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TÁR di Todd Field

Esistono film impossibili da immaginare senza il proprio protagonista. Film in cui lo script, fin dal principio, è stato concepito pensando a un unico e solo interprete, senza cui molto probabilmente la pellicola non sarebbe esistita, quantomeno nella forma in cui la conosciamo.

Tár è esattamente uno di quei film che esiste solamente in virtù della propria attrice protagonista: una granitica, stupenda, magnetica Cate Blanchett.

Lo stesso Todd Field, che ha scritto e diretto la pellicola, ha dichiarato: «Questa sceneggiatura è stata scritta per un’artista: Cate Blanchett. Se avesse rifiutato, il film non avrebbe mai visto la luce».

Il film è incentrato sul personaggio di Lydia Tár, considerata una delle più grandi compositrici e direttrici d’orchestra viventi, attraverso le cui vicende ci racconta il mondo della musica classica internazionale.

Un incipit fermo ma quanto mai potente ci mostra Lydia Tár compiacersi della sua inflessibile e carismatica aura dalle cui labbra chiunque pare pendere; Field descrive con enorme capacità registica lo spessore di un personaggio totalizzante, quasi ingombrante, scegliendo di raccontarcelo con lunghissimi piani sequenza in cui Blanchett è così potente da far sembrare che sia lei a dirigere perfino l’orchestra filmica.

Passati i primi quaranta minuti, però, è come se Field non riuscisse a tenere il controllo su questo personaggio così monopolizzante in termini cinematografici da abbandonare ogni tentativo di dargli struttura e di inscriverlo in un contesto a servizio della propria pellicola.

L’insistenza, quasi pedante, sulla caratterizzazione del personaggio di Lydia Tár – che procede per quasi tre quarti di film – non lascia spazio al racconto, che non evolve, non procede se non per piccolissimi accenni. Field sceglie di mandare avanti la narrazione solo nell’ultima mezz’ora di un film della durata di oltre centocinquanta minuti, costringendosi a dover fare larghissimo uso di ellissi per raccontare sbrigativamente una vicenda che avrebbe meritato posizione centrale nello svolgimento della trama. Ne avrebbe giovato certamente il film, ne avrebbe giovato Lydia Tár, ma soprattutto ne avrebbe giovato la regia dello stesso Field che, evidentemente sopraffatto dalla minuziosità del racconto del suo personaggio, perde a un certo punto quello smalto che aveva invece caratterizzato la prima parte del suo Tár.

Tutto questo ci allontana emotivamente da ciò che Tár avrebbe potuto essere: un film sullo -sconosciuto ai più – mondo della musica classica internazionale, ma soprattutto un film sul potere e sul sottilissimo confine che c’è tra l’autorità e l’abuso che si fa di essa. Sulla fallibilità dell’uomo e sulla difficoltà di restare umani quando c’è la percezione comune che qualcuno sia superiore agli altri. Sulla comune accettazione della gerarchia classista e su quanto sia fallibile l’autorità nel momento in cui è il sottoposto a scegliere di ribellarsi.

Tutto questo c’è nel film di Field, ma non arriva quanto e come dovrebbe: va cercato, dedotto, assimilato, scostando con fatica l’ingombrante – non solo per chi le sta attorno, ma anche per il film che ce la racconta – figura di Lydia Tár

Irene Scialanca

TÁR

Regia: Todd Field

Con: Cate Blanchett, Mark Strong, Julian Glover, Nina Hoss, Sydney Lemmon, Noémie Merlant, Allan Corduner, Vincent Riotta, Sam Douglas, Lucie Pohl, Lee R. Sellars

Uscita in sala in Italia: giovedì 9 febbraio 2023

Sceneggiatura: Todd Field

Produzione: EMJAG Productions, Focus Features, Living Films, Standard Film Company

Distribuzione: Universal Pictures

Anno: 2022

Durata: 158’

InGenere Cinema

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