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SUGAR MAN di Malik Bendjelloul

locandinaSe i gatti, come si suol dire, hanno sette vite, Sixto Rodriguez ne ha due.

I musicofili di tutto il mondo forse già lo conosceranno, ma l’artista è sconosciuto ai più e, certamente, molti si saranno domandati chi fosse, nel momento in cui si diffuse la notizia, lo scorso febbraio, del documentario vincitore del Premio Oscar: Sugar man  [che ha avuto inoltre diversi riconoscimenti a livello internazionale] dello svedese Malik Bendjelloul. É infatti intorno alla figura di Sixto Rodriguez che il documentario prende corpo, dando sin da subito l’impressione che il racconto filmico abbia dell’incredibile.

Il documentario è ancora in programmazione al Nuovo Cinema Aquila, ma fino a mercoledì 9 ottobre http://www.cinemaaquila.com/film/searching-for-sugar-man/.

Ma chi è Sixto Rodriguez? Erano gli anni ’60, e Sixto Diaz Rodriguez, americano di nascita ma di origini messicane, muratore e operaio di professione, si aggirava per le strade di Detroit armato di chitarra, solitario e schivo, fino a quando, nel 1970, riuscì a far incidere il suo primo album, Cold fact, al quale seguì, l’anno successivo, Coming from Reality, 1971.

Foto 3Sostanzialmente, il genere musicale scelto da Rodriguez era il rock, permeato però da elementi folk,  blues e pop. In America, nonostante i produttori discografici [come Steve Rowland ]videro in lui un talento che avrebbe potuto davvero raggiungere le vette più alte della notorietà, i due album non ebbero alcuna risonanza, e Rodriguez, d’un tratto, sparì.

Si diffuse ben presto la voce che, depresso per il fallimento subìto con i suoi due album, il cantante si puntò una pistola alla tempia durante un’esibizione, o che, addirittura, si diede fuoco. Quello che Rodriguez non sapeva, e che scoprì quarant’anni dopo, era che in Sud Africa i suoi dischi avevano avuto un successo clamoroso, e che era più conosciuto lui di Bob Dylan o Elvis Presley messi insieme. Rodriguez era riconosciuto come una vera star, e, soprattutto, era considerato una bandiera del popolo africano, che nelle sue canzoni ritrovava la lotta all’apartheid, alla dittatura, e a valori che nessun altro artista prima era riuscito così bene ad esprimere nel Sud Africa.

Foto 1Poiché uno dei suoi pochi ammiratori americani, Stephen Segerman, proprietario di un negozio di dischi, non credette mai alla leggenda circa la sua morte, con altri fan di Rodriguez si mise alla sua ricerca, partendo proprio dalle canzoni del cantautore per scoprire, dai luoghi citati nei suoi testi, dove potesse abitare. Ebbe così inizio una vera caccia al tesoro, che fu diffusa anche in rete col titolo Great Rodriguez Hunt, alla quale rispose una delle tre figlie del cantautore, dichiarando che il padre era ancora in vita, che faceva l’operaio, e viveva in una modesta casa a Detroit.

Sugar man è un documentario passionale, talmente realistico nella sua assurdità da sembrare inventato, perché è la storia di Rodriguez a parere falsata in quanto irrazionale.

Bendjelloul dirige un documentario che, se non tecnicamente, si contraddistingue per originalità e struttura. Il regista, infatti, articola il documentario in due tempi. Il primo, nel quale Rodriguez è avvolto da un’aurea misterica, grazie alla quale ci viene mostrato come un outsider, un “dio” sui generis, un artista incompreso che tutti a Detroit hanno visto aggirarsi timidamente, per poi svoltare con una seconda parte nella è Sixto Diaz Rodriguez a mostrarsi, in un finale che sembra una favola, con il suo approdo a Cape Town, finalmente, per una lunga tournée, commovente e affascinante. L’aspetto che viene fuori da questo toccante documentario è la saggezza di quest’uomo, che non ha mai cercato la gloria e al quale non interessava il fatto di poter diventare ricco e famoso, auspicandosi invece una carriera musicale molto intimista, dentro i cui testi la gente si potesse identificare. É l’anima di questo uomo timido e gentile, riservato e modesto [alla domanda: “Si rende conto del successo che ha in Sud Africa?”, risponde: “Non so cosa dire” ], ad emergere, quell’anima che il Sud Africa aveva compreso in canzoni di forte impatto come I Wonder, I tink of you, o Sugar Man, toccanti e sempre attuali.

Foto 4I suoi testi erano considerati un pericolo per la politica del Sud Africa, tanto che negli anni ’70 era intervenuta la censura a vietare i suoi dischi, divieto che non fu rispettato, e al quale la censura rispose, meschinamente, con l’incisione, sui dischi di Rodriguez, di graffi che avrebbero reso impossibile l’ascolto di alcune canzoni, ma ciò non arrestò l’ondata di successo che le sua canzoni continuarono ad avere in maniera così esplosiva per ben due generazioni.  Ed è dunque molto interessante il discorso che l’archivista Ilse Assmann fa a proposito del materiale documentario conservato presso un archivio a Cape Town.

Le domande che questo documentario pone sono tante, così come tante sono le considerazioni, a partire dalla mancata serietà del distributore Clarence Avant, a capo dell’etichetta discografica Sussex Records, che non sa rispondere alle domanda circa la destinazione dei soldi ricavati dallo straordinario successo in Africa, di cui il cantautore non era a conoscenza, fino ad arrivare ad una amara considerazione, e cioè che, nonostante ora Rodriguez sia ormai diventato famoso in America, e i suoi due album, pur se a scoppio ritardato, siano conosciuti, niente potrà riportargli indietro il suo passato e la sua giovinezza artistica.

Gilda Signoretti

SUGAR MAN

4.5 Teschi

Regia: Malik Bendjelloul

Con: Sixto Diaz Rodriguez, Stephen Segerman, Steve Rowland, Clarence Avant, Ilse Assmann, Dennis Coffey, Mike Theodore, Regan Rodriguez, Eva Rodriguez, Sandra Rodriguez, Craig Bartholomew Strydom

Uscita in sala in Italia: giovedì 27 giugno 2013

Sceneggiatura: Malik Bendjelloul, Stephen Segerman, Craig Bartholomew Strydom

Produzione: Red Box Films, Passion Pictures

Distribuzione: Unipol Biografilm Collection, I Wonder Feltrinelli Real Cinema

Anno: 2012

Durata: 86′

 

InGenere Cinema

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