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ALLA MIA CARA MAMMA NEL GIORNO DEL SUO COMPLEANNO di Luciano Salce

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Alla mia cara mamma nel giorno del suo compleanno [1974] rappresenta l’incontro tra Luciano Salce e Paolo Villaggio, ma sono importanti anche Eleonora Giorgi e Orchidea De Santis per realizzare una satira graffiante del mammismo e degli ambienti nobiliari. Federico [Villaggio] ha trent’anni ma la madre [Kedrova], oppressiva e premurosa, non lo lascia crescere, lo veste come un bambino, lo nutre con olio di fegato di merluzzo e lo guida impartendo ordini secchi e decisi. Federico sfoga la sessualità repressa su bambole gonfiabili che fa arrivare dalla Danimarca, mito erotico di una generazione di adolescenti che fantasticava sulla presunta libertà sessuale dei paesi scandinavi. Il suo rapporto con la madre è di amore-odio, una sorta di complesso di Edipo irrisolto, che porta Federico a compiere scherzi feroci nei confronti della donna e a tentativi abortiti per liberarsi della sua dominazione. Il tono del film è surreale e grottesco, a tratti soffuso di erotismo morboso e da un’ironia che salva i momenti più cupi.

Luciano Salce tocca anche il tema omosessuale, citando Freud e la paura del sesso femminile, ma resta in superficie con la descrizione di una coppia gay di maniera che odia le donne e tenta di violentare Federico. La vita del ragazzo cambia quando viene assunta a servizio la nipote della vecchia serva morta in un incidente domestico. La bellezza di Angela [Giorgi] conquista Federico, anche se la ragazza cammina zoppicando, ma non solo lui, perché tutti gli uomini della casa provano a metterle le mani addosso. Alcune parti erotiche sono citazioni – omaggio di Malizia [1973] di Salvatore Samperi.

Basti pensare a Eleonora Giorgi che sale su una scala mentre lo zio [Faà Di Bruno] osserva e accarezza le gambe, oppure alla sequenza della vestizione in camera da letto con Federico che spia e dispone alcune monete sul suo corpo. Tra Angela e Federico nasce l’amore, lui le regala lo smeraldo di fidanzamento della madre, ma la megera se lo riprende con la forza. Alla fine il rapporto sessuale tra Federico e Angela si consuma ai piedi del letto della madre che quando li sorprende è colta da un malore. Angela viene cacciata di casa e il figlio torna a festeggiare il compleanno della madre nel castello. La ragazza non si dà per vinta e cerca di riprendersi il suo amore, ma la madre preferisce ammazzare il figlio piuttosto che concederlo a un’altra donna.

Il film è intriso di sequenze erotiche, spesso morbose, violente, malsane, a volte solari e liberatorie. Citiamo la pubblicità erotica immortalata dai cartelloni, il matrimonio di Orchidea De Santis mentre Villaggio fotografa le gambe delle donne da una graticola, una prostituta pagata per eccitare il ragazzo, le pose amorose con le bambole gonfiabili, le sequenze con la Giorgi mentre fa il bagno nuda e Villaggio spia dalla porta socchiusa. Molto sexy le scene con Eleonora Giorgi sul letto mentre si lascia massaggiare i glutei, ma anche quando si mostra nuda sul tavolo di cucina. L’atmosfera erotico-morbosa è spesso ad alti livelli, tra sequenze di feticismo, voyeurismo e brevi istanti di puro romanticismo. Molta cattiveria nella critica alla nobiltà che sfoggia perbenismo e carità ma in fondo disprezza i poveri, come dimostra la sequenza dei supplì a base di sassi e la penosa caccia allo smeraldo.

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Paolo Villaggio è bravissimo, interpreta un figlio imbranato e succube non facile da rendere credibile, soprattutto per le debolezze erotiche e per le fantasie morbose. Orchidea De Santis è impiegata in un piccolo ruolo, seduce pure lei Federico, mostra un seno nudo, ma il regista decide di imbruttirla [impresa non facile!] per sottolineare l’ironia della partecipazione. Eleonora Giorgi è bella e sexy, regala plastici nudi integrali, nel bagno, in camera, davanti allo specchio, persino sulla tavola di cucina e ai piedi del letto della madre di Federico. Antonino Faà Di Bruno non è un attore professionista [colonnello dei granatieri in pensione], ma interpreta con disinvoltura lo zio di Federico affetto da Parkinson che lo chiama Pipetta e gli rinfaccia una presunta omosessualità. Lila Kedrova è una perfetta madre oppressiva che non lascia respirare il figlio e sfoga la sua perfidia con la servitù.

Il film è una commedia erotica di taglio psicologico, molto freudiana, ma non riscuote un grande successo, forse perché esce dopo Per amare Ofelia [1974] di Flavio Mogherini, che affronta una tematica simile ed è interpretata da Renato Pozzetto, per la prima volta sul grande schermo e all’apice del successo televisivo. Paolo Villaggio e Luciano Salce si rifaranno con Fantozzi.

Gordiano Lupi

 

Regia: Luciano Salce

Con: Paolo Villaggio, Eleonora Giorgi, Lila Kedrova, Antonino Faà Di Bruno, Orchidea De Santis, Jimmy il Fenomeno

Sceneggiatura: Luciano Salce, Sergio Corbucci, Massimo Franciosa

InGenere Cinema

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