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OUIJA – L’origine del male di Mike Flanagan

ouija2_1Lo scorso anno Ouija, il film di Stiles White [scuderia Blum House], aveva lasciato l’amaro in bocca in un’annata cinematografica horror che aveva davvero poco da raccontare ad un pubblico in cerca di qualcosa di nuovo o, per lo meno, interessante… Un horror da cassetta, insomma, che si distanziava da saghe contemporanee e di successo – leggi Insidious e The Conjuring – unicamente dall’aver accentrato tutte le attività spiritiche e malefiche fra le lettere di una tavoletta spiritica Ouija.

Ci si sarebbe potuti fermare lì, ma no. Qualcuno ha pensato bene di regalare un secondo respiro ad una saga già priva di vita, con almeno una sicurezza in mano: sarebbe stato davvero difficile creare qualcosa di anco meno interessante.

Ma in produzione hanno preteso una sicurezza in più, passando il progetto nelle mani di Mike Flanagan che, nel bene e nel male, qualcosa di un po’ interessante ha saputo mostrare almeno in Somnia.

E allora ecco Ouija – L’origine del male, che come denuncia l’estensione del titolo riporta la storia indietro nel tempo con un prequel che, in soldoni, gioca innanzitutto la carta vincente utilizzata nella saga di The Conjuring da Wan: spostare la narrazione in un periodo dal fascino vintage.

ouija2_21967: abbiamo tre protagoniste. Una mamma, vedova, e due figlie: la prima adolescente, l’altra poco più che una bambina. Per sbarcare il lunario la donna si improvvisa medium e, nella sua casa, mette su una sorta di baraccone da ciarlatana dove, proprio grazie all’aiuto delle due figlie, convince la gente di poter entrare in contatto con i propri cari defunti in cambio di pochi spiccioli.

La finzione delle tre si interrompe bruscamente quando la donna porta in casa proprio una tavoletta Ouija che da subito attira l’attenzione della figlia più piccola. Da qui in poi la strada è in discesa e quindi via di bambina che parla con presenze che può vedere solo lei [dopo aver contravvenuto involontariamente alle tre regole base per l’utilizzo sicuro della tavoletta… sì, non giocare da soli, dire sempre “addio”, eccetera], strani eventi notturni che iniziano a terrorizzare le tre protagoniste, possessione ed esorcismo.

ouija2_3Lo sguardo al passato, però, non dimostra la stessa forza e la stessa attenzione [fatta di dettagli, colori, oggetti, canzoni] di quello di Wan; tutto è accessorio e dal sapore non del tutto centrato.

Niente di buono quindi? No, non proprio. Certo si rimane nella mediocrità, ma Mike Flanagan e Jeff Howard, co-sceneggiatore, riescono ad allargare il panorama della storia di possessione facendogli piantare le radici nientemeno che nella follia nazista, regalando allo spettatore un punto di vista un tantino diverso.

ouija2_4Ma è abbastanza, perché in un gioco fatto di cliché e tentativi di emulazione, Ouija – L’origine del male dimostra di non aver davvero niente da raccontare, se non qualcosa di già rimasticato e digerito. E anche lo spavento sembra essere un optional a cui un horror come questo possa aver deciso di rinunciare, in cambio di una sequela di scene e habitat davvero ripetitivi [lenzuola che si spostano da sole, bocche spalancate, occhi bianchi, camminate sulle pareti, spiriti malfatti in digitale]. Il finale, almeno, non è di quelli buonisti da libro del catechismo!

Luca Ruocco

OUIJA – L’origine del male

2 Teschi

Regia: Mike Flanagan

Con: Elizabeth Reaser, Annalise Basso, Lulu Wilson, Henry Thomas, Parker Mack

Uscita in sala in Italia: giovedì 27 ottobre 2016

Sceneggiatura: Mike Flanagan, Jeff Howard

Produzione: Allspark Pictures, Blumhouse Productions, Hasbro, Platinum Dunes

Distribuzione: Universal Pictures

Anno: 2016

Durata: 99’

InGenere Cinema

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