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DIARI – DA SALVATORE GIULIANO A CARMEN: IL CINEMA DELLA RAGIONE (1961 – 1984) di Francesco Rosi

“Il regista è come un comandante di nave: ha una responsabilità personale, morale, economica, e il compito è portare la nave in porto, buono o malo tempo. Il paragone è vietato e retorico ma è così. E l’equipaggio non deve sapere nulla ma se è mal tempo lo vede”.

È questa una riflessione di un maestro del cinema: Francesco Rosi. Ormai gli appellativi, ahimè, come maestro, artista, si usano con estrema facilità, rivolti a tutti, basta che si abbia un po’ di popolarità.

Rosi è stato un genio creativo del cinema italiano, sempre attuale, grazie alle sue intuizioni non solo in ambito registico, scritturale, ma anche scenografico, culturale e sociale. I suoi film, vere e proprie opere d’arte, oltre che per la loro bellezza, per il loro valore e perché sono l’espressione del presente che raccontano, con i suoi simboli e le sue affinità con il presente.

Abbiamo parlato di lui diverse volte sul nostro portale, ad esempio in occasione dell’uscita in home video di un suo capolavoro, Le mani sulla città [1963] per merito di CG Home Video [qui https://www.ingenerecinema.com/2015/02/06/le-mani-sulla-citta-di-francesco-rosi/].

Abbiamo il piacere di tornare a parlare di Rosi, uomo e regista, a seguito dell’uscita di una preziosa pubblicazione, ovvero: Diari – Da Salvatore Giuliano a Carmen: il cinema della ragione [1961-1984], edito da La Nave di Teseo.

Si tratta di una raccolta dei diari di Rosi, quindi documenti originali compresi nella collezione del Fondo Rosi, donato dallo stesso regista al Museo Nazionale del Cinema prima della sua morte, il 10 gennaio 2015. A curare questa raccolta non poteva essere che lei, Maria Procino, fervida archivista, ricercatrice, curatrice, che vanta progetti culturali di grande levatura, curando ad esempio l’archivio di Eduardo De Filippo [ha lavorato con la compagnia Il Teatro di Eduardo], portando avanti ricerche storiche e documentarie per la realizzazione di mostre e convegni dedicati a personalità artistiche del mondo teatrale e cinematografico; impegnata inoltre in progetti di recupero e valorizzazione degli archivi di donne. La collaborazione di Procino con il Museo del Cinema di Torino per l’attività di riordino e inventariazione e catalogazione della documentazione del fondo Rosi è stata ed è essenziale per conoscere da vicino il regista prima di tutto come uomo e poi come “artigiano del cinema”.

Diari – Da Salvatore Giuliano a Carmen: il cinema della ragione [1961-1984] contiene tanti appunti dell’attività registica di Rosi, che per ogni film prendeva appunti sui suoi taccuini. Non si tratta di appunti tecnici, o meglio non solo. Il maestro, infatti, quando giungeva nei luoghi scelti con la troupe, si lasciava andare in descrizioni sulla morfologia del territorio, sulla distribuzione delle case, sull’accoglienza da parte della gente del posto, per poi passare alla descrizione delle giornate sul set, spesso faticose.

I diari di Rosi sono anche comprensivi di fotografie di famiglia e di scena, manifesti originali, schizzi di lavorazione, note.

Il regista nei suoi diari racconta il suo lavoro, quasi preventivando che un giorno questi suoi scritti potessero essere oggetto di studio e di riflessione da parte non solo di archivisti o ricercatori e studiosi, ma di lettori.

Rosi parla a sé stesso, esprimendo le sue emozioni e le sue paure, o l’angoscia che afferma di provare ogniqualvolta si trova a lavorare un film particolarmente intensi, come Cristo si è fermato a Eboli [1979], tratto dal bellissimo romanzo autobiografico di Carlo Levi [1945], con uno straordinario Gian Maria Volontè, di cui si sente tanto la mancanza. Ebbene, Rosi, nel capitolo dedicato a questo film, spiega tutte le difficoltà che ha incontrato sul set, una volta giunto nel materano, ma in particolare riflette sulla condizione di povertà della popolazione meridionale, sulle ragioni storiche e culturali della sua arretratezza, sull’assenza dell’imprenditoria nel meridione. Espone anche come sia intensa e importante la descrizione del confronto sociale e culturale tra il protagonista, Levi, e la gente del posto, arretrata, diffidente e inospitale, almeno in una prima fase.

Raccontare la società, l’uomo, le conseguenze delle azioni, imprenditoriali, politiche – ad esempio in Le mani sulle città, con una denuncia alla corruzione, alla cementificazione selvaggia, alla criminalità come in Salvatore Giuliano [1962] – è uno dei comandamenti del maestro. Nei suoi diari si sofferma anche sui personaggi dei suoi film, descrivendone con cura la personalità, come Salvo Randone, che descrive come un personaggio che “rappresenta l’indifferenza morale della pubblica opinione che s’indigna solo sulla pelle, ma non è un corrotto”.

Imbattersi in questo volume è un arricchimento personale e culturale, un incontro con l’uomo e l’artista che conferma non solo la sua saggezza, ma anche la profondità d’animo e professionalità. È un vanto per l’Italia aver avuto un regista così importante, che ha diretto tanti film molto diversi tra loro, destreggiandosi tra diversi Generi e mostrando di non avere alcun timore nel muoversi in tematiche scomode e comunque mai scontate.

Il volume è infine arricchito da contributi critici, e preceduto da una profonda introduzione di Procino che vi invitiamo a leggere, da una prefazione di Giuseppe Tornatore e da una presentazione commovente di Carolina Rosi, che ricorda la proposta fatta proprio a Procino di lavorare allo studio e alla trascrizione dei diari del padre.

Gilda Signoretti

DIARI – DA SALVATORE GIULIANO A CARMEN: IL CINEMA DELLA RAGIONE [1961 – 1984]

Autore: Francesco Rosi

Editore: La nave di Teseo [www.lanavediteseo.eu]

Pagine: 238

Illustrazioni/Foto: Si

Costo: 19,00 euro

InGenere Cinema

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