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GODZILLA E KONG – IL NUOVO IMPERO di Adam Wingard

Con un kaiju movie di casa Toho fresco di Oscar per i Migliori Effetti Speciali [Godzilla Minus One del 2023], la declinazione made in USA del re delle lucertole radioattive torna a far danni nel quinto capitolo del MonsterVerse, direttamente collegato al precedente Godzilla vs. Kong [del 2021]. Al timone Wingard, lo stesso regista che aveva fatto scontrare i due Titani tre anni fa anche se, a dire il vero, in questo caso Godzilla è un mostro decisamente secondario. Nonostante sia nominato per primo nel titolo, il film si presenta come una storia decisamente kongcentrica che prende il via proprio raccontando l’ambientamento difficile del gigantesco gorilla all’interno della Terra Cava dove è stato trasferito, con il supporto della Monarch, soprattutto per evitare che si incontri con il suo acerrimo nemico rettile.

Godzilla, nel frattempo, è rimasto in superficie: vive nelle acque oceaniche, quando non deve tornare a galla per combattere qualche altro titano arrivato a far danni e, in casi come questi, non può fare altro che unirsi alla festa e radere al suolo qualche città nel tentativo di eliminare il nuovo pericoloso super mostro.

Godzilla e Kong – Il nuovo impero segna inoltre una presa di posizione a quanto pare definitiva per quanto riguarda l’orientamento del mood del MonsterVerse: ritornando indietro di 10 anni fino al Godzilla di Gareth Edwards, infatti, colpisce innanzitutto il differente bilanciamento della “quota mostri” all’interno della pellicola. Se nei primi momenti filmici della saga, infatti, il pubblico poteva lamentare uno sbilanciamento a favore dei fatti umani, considerati ingombranti se non addirittura noiosi, oggi la situazione è sostanzialmente ribaltata. Gli umani ci sono ancora, è vero: ritroviamo la dottoressa Illen Andrews [Rebecca Hall] e la figlia adottiva Jia [Kaylee Hottle], ultima appartenente della tribù Iwu rimasta in vita. Ma ritorna anche il blogger complottista Bernie Hayes [Brian Tyree Henry] e alla brigata si unisce Trapper [Dan Stevens], un veterinario che sembra l’incrocio tra l’Owen Grady di Jurassic World e lo Star-Lord de I Guardiani della Galassia [quindi perché non affidare il personaggio a Chis Pratt?]. Ma le differenze sostanziali nel modo in cui vengono trattate le vicende da umani sono due: innanzitutto sono percentualmente in discesa libera e del tutto ininfluenti rispetto al procedere della storia raccontata, e non è cosa da poco che nel film sia più importante la sostituzione di un dente di Kong rispetto ad una sorta di rito di passaggio all’età adulta di Jia. Il “lato umano” della vicenda ha poi perso qualsiasi tipo di serietà [o seriosità] per lasciare spazio a un’atmosfera quasi sempre allegra, quando non proprio grottesca o caricaturale.

Il MonsterVerse si è trasformato in un universo cartoonesco dove ormai la scienza che doveva spiegare e dar concretezza a creature immaginarie è diventata meno che un pretesto e, come in verità era già successo coi kaiju originari nipponici, i film diventano solo le arene dove far scontrare enormi giocattoli sempre più commercialmente accattivanti.

Di buono c’è che un appassionato di “film coi mostri” ha davvero tanto da guardare: a partire dai due protagonisti che presentano anche singolari quanto non proprio centrate varianti [Godzilla con luminescenza rosa e radioattività centuplicata e un Kong potenziato di un tutore meccanico per uno degli arti superiori, oltre che di dente finto], per poi allargarsi a nuovi kaiju rettiloidi, la protettiva falena Mothra e un intero branco di scimmie giganti, che comprende un Baby Kong dal pelo fulvo e un cattivissimo antagonista chiamato Scar King.

Con tutti questi mostri in ballo è chiaro che l’intento di Wingard sia quello di abbassare qualsiasi pretesa di trama, per portare su grande schermo un enorme cartoon in CGI in cui i Titani si scontrano di continuo [anche senza forza di gravità], magari su sfondi riconoscibili come la Piramidi d’Egitto, San Paolo del Brasile o addirittura Roma, che non solo diventa luogo di distruttivi scontri che ne deturpano per sempre buona parte del centro storico, ma vede il Colosseo trasformarsi nella cuccia preferita di Godzilla.

E se un mostro nel Colosseo non può che portarci a A 30 Milioni di km dalla Terra [1957], i riferimenti del film sono tanti e, oltre al già citato Jurassic World vanno anche dalle parti della nuova saga dei primati iniziata con L’alba del Pianeta delle scimmie [2011]. Sì, perché l’ingresso di Kong nella parte inesplorata della Terra Cava e la scoperta dei suoi simili, diventa presto la scintilla di una lotta per il dominio del branco e di questo “nuovo impero” annunciato nel titolo. Impero in cui Godzilla arriva da esterno e solo per sostenere, inizialmente suo malgrado, il gorilla gigante, ancora una volta sottolineando l’indirizzamento kongcentrico del tutto.

Cosa viene a mancare? Il senso stesso dei film di kaiju, che dietro ai grandi mostri distruttori riuscivano a nascondere e a raccontare le altrettanto enormi paure di società e epoche e che ora si riducono, probabilmente sempre in un gioco di specchio dei tempi, in qualcosa di estremamente ludico e dimostrativo, ma internamente vuoto. Ci si diverte a tratti, ma poi cosa resta?

Luca Ruocco

GODZILLA E KONG – IL NUOVO IMPERO

Regia: Adam Wingard

Con: Dan Stevens, Rebecca Hall, Brian Tyree Henry, Rachel House

Uscita in sala in Italia: giovedì 28 marzo 2024

Sceneggiatura: Simon Barrett, Terry Rossio, Jeremy Slater

Produzione: Legendary Entertainment, Screen Queensland, Warner Bros.

Distribuzione: Warner Bros. Italia

Anno: 2024

Durata: 115’

InGenere Cinema

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