron Nee, Adam Nee e Dave Callaham] è quella di decidere di raccontare una origin story: nelle serie animate, nel film anni ’80, Adam sapeva già di essere He-Man e portava avanti la sua quotidianità alla Clark Kent/Superman, condividendo il suo segreto solo con pochissimi alleati. In questo nuovo lungometraggio la scoperta del potere arriverà dopo il trauma iniziale e un senso di inadeguatezza che non lascerà forse mai il protagonista.
Ultimo tassello importante del progetto dedicato alle nuove generazioni è il tono decisamente alla Marvel che investe l’intera epica MOTU: alla riuscita commistione fantasy/sci-fi di cui parlavamo all’inizio, si aggiunge un terzo importantissimo componente: la commedia. Un tono leggero e scanzonato che presto diventa leitmotiv della storia quasi nella sua integralità. Non sempre riesce a essere davvero divertente, ma lo fa in molti punti e accentua personalità eccentriche, come quella di Skeletor, che qui diventa una primadonna e a cui vengono dedicati, oltre a riusciti siparietti con la sua banda di creature debosciate, anche delle incursioni/incubo sulla Terra in vesti non proprio canoniche che potrebbero sembrare una follia, ma funzionano.
“Io sono il cattivo”, fulmina il Lord of Destruction mentre Adam cerca di convincerlo a redimersi durante uno dei loro scontri: un’affermazione semplice, lineare. Una dichiarazione d’appartenenza davvero basica che è alla base dell’esistenza stessa dei MOTU e che, santa ingenuità, hanno insegnato alla generazione dei Millennial quello che un biondino muscoloso in gonnellino [nel film c’è anche una battuta della Teela di Camila Mendes su questo imbarazzante indumento] e uno stregone con un teschio al posto della testa potevano insegnare: a impegnarsi per raggiungere il bene collettivo, il primo, a fallire, rialzarsi e fallire meglio, l’altro.
Adam è, ovviamente, la chiave di volta: sia per i collezionisti e conoscitori dei Dominatori dell’Universo che per i possibili nuovi adepti. Non solo perché il film segue la sua storia, la sua partenza, lo smarrimento e il ritorno, ma anche perché lui è il fulcro per raggiungere e potenzialmente raccordare due generazioni.
Adam parla ai millennial quando il suo coinquilino lo accusa di essere troppo outsider rispetto al mondo reale: “Non puoi andare al lavoro, pagare l’affitto e aspettare il weekend come tutti gli altri?”. Il protagonista non ci riesce perché è mentalmente ossessionato dalla ricerca della spada e sentimentalmente tormentato da quegli strani concittadini che aveva dovuto lasciare e che da
allora sono diventati protagonisti dei suoi mille disegni. Personaggi a cui Adam ha addirittura dato nomi fittizi, che poi sono [trovata davvero riuscita e poetica] quelli dei nostri vecchi giocattoli. È come se l’Adam bambino e poi quello adulto, ma mai cresciuto in qualche modo, creassero Eternia disegno dopo disegno, inventando nomi, posti e trabiccoli, mentre il mondo li bolla come inadatti e infantili.
Chi invece con He-Man ci è cresciuto, spesso non ci è riuscito perché la società che era stata costruita per accogliere la generazione nata negli anni ’80 non lo prevedeva.
Sempre ai fan della prima ora, poi, è dedicato un cameo molto divertente che mette faccia a faccia il nuovo He-Man, con quello che lo aveva interpretato nel primo film, Dolph Lundgren, che in palestra gli dice sprezzante: “Hai preso il mio posto”.
Per andare incontro alla società di oggi, invece, l’ironia marcata riesce a ovattare il machismo che era alla base del mondo Mattel, arrivando a una decisa nuova declinazione di mezzo e contenitore, rispetto al potere di Grayskull. Rimane il fatto che, ristrutturazione a parte, le scene di lotta e le botte tra buoni e cattivi rimangono e sono ben orchestrate. Così come ottima è la resa grafica dei personaggi, ovviamente in primis dei malvagi di Skeletor: Trap Jaw, Beastman, Spinkor, Tri-Klops, Evil-Lyn, ma anche figure minori come Goat Man o ripescati dal primo lungo come Karg e Pig Boy.
C’è un momento di stanca nella parte finale del secondo atto, introdotto da discorso padre-figlio [Randor e Adam] che risulta anche un po’ falso e fuori contesto. Si tratta del blocco peggiore, forse proprio perché di punto in bianco viene eliminata l’aria frizzante e leggera presente fin dalla prima immagine, senza aver prima costruito un secondo binario percorribile solido, ma dopo questa impasse si torna a galla.
Finale con morale declamata, proprio come nei cartoon e da un personaggio d’eccezione assente nel resto del film e due scene nei credits che fanno sperare nella possibile aperture di un vero e proprio masterverse.
Il voto in Skeletor lo diamo solo noi di InGenereCinema.com, as usual.
Luca Ruocco
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MASTERS OF THE UNIVERSE
Regia: Travis Knight
Con: Nicholas Galitzine, Jared Leto, Camila Mendes, Alison Brie, James Purefoy, Morena Baccarin, Jóhannes Haukur Jóhannesson, Charlotte Riley, Idris Elba, Hafþór Júlíus Björnsson, Kojo Attah, Jon Xue Zhang, Sam C. Wilson, Sasheer Zamata
Uscita in sala in Italia: giovedì 4 giugno 2026
Sceneggiatura: Chris Butler, Aaron Nee, Adam Nee, Dave Callaham
Produzione: Amazon MGM Studios, Metro-Goldwyn-Mayer, Mattel Studios, Escape Artists
Distribuzione: Eagle Pictures, Sony Pictures Entertainment Italia
Anno: 2026
Durata: 140’
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