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REVOLUTIONARY ROAD di Sam Mendes

Nel Connecticut, a Revolutionary Road, si consuma la borghese vita di una famiglia come tante: Aprile [Kate Winslet] e Frank [Leonardo DiCaprio] hanno una vita del tutto ordinaria, due bei bambini e una casa perfetta con giardino. Almeno così pensano i vicini. Il rapporto comincia a scricchiolare quando April non riesce più a sopportare una vita così riccamente monotona e vuole andare a vivere a Parigi; il marito, dopo aver accettato, si lascia convincere dalle lusinghe del suo datore di lavoro. Ma April non si dà per vinta.

Anni ’50, America conservatrice, speranze di vita che devono andare a braccetto con una società che guarda al futuro ma si fa custode di un sistema di valori antico. La middle class si osserva dentro ma non ha il coraggio di ammettere le sue vere volontà; lo straordinario combatte contro un ordinario fatto di arredo urbano a tutti i costi, ma povero di intenti. Bigottismi e moralismi che guardano alla forma meno che alla sostanza.

E April di sostanza ne ha da vendere: Sam Mendes le cuce attorno un personaggio incredibilmente intenso e di alto valore drammaturgico; e la Winslet, da grande performer qual è, lo ricambia con un’interpretazione che forse le avrebbe fatto meritare un Oscar tanto quanto nello stesso anno in The reader – A voce alta.

Vicino a lei un DiCaprio sopra le righe e altrettanto efficace, in grado di bilanciare le caratteristiche di un uomo sì innamorato di sua moglie e della voglia di evadere dalla tetra realtà, ma in fondo ancorato alle comodità di un lavoro che odia ma in cui riesce bene e a una rispettabilità sociale consolidata.

Un po’ come in American beauty, Mendes prende a colpi di piccone l’etica-non etica della media società borghese, che ne esce a pezzi. Ma se nel suddetto il disappunto di vivere in una tale gabbia dorata veniva filtrato con sopraffina ironia da Kevin Spacey, in Revolutionary road prevalgono i toni drammatici.
Complementari ma importanti anche due altri personaggi: quello di Kathy Bates, che incarna il prototipo dell’anziana donna, strenua fautrice delle maniere affettate e ipocrite e, soprattutto, quello di Micheal Shannon, il quale ha anche guadagnato una nomination agli Oscar in questo caso. Insomma, Mendes sta dicendo che in una società patologicamente colpevole l’unico a vedere le cose per quelle che sono è un sofferente psichico in bilico fra domicilio e clinica, l’unico onesto. Gli altri sono attori di un teatro dell’assurdo dove le apparenze la fanno da padrone.

Il film si apre a ventaglio in tanti sottotesti e il regista è un grande cerimoniere nel metterli assieme, sorretto tra l’altro da un occhio di regia fantastico, una fotografia altrettanto valida e delle musiche ottime. La telecamera s’insinua come un voyeur inveterato nelle pieghe non solo di queste abitazioni residenziali tutte uguali, ma ne scova particolari che si fanno sostanza artistica. Le luci si fanno maggiormente colorate negli esterni e più cupe e tetre negli interni, a sottolineare una dicotomia fra l’ambiente e il cuore degli uomini.

Revolutionary road tratta di crisi della società, di individui che non riconoscono nemmeno la loro mediocrità, ma anche di crisi di coppia, di fragilità di legami affettivi, del complicato rapporto fra sogno e realtà, del fallimento dell’uomo che cela i suoi veri bisogni in virtù di un benessere sociale solo apparente.

DiCaprio e la Winslet si ritrovano anni dopo Titanic ed è magia pura verso un crescendo patemico che si chiude con un finale assolutamente meraviglioso.

L’opera è tratta dal libro omonimo di Richard Yates ed è stata distribuita in Italia dalla Universal Pictures nel gennaio 2009. Il DVD è distribuito dalla Paramount Pictues.

Alessio Bacchetta

 

Regia: Sam Mendes

Con: Leonardo DiCaprio, Kate Winslet, Michael Shannon. Kathy Bates

Sceneggiatura: Justin Haythe

InGenere Cinema

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