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IN TIME di Andrew Niccol

intime1Siamo in un futuro ipotetico, di un luogo ipotetico, ma poco importa. Quello che conta è che i protagonisti siano uomini e la società in cui si muovono quella umana.

Finalmente l’uomo è riuscito a sconnettere il gene dell’invecchiamento all’interno della catena del suo DNA, fermando l’invecchiamento di uomini e donne all’età di 25 anni, con evidenti ripercussioni sulla società.

Non tutti però possono accedere a questa fonte di immortalità. La moneta corrente, infatti, è il tempo e, come nella nostra società, c’è chi ne ha molto e chi ne ha poco. Ovviamente, se il tuo tempo è pari a zero… sei morto!

Will Salas [Justin Timberlake] vive nel ghetto ai margini del lusso e delle città splendenti, dove la violenza dilaga, dove il costo della vita è sempre più alto, dove fare un mutuo è impossibile, se non indebitandosi fino al collo e trasferendo questo debito sulle spalle dei propri figli, e dove a fronte di questo continuo aumento dei prezzi [sempre in termini di tempo], si verifica un abbassamento dei salari.

Ma quello che più fa ribrezzo è il cinismo delle persone che corrono a destra e sinistra per guadagnare o rubare quello che, invece, dovrebbe essere un diritto di tutti, vale a dire una vita dignitosa.

intime2Da un giorno all’altro la vita di Will cambia; come il fortunato estratto della lotteria di capodanno, egli riceve in dono da uno sconosciuto non un mese, non un anno, bensì un secolo di vita di cui disporre a suo piacimento.
Questo dono sconcertante da una scossa alla sua vita: è il colpo di reni che fa alzare la testa allo schiavo solo allo scopo di poter finalmente guardare negli occhi il suo padrone e riprendersi tutto quello che gli appartiene, non solo per lui e per i suoi cari, ma per tutti quelli che lottano per arrivare a fine giornata.
Per fare ciò si reca nel tempio dell’alta società, da dove proviene lo sconosciuto filantropo, dove regnano modi e costumi totalmente opposti a quelli del ghetto.

Nell’alta società il tempo a disposizione è talmente tanto che ci si può permettere di sprecarlo, annoiarsi è un lusso a loro concesso e Will comprende anche perché il suo benefattore abbia deciso di porre fine alla sua esistenza, subito dopo avergli lasciato la preziosa eredità.

Una vita senza uno scopo, se non quello della fame di potere in senso assoluto, una vita passata ad annoiarsi, non rendono l’essere umano degno di questo nome, tanto quanto una vita passata a rincorrere i secondi, i minuti e le ore che compongono una giornata.

La morale di tutto è, quindi, che è il sistema generale a difettare, a essere un gioco dove non ci sono né vinti e né vincitori, perché tutti e due gli schieramenti hanno bisogno del loro contraltare, del loro nemico per esistere.
Il problema di questo film, a nostro avviso, è che questo messaggio è talmente evidente da risultare banale e scontato, proprio perché questo tipo di società è sotto gli occhi di tutti, ed è palese fin dalle prime inquadrature che la società rappresentata nel film è la caricatura della nostra, perciò anche se il messaggio di fondo è molto importante nell’enunciazione perde di forza.

Paolo Corridore

 

Regia: Andrew Niccol

Con: Justin Timberlake, Amanda Seyfried, Cillian Murphy

Uscita in sala in Italia: venerdì 17 febbraio 2012

Sceneggiatura: Andrew Niccol

Produzione: Eric Newman, Marc Abraham

Distribuzione: Medusa Film

Anno: 2011

InGenere Cinema

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