I grandi restauri a Venezia 73: ZOMBI e UN LUPO MANNARO AMERICANO A LONDRA

zombiVenerdì 2 settembre, a mezzanotte, la sala Giardino, illuminata da un’inquietante luce rossa, ha ospitato la pellicola restaurata di Zombi, all’interno della sezione Venezia classici. Ad accompagnare la serata, insieme al consueto Barbera, sono stati Nicolas Winding Refn e Dario Argento.

Refn sale sul palco per primo per introdurre Dario Argento divertendo e fomentando il pubblico. Chiede se tutti conoscano l’inglese e al conclamato “Yes!” comincia con “Grazie davvero per l’opportunità di venire qui”. Ci tiene a ricordare quanto questa pellicola sia stata importante per la storia del cinema, facendo battute e giochi di parole: “Sono davvero onorato perché penso che è uno dei pochi film pop, a basso costo, un film che ci parla ancora, che ha dato forma al nostro futuro e ha creato Donald Trump”. Qui parte un applauso spontaneo e lui continua “Avete visto tutti questo film? Ok, dovete vedetelo ancora. Questa versione curata da Dario Argento è forse l’unico esempio di un film che ha due genitore, un padre e una madre.

Io non so chi è il padre e chi la madre… George o Dario. Ma è un buon modo per capire che a volte un film può avere due autori”. Infatti, come rispiegherà Argento, questo è un film nato da una collaborazione di due professionisti che sono riusciti a ispirarsi a vicenda e partorire Zombie. Detto questo Refn si focalizza su Argento, sottolineando come dovrebbe essere omaggiato da tutti “Questa sera noi celebriamo la storia di Dario, questo è un grande onore perché io sono la versione più piccola di Dario. Prima di farlo salire sul palco credo sia importante celebrare il fatto che sia uno dei più grandi registi italiani di tutti i tempi e uno dei più grandi registi del cinema, dovreste andarne fieri”. La tessitura delle sue lodi esplode nella proposta di dargli il Leone d’Oro, anzi si propone di farlo in quel momento, peccato che non ha la statuetta, allora che si faccia una consegna “virtuale”. Tutti insieme possono così celebrare la sua unicità e per questo chiede al pubblico di essere più rumoroso e la platea risponde a piena voce, un clamore che fa passare la parola dal giovane al veterano regista. Dario Argento è più conciso, non risponde al sarcasmo di Refn, ma ci tiene a ringraziarlo, così parlando:

14199612_1092912347428980_1869249875225579181_n“Questa sala rossa mi ricorda tante cose. È bellissima veramente. C’è qualcuno di voi che non parla italiano?

Questo film, è un film che abbiamo fatto io e Romero. Lui lo ha fatto come regista, poi io ho collaborato come sceneggiatore, come montatore, come autore delle musiche… quindi è molto importante nella mia carriera. Ho trovato degli amici, come fratelli. È la prima volta che due registi collaborano insieme per fare un film. E abbiamo fatto un lavoro importante insieme. Poi abbiamo fatto altri film. Ma questo è stato molto importante, poi ha rilanciato George nella sua carriera. Grazie a Nicholas che ha seguito la correzione del film. Grazie a tutti di essere qui. Siamo tutti un po’ commossi per questa serata con tutta questa gente. Grazie a Barbera di averci invitato”.

Inizia allora la proiezione e Zombi, che spiattella agli spettatori la verità del loro morboso consumismo asettico, è eterno, è un punto di riferimento di un genere e di una serialità che non lo prescinde e ora è anche giovane. La tecnologia ha aperto le strade agli effetti speciali, ma Zombi non lo potremmo mai immaginare diverso, è bello per i non-morti con il cerone e il sangue che zampilla denso e intenso. Può invece intervenire sulla qualità dell’immagine, che non cambia il film ma gli permette di bagnarsi nelle acque dell’eterna giovinezza: il 4k aumenta la nitidezza e la profondità, come trasformare un tessuto di lino ruvido in seta, liscia e brillante.

IMG_20160904_221939Dei grandi restauri presentati alla 73° mostra cinematografica di Venezia fa parte anche Un lupo mannaro americano a londra, proiettato in Sala Grande domenica 4 settembre. Presente in sala il regista John Landis con la moglie. Non ha parlato, ma saperlo lì, a pochi metri, non è cosa da poco e quando si è alzato per salutare l’applauso è stato incontenibile, tanto che con garbo il regista ha chiesto a tutti di sedersi. Così il protagonista della serata ha potuto avere tutti gli occhi addosso, la versione restaurata di Un lupo mannaro americano a Londra non ha deluso, suscitando emozioni per i ricordi degli anni 80, risate e anche paura, nonostante la sua età matura.

Federica Guzzon