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QUANDO HITLER RUBÒ IL CONIGLIO ROSA di Caroline Link + MAIGRET di Patrice Leconte

CG Entertainment continua a proporre nuovi titoli home video per questo inizio 2023. Oggi vi parliamo di due titoli molto diversi tra loro, ovvero Quando Hitler rubò il coniglio rosa di Caroline Link [Nowhere in Africa] e Maigret di Patrice Leconte.

Partiamo dal primo. Uscito in occasione della Giornata della Memoria, di cui non si parla mai abbastanza.

Tratto dal romanzo omonimo di Judith Kerr, pubblicato nel 1971, Quando Hitler rubò il coniglio rosa racconta la vera storia di Kerr, che all’età di nove anni fu costretta nel 1933 a lasciare Berlino con la sua famiglia, in quanto di origine ebraica.

Berlino, 1933. Hitler, nominato cancelliere del Reich tedesco, e di lì a poco otterrà pieni poteri e il controllo dello Stato, dopo che, nelle ultime elezioni libere, il nazismo non riesce a ottenere la maggioranza dei seggi, fermandosi al 43,9%. Anna Kemper [Riva Krymalowski] ha nove anni e vive una infanzia serena, con suo padre, il critico cinematografico Arthur Kemper [Oliver Masucci], sua madre Dorothea [Carla Juri], di professione pianista, e il fratello maggiore Max [Marinus Hohmann]. Suo padre è ricercato dai nazisti, perché ebreo e socialista, e quindi lascerà per primo Berlino per raggiungere la Svizzera, dove lo raggiungerà la famiglia. La Svizzera sarà solo il primo posto dove si rifugeranno, per poi trasferirsi in Francia e poi in Gran Bretagna.

Quando Hitler rubò il coniglio rosa è un film senza troppe pretese, semplice nella sua struttura… forse troppo. Si ha la sensazione di essere davanti ad un prodotto televisivo, soprattutto a causa di una sceneggiatura, firmata da Link con Anna Bruggemann, troppo didascalica ed elementare, fatta di dialoghi un po’ puerili.

Se da un lato si può giustificare questa scelta pensando che sia un film destinato alle famiglie, dall’altro si avverte una semplicità eccessiva nella costruzione totale dell’opera, che risulta artificiale anche nelle relazioni tra i protagonisti. Se il film si basa sul racconto in prima persona di Anna, non riesce però ad essere realmente introspettivo. Non si percepisce il dolore di nessuno dei protagonisti, anche durante il loro peregrinare. L’unico rapporto sentito è quello tra Anna e la governante Heimpi [Ursula Werner], entrambe afflitte dal dolore per quella separazione così crudele, che Anna prova anche nella separazione dai suoi giocattoli, in particolare il suo coniglietto rosa, simbolo dell’innocenza perduta.

Passiamo a Maigret, ultima fatica di Patrice Leconte, tratto dal romanzo Maigret e la giovane morta di George Simenon.

Gerard Depardieu veste per la prima volta i panni del commissario Maigret, un poliziotto ormai invecchiato, sempre più cupo e appesantito dagli anni.

Sta indagando sull’omicidio di una ragazza [Clara Antoons] di cui non si conosce l’identità, certamente minorenne e con evidenti segni di denutrizione. Il suo corpo riporta cinque ferite da arma da taglio [non rinvenuta] all’addome e al torace, e una frattura cervicale, e l’unico dato che Maigret ha dell’assassino è che si tratta di una persona mancina. La donna al momento del decesso indossa un lussuoso abito bianco, e l’indagatore nota subito con l’anatomopatologo che l’abito stona con la biancheria intima, le scarpe e i gioielli di scarso valore. Inoltre la ragazza aveva assunto un quantitativo di alcolici considerevole.

Maigret si muove in una Parigi avvolta perlopiù da una luce crepuscolare, incontra persone che potrebbero aiutarlo a scoprire le generalità della vittima, e lo fa passando da un locale all’altro, aiutandosi con l’alcool a ragionare meglio sul caso. Una volta giunti all’identità della vittima passa poi a ricostruire le sue relazioni e al suo rapporto con l’assassino. Ad aiutarlo una giovane ragazza [Jade Labelle] che ha una fisionomia molto simile alla vittima e che con Maigret scoprirà un legame quasi da padre e figlia.

Maigret è un film oscuro, triste, dove tutti i personaggi, l’ispettore in primis, sembrano sussurrare per non fare troppo rumore. Leconte ci mostra un commissario amareggiato, stanco di vivere ma ancora appassionato al suo lavoro, sensibile e delicato, che parla lentamente e con molte pause, per nulla agile nei movimenti e disperatamente solo, privato anche della sua pipa per ragioni mediche. Lo vediamo camminare per Parigi con le sue spalle larghe e un’andatura affaticata.

Siamo davanti ad un film lineare, dalla sceneggiatura semplice, con un protagonista enorme che con la sua personalità arriva a coprire tutti gli altri personaggi, che risultano secondari e poco attraenti.

Di Maigret sono meravigliose le atmosfere in penombra, malinconiche, amare, tristi e fragili di una Parigi che condivide tutto con il poliziotto, in una simbiosi. Peccato che il film finisca a volte per annoiare, e non per un ritmo lento che invece è il suo punto di forza, ma perché non ci sono veri crescendo per tutta la sua durata, e non riesce davvero a catturare, per come è stato sviluppato.

Immenso Depardieu, che da solo ci traghetta nel finale, un finale in cui lo vediamo nuovamente procedere in strada da solo, con il suo cappotto e le sue spalle larghe.

In entrambi i DVD l’unico contenuto extra è il trailer.

Gilda Signoretti

QUANDO HITLER RUBÒ IL CONIGLIO ROSA

Voto film:

Voto DVD:

Regia: Caroline Link

Con: Riva Krymalowski, Oliver Masucci, Carla Juri, Marinus Hohmann

Formato: 16/9 2.39:1 Anamorfico

Audio: Italiano 5.1 Dolby Digital, Italiano 5.1 DTS, Tedesco 5.1 Dolby Digital

Extra: Trailer

Distribuzione: CG Entertainment [www.cgentertainment.it]

MAIGRET

Voto film:

Voto DVD:

Regia: Patrice Leconte

Con: Gerard Depardieu, Clara Antoons, Jade Labelle

Formato: 16/9  2.39:1

Audio: Italiano Dolby Digital 5.1/2.0 Originale dolby Digital 5.1/2.0

Extra: Trailer

Distribuzione: CG Entertainment [www.cgentertainment.it]

InGenere Cinema

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