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Mostra del Cinema di Venezia 2020 – Report #11

SELVA TRÀGICA di Yulene Olaizola

Rio Hondo. Un ricco signore inglese è sulle tracce della promessa sposa Agnes, africana scappata assieme a due amici. Alcuni estrattori di gomma da masticare trovano Agnes moribonda all’interno della giungla, iniziando ciascuno a fantasticare di possederla. A loro insaputa risvegliano un potere nascosto all’interno della selva pronto a sterminarli uno ad uno.

Yulene Olaizola è una regista e produttrice messicana diplomata al Centro de Capacitación Cinematográfica. Dopo una serie di cortometraggi, porta al Festival di Venezia nella sezione Orizzonti il film Selva Tràgica [2020].

“La selva ti da, la selva ti toglie”

Il film sembra più l’episodio pilota di una serie televisiva. Il ritmo è assente e monotono, le scene sono ripetitive e prive di tensione.

Non ci sono sviluppi narrativi, i personaggi muoiono così come respirano e sono inutili alla storia già di per sé priva di forza. Il personaggio di Agnes [Indira Rubie Adrewin], una maga in relazione con la giungla, è debole rispetto l’importanza che dovrebbe avere ai fini del racconto.

LE SORELLE MACALUSO di Emma Dante

Antonella, Maria, Lia, Pinuccia e Katia sono cinque sorelle che vivono tutte assieme in un piccolo appartamento condiviso con l’allevamento di colombe e piccioni con i quali si guadagnano da vivere. La vita scorre serena fino a quando un terribile incidente non muta il loro rapporto.

Tratto dall’omonima pièce teatrale vincitrice del Premio Ubu come Miglior Spettacolo nel 2014, Le sorelle Macaluso [2020] è un film drammatico scritto e diretto dalla stessa regista Emma Dante.

“Una lacrima nel cuore”

Le ragazze guardano l’orizzonte da un buco sul muro di casa. Guardano il loro futuro ignare di quali disgrazie gli riserba.

Le sirene dell’ambulanza echeggiano nell’aria e i colombi della casa si librano nel cielo. Qualcosa è accaduto. Salto temporale. Un presente fatto di nostalgia e insoddisfazione

Maria [Simona Malato] che da piccola danzava sui suoi sogni da ballerina, lavora in un laboratorio che viviseziona animali morti. A forza di stare a contatto con la morte il suo corpo ha preso il cancro.

Pinuccia [Donatella Finocchiaro] scopa nella loro casa vuota prima di riunirsi con le altre sorelle per la cena. Quando Katia [Laura Giordani] rompe uno dei piatti è come se quel piatto rappresentasse la morte della sorella minore Antonella [Viola Pusatieri].

Quel piatto lo puoi riparare, ma rimarrà sempre un piatto rotto, come la frattura nel rapporto tra le sorelle rimaste in vita. Lia [Serena Barone], disturbata psicologicamente, trova affetto solamente nelle parole dei suoi libri, libri che da anziana distrugge assieme agli altri oggetti della casa cancellando così i ricordi di una vita infelice.

TENGO MIEDO TORERO di Rodrigo Sepùlveda Urzùa

La polizia irrompe in un locale pieno di travestiti e omosessuali uccidendo la cantante e facendo fuggire gli ospiti. La Loca, una prostituta transessuale, viene salvata dal giovane e attraente Carlos, un rivoluzionario che cospira contro il dittatore Augusto Pinochet. Ben presto tra i due si instaura un pericoloso e logorante rapporto di amicizia che minaccia la loro incolumità.

Dopo una lunga carriera nella televisione, il regista cileno Rodrigo Sepúlveda presenta alle Giornate degli Autori 2020 il film Tengo Miedo Torero [2020], ispirato al primo e unico romanzo di Pedro Lemebel.

“Io non tengo nome”

I personaggi del film sono di una bruttezza mai vista prima. Hanno sculture di Giacometti al posto dei loro corpi e volti cadenti come l’argilla. Ci troviamo di fronte a qualcosa di viscerale e crudo.

Alfredo Castro infonde al personaggio de La Loca un’umanità travolgente, facendo quasi dimenticare allo spettatore la sua vera identità, sospesa tra l’osceno, l’erotico e l’orribile.

Giulio Golfieri [RATS]

InGenere Cinema

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