L’UFFICIALE E LA SPIA di Roman Polanski

Il 5 gennaio 1895, il Capitano Alfred Deyfus, promettente ufficiale, viene degradato e condannato all’ergastolo all’Isola del Diavolo con l’accusa di spionaggio per conto della Germania. Fra i testimoni di questa umiliazione c’è Georges Piquart, che viene promosso a capo della Sezione di statistica, la stessa unità del controspionaggio militare che aveva montato le accuse contro Dreyfus. Ed è allora che si accorge che il passaggio di informazioni al nemico non si è ancora arrestato. E se Dreyfus fosse stato condannato ingiustamente? E se fosse la vittima di un piano ordito proprio da alcuni militari del controspionaggio? Questi interrogativi affollano la mente di Piquart, ormai determinato a scoprire la verità anche a costo di diventare un bersaglio o una figura scomoda per i suoi stessi superiori.

Approcciarsi ad un film come L’ufficiale e la spia di Roman Polanski non è cosa facile. Lasciando da parte le ricorrenti e gravi vicende personali e concentrandoci soltanto sulla materia cinematografica, i film come questo sembrano imporsi ai nostri occhi in maniera granitica e autoritaria, come dei monumenti storici che emanano potenza e generano uno spontaneo rispetto.

È la stessa sensazione che si ha, facendo un esempio vicino nel tempo, nel vedere The Post di Steven Spielberg. Le similitudini tra i due film sono molte.

In primo luogo sono opere realizzate da due grandi registi [tra i più grandi degli ultimi cinquant’anni] nella parte finale della loro carriera, in un momento di maturità artistica in cui sembrano aver affinato in maniera estrema la loro tecnica e il loro modo di narrare in modo specifico, preciso, chirurgico.

Sono opere che prendono di petto un avvenimento storico di grande peso e complessità, attuano una ricostruzione storica accuratissima, semplificano senza banalizzare gli aspetti più ostici e gli danno una forma e una spinta appassionante dal punto di vista del racconto.

Hanno entrambi un aspetto esteriore freddo [anche dal punto di vista della fotografia] ma sono animati da grande vitalità e passione. Esemplificativa da questo punto di vista in L’ufficiale e la spia è la scena iniziale: Dreyfus viene disonorato di fronte all’esercito e al popolo, schiacciato dalla vastità dei poteri che lo circondano, sovrastato da un cielo grigio e con i piedi piantati nel fango, ma la sua reazione non è pietosa o rassegnata, ma orgogliosa e viva.

Ma Polanski e il co-sceneggiatore Richard Harris decidono di non raccontare la storia dal punto di vista di Dreyfus, rinchiuso sull’Isola del Diavolo, perché “la sola storia che avremmo potuto raccontare sarebbe stata la storia della sua sofferenza”; al contrario, il punto di vista scelto è quello di Picquart, il punto di vista che ha a che fare con gli ambiente del potere, della politica, dell’esercito e dell’aristocrazia, un punto di vista non semplice visto che gran parte di quella società si trovava dietro la barricata antisemita. Anche nel personaggio di Picquart ci rendiamo conto di non trovare molta simpatia per Dreyfus, ma la storia riguarda una presa di coscienza, l’acquisizione di consapevolezza di fare ciò che è giusto, non ciò che è comodo o semplice.

Proprio come la scelta di schierarsi di Zola, con il suo j’accuse che dà il titolo al film.

Storie di speranza, ma anche di uomini soli, o quasi, che si ritrovano a combattere battaglie enormi in inferiorità numerica, mentre tutto il mondo sembra marciare nel verso opposto. E se la battaglia viene vinta, come viene mostrato nell’ultima scena, le cicatrici e le macerie non possono essere cancellate.

Egidio Matinata

L’UFFICIALE E LA SPIA

Regia: Roman Polanski

Con: Jean Dujardin, Louis Garrel, Emmanuelle Seigner, Grégory Gadebois

Uscita in sala in Italia: giovedì 21 novembre 2019

Sceneggiatura: Robert Harris, Roman Polanski

Produzione: Legende, R.P. Productions con Eliseo Cinema, Rai Cinema, Gaumont, France 2 Cinema, France 3 Cinema, Kinoprime Foundation, Kenosis, Horus Movies e Ratapac

Distribuzione: 01 Distribution

Anno: 2019

Durata: 126’