Home / Recensioni / Animazione / IL FIGLIO DI BABBO NATALE di Sarah Smith

IL FIGLIO DI BABBO NATALE di Sarah Smith

Il-figlio-di-babbo-natale1Spesso si è portati a pensare, leggendo fugacemente la trama di un film, all’apparenza scontata, che sia meglio evitarne la visione. Si tratta di un atteggiamento che non sempre ha ragione di esistere. Di notevole portata, e meritevole di elogi, è Il figlio di Babbo Natale [2011, titolo originale Arthur Christmas], esilarante cartone in 3D, firmato da Sarah Smith.

Il figlio di Babbo Natale, al di là  dell’uso  intelligente della terza dimensione, mai sprecata, merita approvazioni, e dunque considerazione, per l’acutezza con cui ridà vita al personaggio di Babbo Natale, da molto tempo cinematograficamente appannato. L’occasione per rimetterlo in gioco [insieme alla sua banda] è giunta. Babbo Natale, infatti, è circondato da un milione di elfi, suoi collaboratori, e dalla sua famiglia.

Babbo Natale è l’ultimo erede di una millenaria dinastia, perfettamente organizzata. Lo aveva preceduto suo padre, Nonno Natale, un vecchio dal cuore tenero, spiritoso, anche se un po’ troppo lamentoso, e con la passione per gli alcolici, che lo rendono elettrico.

È molto legato alle tradizioni, tanto da non accettare l’evoluzione tecnologica, che ha portato suo figlio, Babbo Natale, d’accordo col resto dell’organizzazione, a relegare in cantina la vecchia slitta e chiudere in una stalla le renne, in favore di una enorme astronave, la S-1, utilissima per compiere il giro di distribuzione dei regali a tutti i bambini del mondo. Sono gli elfi, con tanto di gadget al seguito, ripartiti il 13 squadre operative [di emergenza, di distribuzione, di imballo] a consegnare i regali in soltanto 18 secondi a bambino, lanciandosi come razzi dalla S-1.

Il-figlio-di-babbo-natale2Il primogenito di Babbo Natale e Mamma Natale [la First Lady del Polo Nord], Steve, gestisce l’intera squadra, in attesa di ereditare il mestiere del padre, che, ormai molto anziano, è vinto dalla pigrizia, così da relegare al figlio ogni compito. Steve, per quanto sia molto capace nel ruolo di principale, è però privo di sensibilità, a differenza del fratello Arthur, impegnato nel reparto lettere. Il figlio più giovane è molto preso dal suo lavoro, tanto da leggere ogni lettera con lo stesso spirito con cui ha letto la prima, emozionandosi e non mancando di dare una risposta. Anche la lettera di Gwen, una bambina desiderosa di ricevere una bicicletta, e curiosa di sapere come mai su Google Maps non sia rintracciabile la casa di Babbo Natale, intenerisce Arthur. Malauguratamente, però, nella notte tra il 24 e il 25 dicembre, la squadra di elfi dimenticherà di recapitare il regalo proprio a Gwen. Sarà Arthur, in barba all’egoismo di Steve, che ammette l’errore, ma non se ne dispiace, e a Babbo Natale, che ha perso ogni entusiasmo, a farsi carico, con Nonno Natale e l’elfo Bryory, della situazione. Per l’occasione ecco che viene rispolverata la vecchia slitta, a bordo della quale i tre affronteranno strambe situazioni, tutto a tempo di record.

Molto divertente è lo scontro generazionale che attraversa tre generazioni: quella di Nonno Natale, di Babbo Natale, e dei suoi due figli. Nonostante le notevoli evoluzioni scientifiche odierne, però, il rapporto con il passato non è mai ignorato, come dimostra la riscoperta della slitta, che Nonno Natale è pronto a guidare, più che altro per sfidare la S-1.

Il figlio di Babbo Natale regala gag esilaranti, e la risata è certamente assicurata, dall’inizio alla fine. Il lavoro dell’intera troupe, dalla regista Smith al coregista Barry Cook, dallo sceneggiatorePeter Baynham al compositore musicale Harry Gregson – Williams, dallo scenografo Evgeni Tomov [la cui fase di sviluppo si è svolta in Inghilterra e in America] al grafico Tim Watts, ha senz’altro beneficiato di una cospicua dose di sinergia, che ha reso geniale questo cartone, tanto da non fargli mancare nulla.

Il figlio di Babbo Natale è un cartone eccentrico, dotato di un’estetica spettacolare e giocosa.

Ciò che si premia è indubbiamente l’originalità che vi presiede. Vale davvero la pena andarlo a vedere, da domani, 23 dicembre, al cinema.

Gilda Signoretti

 

Regia: Sarah Smith

Con: James McAvoy, Bill Nighy, Jim Broadbent, Hugh Laurie

Uscita in sala in Italia: venerdì 23 dicembre

Sceneggiatura: Peter Baynham, Sarah Smith

Produzione: Aardman Animation

Distribuzione: Warner Bros. Pictures Italia

Anno: 2011

Durata: 98’

InGenere Cinema

x

Check Also

Andrea Guglielmino torna su SAMUEL STERN con IL QUINTO COMANDAMENTO

Andrea Guglielmino, critico, giornalista cinematografico, amico dell’Horror e di InGenereCinema.com, nonché scrittore ...