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“Voglio portare sulle pagine di Dylan Dog l’inaspettato” – Intervista a Barbara Baraldi

Amici dell’Horror, sapete bene che sulle pagine della nostra Gazzetta della cultura horror e del fantastico abbiamo una serie di argomenti del cuore, di cui ci piace di tanto in tanto tornare a parlare. Uno di questi è di certo il mondo dell’indagatore dell’incubo, Dylan Dog, di cui abbiamo discusso nei momenti importanti, di evoluzioni e grandi cambiamenti.

Oggi torniamo proprio a Londra, in Craven Road numero 7, ma a rispondere al suono del campanello urlante sarà una nuova padrona di casa. Da qualche settimana, infatti, Barbara Baraldi è la nuova curatrice di testata e, dopo l’annuncio ufficiale della Sergio Bonelli Editore, ha già tenuto un primo incontro pubblico a Roma durante l’edizione 2023 di ARF!

Su InGenereCinema.com abbiamo già avuto modo di chiacchierare con Barbara, in occasione dell’uscita di altri suoi lavori a fumetti, ma anche subito dopo il suo ingresso nel gruppo centrale di sceneggiatori di Dylan Dog, proprio all’inizio del periodo di curatela di Roberto Recchioni, durato 10 anni.

Qualche accenno al “suo” Dylan, quindi, eravamo riusciti a carpirlo. Poi lo avevamo letto e visto in azione nelle storie che ha scritto.

Dopo una trilogia, voluta da Tiziano Sclavi e ideata da Claudio Lanzoni [di cui Barbara Baraldi ha firmato due albi], utile a “riportare Dylan Dog a casa” dopo anni di sconvolgimenti, il suo lavoro di curatrice inizierà già dal numero di giugno della serie regolare, ma dovremo aspettare Lucca Comics and Games per avere un albo pensato per dare l’inizio vero e proprio di questa che è stata battezzata come “la quinta stagione” dell’indagatore dell’incubo [prendendo in prestito il titolo di uno di un bell’albo  e facendo riferimento al numero dei curatori avuti finora].

Abbiamo avuto l’onore e il piacere di poter rivolgere direttamente alla nuova curatrice qualche domanda su quanto leggeremo nei prossimi mesi. Intanto per lei coniamo l’hashtag #barbarabaraldyd !

[Luca Ruocco]: Ciao Barbara, innanzitutto grazie del tuo tempo e complimenti per il tuo nuovo ruolo. La prima cosa che vorrei chiederti riguarda una delle dichiarazioni contenute nel video che ha ufficializzato il tuo incarico di curatrice. Hai affermato che l’horror tornerà in primo piano sulle pagine di Dylan Dog. Che tipo di orrore pensi che debba diventare protagonista delle storie del Dylan di oggi e, in generale, quale pensi sia il ruolo dell’horror per comprendere ed elaborare la paura nel mondo di oggi?

[Barbara Baraldi]: Viviamo in tempi strani, in cui l’orrore reale ci raggiunge attraverso molteplici canali: tv, stampa, social media e persino… le chat di gruppo. Eppure, abbiamo sempre meno strumenti per elaborarlo. Quasi non c’è il tempo per farlo. L’orrore simbolico, come quello che troviamo sulle pagine dei fumetti, e su Dylan Dog in particolare, lo paragono a una seduta di psicanalisi, di cui non ha di certo la solennità, ma ne ha l’effetto catartico. Nelle pagine di Dylan, tenendo conto della lezione di Tiziano Sclavi, non mancherà nessun tipo di orrore, da quello più splatter a quello di stampo più esistenzialista.

[LR]: Un’altra cosa che mi ha personalmente colpito tanto è sentirti descrivere il tuo rapporto con Dylan Dog da lettrice, prima ancora che da sceneggiatrice. Hai parlato dei dylaniati come di una famiglia. Hai detto che si è “dylaniati per sempre”. Io ero uno di quei ragazzini che negli anni ’90 avevano sempre un albo di Dylan nello zaino [in verità sono rimasto molto simile a quel ragazzino, da questo punto di vista] e penso che questo tuo modo di vivere Dylan Dog si sposi perfettamente con le intenzioni di Sclavi – dichiarate da SBE – di “riportare Dylan a casa”. Personalmente penso che Recchioni abbia fatto un buon lavoro: Dylan viveva un percepibile momento di stasi editoriale e con lui siamo tornati a fare rumore e ad aspettarci sorprese continue. Ora cosa dobbiamo aspettarci? Come descriveresti il Dylan Dog di Barbara Baraldi?

[BB]: La Trilogia del Ritorno ha sostanzialmente ripristinato il canone sclaviano e i “rapporti di parentela”, ma il treno delle sperimentazioni continuerà a viaggiare ad alta velocità, perché la staticità non è nel DNA del personaggio. La mia missione è di portare sulle pagine di Dylan, ogni mese, l’inaspettato.

[LR]: In cosa il tuo Dylan sarà in continuità con quanto fatto da [e con] Roberto e in cosa, invece, sarà decisamente differente? Mi interesserebbe conoscere anche la tua idea riguardo continuity e cicli, che abbiamo vissuto in questo periodo, sulla differenziazione delle testate, ma anche rispetto all’uso di personaggi comprimari…

[BB]: Una forma di continuità c’è sempre stata e continuerà a esserci, nel rispetto dei ritmi produttivi che variano da sceneggiatore a sceneggiatore e da disegnatore a disegnatore, e della necessità di preservare la preziosa polifonia di voci autoriali che è uno dei punti di forza della testata. Esattamente come ha sempre fatto Tiziano, ci saranno albi autoconclusivi, storie suddivise in più albi, albi che porteranno avanti una trama in continuità, anche a distanza di qualche mese… e poi ci saranno i cicli tematici, con albi autoconclusivi ma uniti da una tematica comune. Non amo il fan-service fine a se stesso, quindi mi preoccuperò che i comprimari siano utilizzati solo in maniera determinante per la trama.

[LR]: Dopo John Ghost immagino che avremo un altro o degli altri villain che proveranno a prendere il posto di Xabaras…

[BB]: Ci saranno nuovi villain e nuovi comprimari, che daranno linfa vitale e sostegno per l’architettura della serie nei prossimi anni. Ma ci saranno anche “ritorni” eccellenti, sfruttati in maniera del tutto inaspettata, all’insegna del rovesciamento di prospettiva.

[LR]: Ne “Il bottone di madreperla”, tua storia di esordio sul Color Fest del 2012, hai raccontato qualcosa di molto personale trasportandolo nel mondo dell’indagatore dell’incubo. Lo hai fatto poi e in maniera drammatica anche nella serie regolare. Per quanto riguarda questa interiorizzazione del personaggio, mi pare di capire che per te è fondamentale donargli qualcosa di personale, per raccontare al meglio l’incubo in modo forte. Hai fatto richieste a riguardo agli altri autori, giusto?

[BB]: Il DNA di Dylan è estremamente peculiare nell’ambito del fumetto mondiale. Non è un personaggio facile da maneggiare, anzi, e scriverlo richiede qualcosa di personale [come un brandello sanguinante di anima]. Non mi interessano storie “di mestiere”, ma storie che siano in grado di raccontare qualcosa di noi attraverso la lente dell’onirico e del simbolico. Le discussioni con gli autori sono già cominciate e, devo dire, sono state estremamente produttive.

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[LR]: Sei la prima curatrice donna in casa Bonelli, oltre che la prima padrona di casa di Craven Road. Nella storia di Dylan Dog molto spesso le donne hanno sempre avuto un ruolo di co-protagoniste. Come hai vissuto da lettrice e da autrice i ruoli femminili negli albi dell’indagatore dell’incubo?

[BB]: Quando ero ragazzina e le mie amiche erano innamorate di Dylan, io l’ho sempre considerato un fratello. Forse, anche per le diverse fobie che ho in comune con lui. In compenso, ho sempre avuto una fascinazione per alcune delle co-protagoniste degli albi di Tiziano, prima fra tutte Bree Daniels.

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[LR]: Starei qui a Craven Road per ore e spero di poter tornare a bussare di tanto in tanto, per puntellare il tuo lavoro e raccontarlo agli Amici dell’Horror di InGenereCinema.com. Ma per ora mi avvio alla chiusura chiedendoti qual è il primo Dylan Dog che hai letto e quale l’albo che ti è rimasto di più nel cuore.

[BB]: Il primo in assoluto non lo ricordo. Ma uno dei primi, e quello che mi è sempre rimasto nel cuore, è “Memorie dall’invisibile”, che considero al pari dei più grandi romanzi di narrativa che ho mai letto. E, all’epoca, leggevo almeno tre libri a settimana.

 

Luca Ruocco

Roma, giugno 2023

 

InGenere Cinema

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