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TENEBRE – SOTTO GLI OCCHI DELL’ASSASSINO: Intervista ad Antonio Tentori e Roberto Lasagna

Shatter Edizioni festeggia i 40 anni di Tenebre di Dario Argento con un corposo volume che Antonio Tentori e Roberto Lasagna dedicano proprio a questo thriller molto importante all’interno della filmografia del regista di Profondo rosso. Per presentare il libro e regalarci qualche input per una rilettura più attenta del film abbiamo incontrato i due autori

[Luca Ruocco]: Avete da poco portato in libreria con Shatter un volume di saggistica cinematografica dedicato a “Tenebre”, film del maestro Dario Argento che quest’anno celebra il suo quarantennale. “Tenebre” è un film importante all’interno della filmografia di Argento, perché segna un ritorno al thriller dopo aver scandagliato e raccontato una paura più misterica e orrorifica con “Suspiria” e “Inferno”. Qual è il Dario Argento che ritroviamo in “Tenebre”? Che tipo di regista è diventato, giunto a questo film?

[Antonio Tentori]: Un autore che ha dimostrato di padroneggiare con estrema eleganza e con uno stile personale le tematiche della paura, dal giallo all’horror e al thriller. Con un linguaggio cinematografico immediatamente riconoscibile e una cifra narrativa inconfondibile.

[Roberto Lasagna]: Con Tenebre troviamo un regista intenzionato a restituire le atmosfere dei suoi primi film e a voler sperimentare, grazie alla fotografia di Luciano Tovoli, grazie alle suggestioni antonioniane, grazie a un lavoro che riflette sulla scrittura del thriller e, stilisticamente, perviene a un film summa e ad un’apoteosi dei tratti autoriali di Dario Argento.

[LR]: Di che tipo di thriller parliamo, quando cerchiamo di raccontare “Tenebre”? Il percorso iniziato con la ‘trilogia degli animali’, con il balzo internazionale di “Profondo rosso” e poi con i primi due momenti di un’altra trilogia – quella delle ‘tre madri’ – aveva modificato la visione della costruzione del racconto di tensione per Argento? Quali sono i nuovi ingredienti che il regista propone in questo suo nuovo thriller?

[AT]: Sono cambiate senz’altro le tecniche di ripresa, sempre innovative e anticipatrici, non ritengo invece sia cambiato il modo di Argento nel raccontare la paura nelle sue varie declinazioni. Tenebre è un thriller inedito nel senso che, pur essendo una sorta di summa di elementi presenti nella ‘Trilogia degli Animali’ e in Profondo rosso, è calato in una dimensione quasi astratta, asettica, illuminata non a caso da una fotografia che predilige le tonalità chiare e contribuisce fortemente alla creazione di un film straniante e a tratti delirante.

[RL]: Parliamo di un thriller che ci cala in un inferno non metafisico, non fatto di streghe ma di ossessioni, quelle dell’autore cinematografico a confronto con il mondo degli assassini ma anche di chi critica e sanziona la letteratura e il cinema di genere relegandolo agli inferi dell’arte. Si tratta di un thriller puro, con grandi momenti di terrore e sequenze preparate nei minimi dettagli per rappresentare scene madre che si stagliano nella mente degli spettatori, ma anche di un thriller nuovo, che racconta la complessità della seduzione cinematografica, anche attraverso un lavoro sul testo letterario e su come il cinema lo adatta e lo riscrive. Ed è anche un film che parla dell’arte…

[LR]: Tra l’altro proprio in “Tenebre” – come spesso succede nei film più ispirati di Argento – non mancano nemmeno innovazioni in campo tecnico…

[AT]: Esatto. Il celebre esempio della Louma in questo senso è illuminante. Ma Argento dispiega anche altre inquadrature particolari, soggettive dell’assassino, dettagli inquietanti, oggetti ripresi in primo piano, per creare una indimenticabile dimensione del terrore.

[RL]: Ritorno velocemente all’utilizzo innovativo della Louma, una gru snodata che, comandata a distanza, permette inquadrature intentate fino a quel momento, veri tour de force come la celebre sequenza, di oltre due minuti, in cui la macchina da presa circumnaviga l’appartamento di Tilde e Marion, scrutandole dall’esterno della loro abitazione, per poi permettere all’assassino, alla sua presenza fantasmatica, di colpire. La tecnica e il linguaggio cinematografico in una felice simbiosi.

[LR]: Una delle cose più interessanti a livello concettuale è che le “Tenebre” del titolo non sono sinonimo di assenza di luce, anzi. Quali tenebre ci raccontano il film e il vostro libro?

[AT]: Alcuni delitti del film avvengono in pieno sole, altri di notte. Quelli alla luce del giorno sono i più spiazzanti, perché commessi tra la gente o in abitazioni ritenute sicure. L’aspetto che emerge dalle tenebre è la mente distorta di entrambi gli assassini, che sembrano essere complementari nella loro lucida follia.

[RL]: Sono le tenebre dell’anima, le tenebre della percezione, le tenebre della memoria. E le tenebre, evocative sin dal titolo, che per lo spettatore sono la cornice della rappresentazione onirica e iperreale che caratterizza il film.

[LR]: Nel vostro libro analizzate la figura e il movente dell’assassino nei vari film di Argento. Dando per scontato che i lettori di InGenereCinema.com abbiano già visto il film – visto che stiamo raccontando il vostro lavoro critico a riguardo –che tipo di assassino troviamo in “Tenebre”?

[AT]: Un assassino nella ormai classica iconografia argentiana: guanti neri, armi bianche, occhio dilatato dal male, respiro ansimante, telefonate minacciose, lettere minatorie. Ma l’abilità di Argento consiste nel mischiare all’interno della storia due personalità ben distinte: da una parte l’assassino ossessionato dal romanzo di Peter Neal al punto da voler eliminare quella che definisce la perversione umana, dall’altra lo stesso scrittore che invece scatena la sua violenza sanguinaria contro chi ritiene averlo tradito.

[RL]: Notoriamente, nel film ci sono due assassini, uno che prende il posto dell’altro, uno che completa il lavoro dell’altro. Ma questo “doppio” è una sorta di dialogo interno del film, tra i motivi del suo fascino e della sua enigmaticità ad ogni nuova visione.

[LR]: Il vostro libro parla del film a vari livelli: andate a snidare strade e location, fate una sorta di bodycount ragionato delle undici uccisioni presenti nel film, fino a creare un vero e proprio “alfabeto” di “Tenebre”. Innanzitutto, mi piacerebbe che mi raccontaste come è nata l’idea del libro e come vi siete divisi il lavoro di ricerca e stesura…

[AT]: L’idea del libro è venuta a Roberto, mentre si parlava di un progetto da scrivere insieme. Il resto è venuto da sé in maniera molto fluida e naturale. Pur non avendo mai scritto a quattro mani, abbiamo trovato fin da subito un’ottima intesa. I capitoli sono stati divisi in parti uguali e poi ognuno rileggeva il lavoro dell’altro, intervenendo con modifiche e suggerimenti. Il libro è stato un work in progress, specialmente riguardo le persone da intervistare. Ci siamo entusiasmati e, data la calorosa accoglienza dei primi ospiti, abbiamo deciso di allargare la cerchia dei contributi.

[RL]: L’idea del libro è stata di voler ritornare, a quarant’anni dall’uscita nelle sale, su uno dei film più innovativi di Dario Argento, forse non del tutto riconosciuto nella sua portata innovativa nonostante sia uno dei film di Argento più amati nel mondo. E di voler unire, alla nostra impostazione saggistica, l’investigazione, la ricerca di volti, luoghi, personaggi. Siamo allora andati alla ricerca dei protagonisti, degli operatori, di chi il film lo fece e fu coinvolto nel progetto di Argento condividendone lo spirito. E il libro ha beneficiato dell’originalità di numerosi contributi, interviste, omaggi, che testimoniano tutto l’entusiasmo ancora vivo in chi ricorda i momenti della realizzazione del film.

[Luca Ruocco]: Qual è stata la parte più difficile da strutturare e scrivere e quale vi ha regalato scoperte nuove, rispetto al vostro bagaglio argentiano di partenza?

[AT]: Nessuna parte difficile. È stato invece fondamentale vedere più volte Tenebre durante la stesura, trovando ogni volta nuovi punti di vista e nuove sfaccettature che hanno reso il lavoro particolarmente interessante. Tutte le interviste e i contributi sono stati preziosi e ognuno ha donato qualcosa di personale al testo.

[RL]: Scrivere il libro è stato stimolante, grazie all’incontro con Antonio Tentori con cui ho condiviso un’appassionante comunione di intenzioni e punti di vista. Parti particolarmente difficili da affrontare… non direi. Certo, è stato un viaggio tra ipotesi e interrogativi, poi in gran parte svaporati man mano che il lavoro procedeva e si sviluppava. Un certo brivido accompagnò l’attesa di poter intervistare John Steiner, il raffinato attore da tempo non si occupava più di cinema, il quale, dopo un nostro contatto, infine ci richiamò, regalando al libro una bella e sorridente intervista.  Purtroppo, è diventata anche la sua ultima.

 

[LR]: Il volume si chiude con una interessante sezione dedicata a interviste, ricordi e dichiarazioni di chi ha lavorato al film, ma anche di nomi noti del nostro horror, anche indie. C’è una testimonianza in particolare che volete condividere con i lettori di InGenereCinema.com?

[AT]: Senz’altro l’intervista a John Steiner. Un attore memorabile e un uomo di una gentilezza e simpatia come pochi altri.

[RL]: L’intervista a John Steiner, purtroppo recentemente scomparso. E poi tutti i numerosi ricordi di collaboratori e interpreti, i testimoni e i cineasti che hanno partecipato, ciascuno, con un contributo importante o significativo al nostro libro.

[LR]: Grazie davvero. Per il vostro lavoro e per la bella chiacchierata.

[AT]: Grazie a te Luca e a InGenereCinema.com.

[RL]: Grazie. Scrivere il libro su Tenebre è stato un lavoro di complicità e precisione, al servizio della chiarezza e del lettore.

 

Luca Ruocco

Roma, novembre 2022

InGenere Cinema

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