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LE TOMBE DEI RESUSCITATI CIECHI di Amando de Ossorio

Ed eccoci a parlare di uno dei cult per eccellenza del cinema fantastico spagnolo, uscito nelle sale dopo che erano passati tre anni da quando un certo George Romero aveva sconvolto le platee mondiali con il suo capolavoro La notte dei morti viventi [1968]. Un’opera capace di imporsi come un autentico spartiacque sia per aver reinventato la figura classica degli zombi [non più esseri tornati in vita grazie a stregoni o riti vudù ma ciondolanti mostri cannibali che, a causa di un misterioso virus, vengono risvegliati dal sonno eterno ed escono affamati dalle loro tombe], sia per aver affrontato tematiche sociopolitiche all’interno di un Genere spesso snobbato come l’horror.

In un contesto storico in cui il cinema spagnolo stava iniziando a confrontarsi liberamente con nuovi contenuti e a rompere le catene censorie imposte dalla dittatura fascista, si imposero all’attenzione una serie di cineasti pronti ad abbracciare le varie deformazioni che la Settima Arte era adesso in grado di offrire. Uno dei precursori di questa nuova ondata risponde al nome di Amando de Ossorio, un regista che negli anni Sessanta si era fatto le ossa nel western per poi testare il Genere orrorifico con il bizzarro Malenka, la nipote del vampiro [siamo nel 1969]. Ma è solo due anni dopo questa sua prima incursione nel macabro e nel paranormale che realizzò il titolo per cui tutt’oggi viene ancora celebrato, ovvero La noche del terror ciego [da noi Le tombe dei resuscitati ciechi].

Il plot di partenza [inverosimile e, visto con occhio moderno, quasi ridicolo] vede due vecchie amiche di scuola, Virginia e Betty, che si rincontrano per caso in una piscina. Roger, l’amichetto di Virginia, invita Betty a trascorrere una gita con loro, dimostrando un certo interesse verso di lei. Ingelosita dalle reciproche attenzioni dei due, durante il viaggio Virginia scende dal treno in corsa, per poi avventurarsi all’interno di un villaggio che ha notato in lontananza. Il luogo, però, sembra disabitato e la ragazza si ritrova a cercare riparo in un monastero abbandonato. Ciò che ignora è che ogni notte, tra quelle rovine, si risvegliano dalle loro tombe i cadaveri di alcuni templari che furono resi ciechi per essersi convertiti al culto del Demonio. La poveretta verrà ovviamente trucidata e saranno proprio Robert e Betty a mettersi sulle sue tracce.

Al di là di tutto, è innegabile che la forza della pellicola non risieda affatto nella costruzione narrativa ma piuttosto nella confezione, capace di regalarci [fin dalla prima, indimenticabile apparizione dei templari] una serie di momenti semplicemente da antologia. Facendo tesoro della lezione di Romero, de Ossorio mette in scena un raccapricciante gruppetto di non-morti incappucciati e armati di spade, alcuni barcollanti e altri a cavallo, accompagnando le loro apparizioni con una spettrale liturgia che si fonde con i rumori delle pietre tombali.

Cinema horror tout court, quindi, genuino, lugubre e maledettamente efficace. Fino ad un cattivissimo finale [vero fiore all’occhiello della pellicola] in cui neanche i bambini vengono risparmiati dalla furia sanguinaria dei resuscitati. Come se per l’epoca non bastasse, abbiamo anche un accenno di sottotesto saffico nel rapporto tra le due ragazze, un sensuale striptease seminascosto dalle fiamme di un fuoco acceso e una scena di stupro piuttosto casta ma comunque ad effetto.

Per concludere, è innegabile che il film sia invecchiato e che il suo ritmo anche fin troppo compassato possa far storcere il naso ad un pubblico ormai abituato ad altri tipi di linguaggi [sia narrativi che stilistici]. Come è altrettanto innegabile che verrà sempre considerato un autentico must da ogni cultore del cinema più tetro e sinistro. In rapida successione furono prodotti tre seguiti ufficiali [La cavalcata dei resuscitati ciechi, La nave maledetta e La notte dei resuscitati ciechi, quest’ultimo conosciuto anche col titolo La notte dei gabbiani, tutti diretti da de Ossorio], mentre è del 2020 una sorta di ulteriore sequel/reboot dal titolo Curse of the Blind Dead [di cui Luca Ruocco ha parlato qui https://www.ingenerecinema.com/2022/08/08/curse-of-the-blind-dead-di-raffaele-picchio/].

Lorenzo Paviano

LE TOMBE DEI RESUSCITATI CIECHI

Regia: Amando de Ossorio

Con: Maria Elena Arpon, César Bruner, Lone Fleming, José Thelman, Veéronica Llimera, Rufino Inglés, Francisco Sanz

Sceneggiatura: Amando de Ossorio, Jesus Navarro Carrion

Produzione: Jose Antonio Perez Giner, Salvatore Romero

Distribuzione: New Gold Entertainmet

Anno: 1971

Durata: 101′

InGenere Cinema

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