Home / Recensioni / Festival / IL SECONDO PRINCIPIO DI HANS LIEBSCHNER di Stefano Testa

IL SECONDO PRINCIPIO DI HANS LIEBSCHNER di Stefano Testa

Nel maggio del 2018 il regista Stefano P. Testa compra in un mercatino dell’usato a Bergamo una scatola contenente delle pellicole e delle videocassette amatoriali. La bobina più antica è datata 1963 e la videocassetta più recente 2012. Le etichette riportano la medesima calligrafia: Hans Liebschner.

Dopo aver esordito al lungometraggio con Moloch [2017], il regista bergamasco Stefano P. Testa presenta Fuori Concorso al Bergamo Film Meeting 2021 il documentario Il Secondo Principio di Hans Liebschner.

Johannes “Hans” Liebschner giunge in Italia sul finire della seconda guerra mondiale e s’innamora di Iole, una bergamasca, dalla cui unione nacquero cinque figli maschi. In cinquant’anni di vita Hans realizza il ritratto intimo di una famiglia unita, ma quando nel 2013 muore, i suoi film finiscono in un mercatino dell’usato.

Suddiviso in sei decadi temporali [1945-2019], Testa, in soli cento minuti, ripercorre l’intera vita del dentista italo-tedesco, un cineamatore che, come afferma lo stesso figlio Peter, non si è mai staccato dalla sua cinepresa girando più di cento ore di materiale.

I figli – Klaus, sensibile e caldo e Peter, freddo e distaccato – in conflitto tra loro sin da piccoli, narrano le immagini che vediamo scorrere sullo schermo. Il rumore della pellicola super8 del primo capitolo [1945-1969] sul rullo rappresenta alla perfezione l’increspatura dei loro rapporti con il padre austero. Un uomo rigido e severo ben rappresentato dalla lapide isolata e ricoperta da aghi di pino che Testa riprende e inserisce nel film.

Il secondo capitolo [1970-1979] si apre con delle diapositive ritraenti dei sorrisi sdentati. A ogni cambio di diapositiva il rumore del proiettore rievoca il suono di un trapano odontoiatrico. Testa introduce così il rapporto di Hans con il proprio lavoro e la sua famiglia. La svolta narrativa e visiva avviene nel quarto capitolo (1990-1999) quando udiamo per la prima volta la voce della moglie Iole, prima con un breve intervento e poi con un bel discorso in occasione dei loro cinquant’anni di matrimonio.

Nel quinto capitolo [2000-2009], con l’avvento del digitale, Hans inizia a montare i propri film al computer. I figli conducono la propria vita con le rispettive famiglie così Iole diventa il suo soggetto preferito. Il sesto e ultimo capitolo [2010-2019] mostra gli ultimi anni di vecchiaia vissuti da Hans e Iole, diventati oramai bisnonni. Una coppia di uccellini in gabbia, nel loro nido d’amore. Iole si aggrava, e una campana funebre echeggia nel cielo coperto. Dopo una vita passata a chiederle di sorridere in camera, Iole regala ad Hans il sorriso più vero poco prima della sua morte.

Un documentario intimo e storico allo stesso tempo come solo Testa sa realizzare. Il suo film attraversa alcuni dei momenti più delicati della storia del nostro paese come il dopoguerra e il sessantotto narrati attraverso l’innovazione tecnologica iniziata con la fotografia in bianco e nero e terminata con il 4k.

Giulio Golfieri [RATS]

IL SECONDO PRINCIPIO DI HANS LIEBSCHNER

Regia: Stefano P. Testa

Sceneggiatura: Stefano P. Testa

Produzione: Andrea Zanoli per Lab 80 film

Distribuzione: Lab 80 film

Anno: 2020

Durata: 88’

InGenere Cinema

x

Check Also

RIFKIN’S FESTIVAL di Woody Allen

Il 48esimo film di Woody Allen è già entrato nei nostri cuori. ...