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Mostra del Cinema di Venezia 2020 – Report #09

LA NUIT DES ROIS di Philippe Lacôte

Un giovane ragazzo viene incarcerato a “La Maca”, una prigione con leggi proprie situata all’interno della foresta ivoriana, governata da Barbanera, uno dei carcerati. Il suo regno è minacciato, oltre che dalla malattia che lo logora lentamente, anche da uno dei suoi lacchè che mira a prendere il suo trono. Prima di morire il re vuole vedere scorrere il sangue ancora una volta durante la fatidica notte della luna rossa in cui i carcerati si radunano attorno al “Roman” per ascoltare una storia. Dopo avere scoperto il destino che lo attende, il giovane ragazzo è costretto a protrarre il racconto fino alle prime luci dell’alba.

Cresciuto con la madre incarcerata nella prigione “la Maca”, il regista franco ivoriano Philippe Lacôte, dirige La Nuit Des Rois [2020], un magico prison movie.

Il film ha un ritmo da pièce teatrale, soprattutto per il modo in cui gli attori intervengono all’interno della narrazione. Mentre Romanzo [Bakary Koné] racconta la sua storia, gli altri detenuti la commentano come un coro dell’Antica Grecia. Tutti sono in cerchio attorno al fuoco, rappresentato dalle lanterne ad olio che illuminano e forniscono atmosfera al racconto. C’è una commistione tra magia e reale su diversi livelli, per certi versi ricorda l’impronta di Cesare deve morire [Fratelli Taviani].

Il regista attraverso le parole di Romanzo ci mostra anche la desolazione delle città africane e dell’impatto che la guerra civile ha avuto sulla Costa D’Avorio. Manca un po’ di tensione e un po’ di storia dietro l’astio dei prigionieri.

GUERRA E PACE di Martina Parenti e Massimo D’Anolfi

Il film mette in relazione il cinema e la guerra.

Un viaggio dai pionieri del cinema del 1911, in occasione dell’invasione italiana in Libia, fino ai giorni nostri dove i film vengono girati con gli smartphone. Una riflessione sulle conseguenze della guerra, sul senso della storia e sulla conservazione della memoria; suddivisa in quattro capitoli.

Martina Parenti e Massimo D’Anolfi sono una coppia sia nella vita reale che nel lavoro. I loro film hanno contribuito a ridimensionare la forma del cinema documentario mescolando la finzione con il reale sin dagli anni duemila. Nella sezione Orizzonti presentano il film Guerra e Pace [2020], un documentario bellico meta cinematografico.

Ci sono voluti tre anni e tre ministri degli esteri per riuscire a girare all’interno dell’Unità di crisi della Farnesina. I registi sono affascinati dal rapporto tra la pericolosità delle immagini e la diplomazia.

Nel primo capitolo dei tecnici sistemano i frammenti di una lastra fotografica su un tavolo luminoso. Una sequenza inframezzata da alcuni reperti video provenienti dalla guerra di Libia. I materiali non sono girati durante i momenti di battaglia, ma di pace. Le riprese sono studiate a tavolino e i bambini africani vengono utilizzati come spot promozionali.

Il secondo capitolo è dedicato al lavoro dell’Unità di crisi svolto nel 2019. Mentre gli operatori parlano al telefono, rimangono aggiornati su quello che accade navigando su internet, prestando attenzione ai video postati sui social network, come attentati e rapimenti.

Il terzo capitolo segue Ecpad, la scuola dei mestieri dell’immagine per i soldati transalpini, dove tra un’esercitazione fisica e un’analisi fotografica si formano giovani militari registi. L’insegnante mostra ai cadetti il potenziale di una fotografia nel campo delle dispute diplomatiche. Cosa può essere filmato, cosa può essere mostrato e cosa può essere conservato in un archivio. Il mantenimento della memoria in questi archivi è utile per la conservazione storica e documentale delle immagini.

Grazie all’evoluzione della comunicazione visuale è possibile notare come il cinema si sia innamorato della guerra molto più che della pace. Attenzione al quarto capitolo particolarmente infiammabile.

OMAGGIO A LILIANA CAVANI

Parto dal Lido dirigendomi al Teatro Goldoni di Venezia dove la sezione Le Giornate degli Autori dedica un omaggio al cinema di Liliana Cavani con la regista presente in sala e a seguire la proiezione del suo film Il Gioco di Ripley [2002].

La Cavani rifiuta, a insaputa del pubblico, l’invito per timore di contrarre il virus nel lungo viaggio verso Venezia, così rientro a casa.

Giulio Golfieri [RATS]

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