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C’ERA UNA VOLTA A HOLLYWOOD di Quentin Tarantino

La Nave di Teseo porta in libreria il primo romanzo di Quentin Tarantino: C’era una volta a Hollywood. Che solo romanzo non è, perché mescola novelization di quello che è uno dei migliori film del regista di Pulp Fiction, sceneggiatura e romanzo [anche] western.
Oltre a inserire neanche troppo tra le righe tanta della personalità e dell’ossessione cinematografica dell’autore, soprattutto all’interno di uno dei personaggi, lo stuntman Cliff Booth [il personaggio affidato a Brad Pitt nel lungometraggio] che dovrebbe essere spalla e personaggio appena secondario al protagonista Rick Dalton [nel film lo interpreta Leonardo DiCaprio ed è davvero difficile immaginarsi i due con volti che non siano quelli che gli hanno dato perfetta concretezza su grande schermo], ma che soprattutto nel libro più di una volta gli ruba l’attenzione del lettore, proprio grazie al fatto che fra i due sia quello più sfaccettato e che Tarantino usi spesso la sua voce per raccontare la Hollywood degli anni ’60 e il suo modo di vedere il cinema.
Ancora una non-coincidenza vuole che il libro di uno dei più grandi storyteller contemporanei sia dedicato “soprattutto” a Kurt Russel, che ha vissuto in prima persona la Hollywood raccontata da Tarantino e che, aggiungiamo, proprio in un suo film [Death Proof – A prova di morte] ha interpretato la parte di uno stuntman [folle e assassino].
Cosa ci troviamo a leggere, dunque, con C’era una volta a Hollywood? Una novelization, dicevamo, una adattamento letterario ma anche una sorta di strana e allargata sceneggiatura alternativa, che ci concede anche scorci di sceneggiature altre, quelle del western che Dalton è chiamato a interpretare, in un momento difficile della sua carriera, in cui è sopraffatto dall’alcool e destinato agli Spaghetti Western italiani che lui odia [anche se non li conosce per davvero].
Quel che è certo è che il primo romanzo di Tarantino ci racconta davvero tanto in più dei personaggi creati per il film, e il gioco con il lettore/spettatore è quanto mai vivo: il libro non tradisce la storia del film, ma la racconta in modo differente, eliminando dubbi, approfondendo questioni e caratteri personali, magari a discapito di altre situazioni raccontate in modo più allargato [o differente] nel film e di un climax finale roboante affatto ricercato all’interno del romanzo. L’incursione dei seguaci di Manson nella villa di Dalton, viene infatti raccontata durante il romanzo e in maniere abbastanza sbrigativa e a questa scena a cui ruba il posto una profonda quanto improbabile chiacchierata telefonica tra Dalton e la bambina-attrice con cui aveva diviso la scena qualche ora prima [questo personaggio, ad esempio, nel libro riesce ad acquisire assai più spessore].
Così come maggiore importanza acquistano anche momenti fondamentali del passato dei personaggi [quindi per certi versi il romanzo si fa anche prequel del film]: l’ex militare e ora stuntman su tutti, con il peso del presunto omicidio della moglie che gli grava sulle spalle, di cui Tarantino racconta davvero molto, allontanandosi dal mondo hollywoodiano che fa da location regina e che ci viene raccontato anche attraverso i momenti dedicati alle feste sfarzose di Polanski e Sharon Tate o – per mostrarci l’altro lato della medaglia – ai capitoli dedicati alla comune della Manson’s Family.
Il racconto non si fa ingabbiare all’interno delle quasi 300 pagine, ma procede libero mescolando linguaggio da B-Movie a storia del cinema, pulp e dramma, presente e passato, personaggi reali ad altri verosimili ma inventati, film realmente usciti in sala con altri che potrebbero arrivare da una dimensione parallela e che vorremmo aver visto.
Ecco proprio i momenti dedicati a questi “what if…” regalano al romanzo [e al lettore più cinefilo, chiaro] un respiro davvero ampio e freschissimo.
Luca Ruocco
C’ERA UNA VOLTA A HOLLYWOOD

Autore: Quentin Tarantino

Editore: La Nave di Teseo [www.lanavediteseo.eu]

Pagine: 398

Illustrazioni/Foto: No

Costo: 20 euro

InGenere Cinema

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