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SUPERMAN di James Gunn

Per provare a spiegare cos’è il Superman di James Gunn, iniziamo a dare come coordinate iniziali due indicazioni che potrebbero apparire diametralmente opposte ma che, vi assicuriamo, sono entrambe vere e riescono a convivere lasciando allo spettatore un’esperienza di visione del tutto positiva. Superman è un film che per colori, leggerezza e trovate a volte anche ingenue, ricorda davvero un comic americano della Golden Age, ma è anche un film in cui il regista e sceneggiatore [a capo ora dell’universo cinematografico DC Comics] è perfettamente riconoscibile: vi ritroviamo la sua ironia [ereditata da mamma Troma], alcune tematiche cardine della sua poetica, un impegno politico-sociale che qualche anno fa gli era costata la squalifica dal mondo Marvel, la passione per i grossi mostri e tanto altro.

Superman è, inoltre, un tassello fondamentale per il mondo cinematografico DC, in quanto rappresenta non solo un reboot del personaggio più iconico del fumetto statunitense, nella sua ultima declinazione cinematografica affidato ad Henry Cavill; ma anche un riavvio e una ricostruzione dell’intero mondo DC, con un’estetica e una poetica più vicine al suo nuovo condottiero, cosa che di certo continuerà a rappresentare per chissà quanto una frattura insanabile con i fan di Zack Snyder e del suo concetto cupo e drammatico portato avanti con titoli come L’uomo d’acciaio [2013], Batman V Superman [2016] e Justice League [2017].

Si mette un punto a quanto fatto finora e probabilmente è in atto, almeno in parte, quel processo di marvelizzazione, anche fuori tempo massimo, che è stata la paura più grande per chi attendeva l’uscita del film, ma anche questo concreto pericolo è stato scongiurato. C’è molta ironia, è vero, ma nel film non diventa mai ingombrante e, soprattutto, non offusca quello che è in focus del progetto di Gunn: raccontare la storia di integrazione di un alieno sul pianeta Terra, di un immigrato negli Stati Uniti di oggi, quella di un presidente decisamente poco ospitale; di un magnate dell’ultra-tecnologico che mira al potere politico e non si fa scrupoli a utilizzare i social [nel film attraverso delle scimmie ammaestrate] per spargere odio e fake news, che si specchia nel Lex Luthor di Nicholas Holt.

E poi c’è una guerra, tra le nazioni immaginarie di Boravia e Jarhanpur, anche questa tema che si riflette in facilmente nel reale fuori dallo schermo; un conflitto all’interno del quale il Superman di David Corenswet si inserisce per schierarsi attivamente a favore del Paese attaccato, incurante delle critiche che questa presa di posizione gli avrebbe portato. È solo l’inizio di un pericoloso declino che vede il kryptoniano involontario protagonista: Superman perde la fiducia della gente, quella delle autorità e, soprattutto, inizia a mostrarsi sempre più fallibile, solo, debole. Perché nel film di Gunn, che non è una origin story, Superman vive un profondo processo di umanizzazione; l’alieno dimostra di essere il più umano fra gli umani solo attraverso la perdita, la sofferenza, il dolore, che arrivano anche attraverso un piccolo tradimento alla storia kryptoniana che, però, non inficia l’efficacia del personaggio né del film.

Per far tornare i conti, nonostante non voglia raccontare l’arrivo sulla Terra del protagonista, il regista realizza un’efficacia intro testuale a base 3 [il numero perfetto], che in poco riassume la scoperta dei meta-umani e dei supereroi 300 anni prima dell’incipit, la presentazione al mondo di Superman 3 anni prima, per chiudere sui 3 minuti passati dalla prima volta che l’alieno era stato sconfitto.

Corenswet è una scelta azzeccata sia nei panni di Clark Kent che in quelli di supereroe, e al suo fianco regala una prova altrettanto riuscita Rachel Brosnahan/Lois Lane. Il loro è un rapporto in costruzione, che vive un momento di instabilità e di crisi nel dialogo/intervista che era già stato mostrato parzialmente nel trailer del film e che, puntando il discorso sull’etica giornalistica, rappresenta uno dei momenti più riusciti dello script.

Il film chiama a raccolta anche altri supereroi, tutti sopra le righe e assai poco professionali, un po’ sulla linea dei protagonisti degli altri cinecomics finora diretti da Gunn: Lanterna Verde, affidato a Nathan Fillion; Hawkgirl, interpretata da Isabela Merced; il Metamorpho di Anthony Carrigan; e, personaggio più riuscito di tutto il super-gruppo, il Mister Terrific di Edi Gathegi protagonista, oltre che di una lunga sequenza di salvataggio del protagonista in coppia con la Lane, di una delle due scene post-credit. Senza contare l’esuberante Krypto, super-cane poco docile e combinaguai, che non mancherà di conquistare il cuore degli spettatori.

“La testa batte il braccio”, affermava Gene Hackman nel film del 1978, interpretando un Lex Luthor convinto di aver sconfitto Superman e una frase assai simile [“Il cervello batte i muscoli”] esclama oggi il Luthor di Holt, dimenticando che fra testa e braccio potrebbe trovare posto un cuore, che forse è la cosa più preziosa per l’uomo che si nasconde dentro il supereroe.

Impreziosisce ancora di più il tentativo di Gunn questo suo non tirarsi indietro rispetto al dover prendere una posizione chiara in un momento sociale e politico come questo, scegliendo di farlo anche con un film ludico e commerciale, dall’animo decisamente leggero.

Luca Ruocco

SUPERMAN

Regia: James Gunn

Con: David Corenswet, Rachel Brosnahan, Nicholas Hoult, Edi Gathegi, Anthony Carrigan, Nathan Fillion, Isabela Merced

Uscita in sala in Italia: mercoledì 9 luglio 2025

Sceneggiatura: James Gunn

Produzione: DC Studios, Troll Court Entertainment, The Safran Company

Distribuzione: Warner Bros. Entertainment Italia

Anno: 2025

Durata: 129’

InGenere Cinema

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