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PARIGI, 13 ARR. di Jacques Audiard

Presentato in concorso al 74°Festival di Cannes, Parigi, 13 arr. [Les Olympiades il titolo in lingua originale] è il nuovo film di Jacques Audiard, che trae la sua storia da due racconti a fumetti di Adrian Tomine. In effetti, durante la visione della pellicola si ha proprio l’impressione di assistere a due storie ben distinte che a un certo punto si uniscono in maniera non propriamente organica. Sono legate, però, dalla tematica e dal sentimento: cos’è l’amore, ma soprattutto cosa significa vivere una relazione, per un trentenne oggi. È con un elegante bianco e nero che Audiard sceglie di raccontarlo, forse proprio a voler sottolineare quanto poco colore ci sia nei sentimenti di una generazione [i millennials] disfunzionale e così poco abituata all’altro, allo stare insieme a qualcuno diverso da sé stessi.

La storia è molto semplice: lei è innamorata di lui, ma lui ama l’altra, che però è affascinata da un’altra ancora. Più che amore, però, c’è tanto sesso nel film di Audiard, così come c’è tanto sesso in un mondo fatto di relazioni in cui “prima si scopa, poi ci si conosce”.

Parigi, 13 arr. sembra voler descrivere senza alcun giudizio l’apatia dei sentimenti di una generazione abituata al tutto e subito, una pigrizia di emozioni in cui nemmeno più amore e morte sanno creare scompiglio. Tutto passa rapidamente senza lasciare traccia, senza ferire o emozionare, o meglio forse lo fa anche, ma siamo così abituati a soffocare ogni emozione da reprimerle ormai di default, senza chiederci nemmeno più se sia o no il caso di esprimere noi stessi e di lasciarci andare. Tutto vale, in un mondo in cui niente suscita più trepidazione: lo sanno bene Emilie [Lucie Zhang], Camille [Makita Samba] e Nora [Noémie Merlant] che tra i grattacieli parigini del tredicesimo arrondissement vivono una vita incentrata su sé stessi, che si accompagna all’altro senza però mai arricchirsene. Non provano passione né trasporto nelle loro quotidianità, tutto lascia spazio a una persistente malinconia di vivere una vita vuota in cui si annega lentamente senza fare un passo per venire a galla. L’unico personaggio che ha ancora la forza di emozionarsi [forse perché non ha ancora sofferto abbastanza?] è Nora, ed è indubbiamente interessante l’attrazione tutta virtuale che prova per la sua sosia Amber Sweet [Jehnny Beth], anche se la loro storia è fin troppo diradata e sottile per reggere l’intero film.

La piattezza emotiva dei personaggi, infatti, rischia troppo spesso di diventare una piattezza emotiva della pellicola, che, come per le storie di Emilie, Camille e Nora, difficilmente riesce a emozionare. La fotografia, indubbiamente bellissima, sovrasta di gran lunga i dialoghi e i rarefatti accadimenti, la bellezza delle immagini ingloba una storia a tratti debole e già vista, seppure covi in realtà l’intento di spudoratezza.

Parigi, 13 arr. è un film estremamente asciutto, intimo, quasi minimale per un regista come Audiard che ultimamente ci ha abituato a un altro modo di intendere il cinema. Che la poca riuscita della pellicola sia dovuta proprio a questo cambio di rotta?

Irene Scialanca

PARIGI, 13 ARR.

Regia: Jacques Audiard

Uscita in sala in Italia: giovedì 24 marzo 2022

Con: Lucie Zhang, Noémie Merlant, Makita Samba, Jehnny Beth, Camille Léon-Fucien, Oceane Cairaty, Anaide Rozam, Pol White, Rong-Ying Yang, Geneviève Doang

Sceneggiatura: Jacques Audiard, Céline Sciamma, Léa Mysius

Produzione: Page 114, Why Not Productions

Distribuzione: Europictures e Virtuose Pictures in collaborazione con Cine1 Italia

Anno: 2021

Durata: 105’

InGenere Cinema

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